Dal calo demografico nasce la sfida più grande per il paese

Questa intervista con Riccardo Di Stefano, Vicepresidente di Confindustria per Education e Open Innovation, affronta le priorità per la formazione e l’innovazione nelle imprese italiane, il ruolo delle istituzioni e le ricadute sul mercato del lavoro e sugli investimenti. Di seguito, i punti principali e le intenzioni politiche delineate per favorire la competitività del sistema produttivo nazionale.

Contesto e urgenze del sistema formativo

Secondo Di Stefano, l’Italia si trova di fronte a una fase in cui la domanda di competenze specialistiche cresce più rapidamente dell’offerta formativa. Questo squilibrio riguarda sia le imprese manifatturiere che i settori digitali e dei servizi, con conseguenze dirette sulla produttività e sulla capacità di attrarre investimenti esteri.

Riccardo Di Stefano ha dichiarato:

“La formazione continua non è più un’opzione: è una condizione necessaria per mantenere posti di lavoro di qualità e per consentire alle imprese di scalare sui mercati internazionali.”

Le priorità di Confindustria per l’Education

Il vicepresidente indica tre linee d’intervento: rafforzare i legami tra scuole, università e imprese; sviluppare percorsi di formazione tecnica superiore; incentivare l’apprendistato e i tirocini di qualità. Queste misure mirano a ridurre il mismatch tra competenze richieste e competenze offerte, e a rendere più fluido il passaggio dalla formazione al lavoro.

Riccardo Di Stefano ha spiegato:

“Dobbiamo costruire percorsi che siano rilevanti per il mercato: ciò significa co-progettazione tra aziende e istituzioni formative e strumenti di certificazione delle competenze riconosciuti a livello europeo.”

Open Innovation come leva per la crescita

Per Di Stefano, l’Open Innovation rappresenta una strategia chiave per accelerare il trasferimento tecnologico e valorizzare le start-up. Favorire partnership tra grandi imprese, Pmi e centri di ricerca può ridurre i tempi di sviluppo di nuovi prodotti e aumentare la propensione a investire in ricerca e sviluppo.

Riccardo Di Stefano ha aggiunto:

“Coltivare ecosistemi aperti significa anche migliorare l’attrattività del Paese per capitali di rischio e per programmi di cooperazione internazionale nel campo tecnologico.”

Ruolo delle istituzioni e strumenti di policy

Nell’intervista si sottolinea la necessità di politiche integrate che mettano insieme fiscalità agevolata per gli investimenti in formazione, bandi per progetti di innovazione congiunti e meccanismi di valutazione basati su risultati concreti. Confindustria propone inoltre la diffusione di standard nazionali per la certificazione delle competenze digitali e tecniche.

Riccardo Di Stefano ha affermato:

“Le misure devono essere strutturali, non episodiche: occorre un piano di lungo periodo che renda sostenibile l’investimento in capitale umano e tecnologico.”

Impatto sul mercato del lavoro e sulle imprese

La modernizzazione dei percorsi formativi e l’espansione dell’Open Innovation possono ridurre il mismatch occupazionale, aumentare la produttività oraria e migliorare la qualità delle posizioni lavorative offerte. Per le imprese, ciò si traduce in minori costi di recruitment e in una maggiore capacità di competere su filiere ad alto valore aggiunto.

Riccardo Di Stefano ha sottolineato:

“Le aziende che investono in formazione interna registrano tassi di crescita e resilienza superiori: è un investimento che paga sia in termini economici sia sociali.”

Consigli pratici per imprese e investitori

Tra le raccomandazioni concrete ci sono la gestione strategica dei piani di formazione, l’adozione di partnership pubblico-private per ridurre i rischi finanziari dei progetti pilota e la focalizzazione su competenze digitali, green e manageriali. Gli investitori sono invitati a considerare il capitale umano come fattore chiave nella valutazione del rischio aziendale.

Riccardo Di Stefano ha dichiarato:

“Chi valuta un’azienda dovrebbe guardare con attenzione al capitale umano: formazione continua e cultura dell’innovazione sono asset che aumentano il valore nel medio termine.”

Prospettive future e costruzione di ecosistemi

Guardando al futuro, Di Stefano propone l’istituzione di hub regionali per l’Open Innovation che mettano in rete università, centri di ricerca e imprese locali, sostenuti da strumenti finanziari dedicati e da standard condivisi. Questi hub potrebbero facilitare la scalabilità delle start-up e la diffusione di tecnologie abilitanti in settori strategici.

Riccardo Di Stefano ha aggiunto:

“Ecosistemi locali forti favoriscono l’occupazione di qualità e rendono più sostenibile la transizione verso modelli produttivi a maggiore contenuto tecnologico.”

Conclusione

L’intervista mette in evidenza come la combinazione di politiche mirate, investimenti in capitale umano e pratiche di Open Innovation possa diventare il motore per rilanciare la competitività italiana. Le proposte avanzate da Confindustria puntano a creare un sistema più resiliente, capace di attrarre capitale e creare occupazione di qualità.

In sintesi

  • L’attenzione alla formazione continua aumenta il valore degli asset aziendali; per gli investitori significa ridurre il rischio operativo legato alla carenza di competenze.
  • Il rafforzamento degli ecosistemi di Open Innovation può accelerare il ritorno sugli investimenti in R&S, rendendo più appetibili finanziamenti pubblici e privati.
  • Standard condivisi per la certificazione delle competenze faciliterebbero la mobilità lavorativa e migliorerebbero l’efficienza del mercato del lavoro nazionale.


Author: Tony
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