Draghi e Collison (Stripe) lanciano Rhine Group per rilanciare la crescita in Europa
- 25 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
È una questione di potere economico e, in ultima istanza, di sovranità: una Europa che cresce poco dispone di risorse limitate per finanziare settori considerati essenziali — difesa, sanità, pensioni, istruzione, transizione climatica e protezione sociale. Se la stagnazione si protrae, il problema assume connotati politici e strategici difficili da ignorare.
Il contesto internazionale
Negli ultimi decenni l’ordine economico globale ha offerto condizioni relativamente favorevoli: commercio multilaterale in espansione, un ruolo di garanzia della sicurezza garantito in larga parte dagli Stati Uniti e interdipendenze percepite come gestibili. Oggi quel quadro è mutato: gli Stati Uniti hanno mostrato atteggiamenti più protezionistici, la Cina è diventata un concorrente più aggressivo e le dipendenze strategiche — energetiche, tecnologiche e industriali — si sono fatte più vulnerabili.
Il risultato è che la Europa è esposta a shock esterni in modo più acuto mentre il suo modello di crescita evidenzia limiti strutturali. Questo è il quadro da cui muove la riflessione promossa dal nuovo gruppo in cui figura anche Draghi insieme a Collison.
La nascita del Rhine Group
La costituzione del Rhine Group assume allora una valenza pratica oltre che simbolica. L’obiettivo dichiarato è superare una logica difensiva e puntare invece a ricostruire la capacità europea di innovare e generare imprese competitive su scala globale. Non si tratta di proteggere semplicemente lo status quo, ma di ricreare ecosistemi produttivi e finanziari in grado di competere all’estero.
Rhine Group ha dichiarato:
“Il declino non è inevitabile: è la direzione verso cui ci stiamo dirigendo se non agiamo con urgenza.”
Dalla diagnosi all’attuazione
Il gruppo si colloca nel solco del rapporto pubblicato nel 2024 da Draghi, che aveva formulato una lunga diagnosi e oltre 170 proposte su energia, industria, difesa, infrastrutture digitali, mercati dei capitali e produttività. Quella mappa di interventi è diventata un riferimento del dibattito sulla competitività europea, ma la sfida ora è tradurre le idee in riforme realizzabili.
Trasformare proposte in politiche concrete richiederà capacità di coordinamento tra governi, strumenti finanziari adeguati e decisioni su come ripartire rischi e benefici tra settore pubblico e privato. Servono inoltre interventi sul capitale umano — formazione e ricerca — e su regole che facilitino la crescita di imprese europee di dimensione globale.
Obiettivi e ostacoli pratici
Le aree di intervento sono chiare: rafforzare la sicurezza energetica, sostenere la modernizzazione industriale, accelerare la digitalizzazione e completare il mercato dei capitali per favorire investimenti a lungo termine. Tuttavia, le barriere non sono soltanto tecniche: interessi nazionali divergenti, limiti di bilancio, sensibilità sociali e timori di perdita di sovranità competitiva possono rallentare l’attuazione.
Per superare questi ostacoli sarà necessario costruire maggiori capitali europei per investimenti strategici, snellire quadri regolatori dove impediscono la crescita e incentivare partnership pubblico-private su progetti ad alto impatto.
Identità e ruolo del progetto
Il Rhine Group nasce come spazio di dialogo tra ricerca e politica, tra diagnosi e attuazione. Non è un’istituzione pubblica né intende sostituirsi alla Commissione europea o ai governi nazionali, ma ambisce a essere un forum dove attori che normalmente operano su tavoli diversi possano confrontarsi e costruire proposte praticabili.
Operare in questo spazio significa proporre soluzioni che tengano insieme visione strategica e concretezza operativa: definire priorità, misurare impatti, costruire percorsi legislativi e individuare fonti di finanziamento coerenti con gli obiettivi di crescita e autonomia strategica.
Implicazioni politiche ed economiche
Se il progetto raccolto sotto il nome del Rhine Group dovesse tradursi in iniziative concrete, il risultato potrebbe spostare l’asse delle politiche europee verso un approccio più orientato alla competizione industriale e all’autonomia strategica. Questo comporterebbe un maggior ruolo della politica economica comune e una possibile ricalibrazione degli strumenti di intervento finanziario a livello europeo.
Per i paesi come l’Italia, l’impatto più immediato riguarderebbe la necessità di allineare politiche industriali e investimenti pubblici e privati alle priorità europee, migliorando l’attrattività per capitali e competenze e sostenendo le filiere strategiche nazionali.
In sintesi
- Una maggiore spinta alla competitività europea potrebbe favorire la creazione di campioni industriali capaci di competere globalmente, aprendo opportunità per investitori nazionali in settori strategici come energia verde, digitale e difesa.
- La necessità di finanziamenti a lungo termine rafforzerà il ruolo dei mercati dei capitali europei; per gli investitori italiani ciò significa prestare attenzione a strumenti che favoriscano l’equity e il capitale paziente rispetto al ricorso esclusivo al debito.
- Se implementate, le riforme potrebbero ridurre la vulnerabilità alle crisi esterne e migliorare la resilienza delle catene di fornitura italiane, ma comporteranno scelte di politica fiscale e industriale che richiedono coerenza e visione a medio termine.
- Per il sistema bancario e le imprese italiane si prospettano opportunità di partnership pubblico-private; tuttavia, il successo dipenderà dalla capacità di costruire progetti credibili e di attrarre capitale internazionale senza rinunciare alla sostenibilità sociale.