Calo del 16% rispetto al 2019: allarme per i giovani
- 20 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
In Italia la presenza di lavoro temporaneo è diminuita rispetto ai livelli prepandemici: i dipendenti con contratto a termine passano da circa 3 milioni nel 2019 a 2.517.000 nel 2025, una riduzione netta di circa 483.000 unità (-16,1%). Tuttavia il dato numerico non chiarisce se quei contratti siano stati una porta d’accesso a rapporti stabili o se si siano prolungati nel tempo, lasciando i lavoratori in condizioni di precarietà.
Il quadro generale e la fonte dei dati
I risultati emergono da un rapporto realizzato da Adapt su elaborazione di dati Eurostat. L’andamento non è stato lineare: nel 2020, con l’esplosione della crisi pandemica, gli occupati a tempo determinato erano scesi a circa 2,61 milioni; nel 2022 sono risaliti oltre i 3 milioni, per poi calare nuovamente nei tre anni successivi fino al livello del 2025, il più basso dal 2016.
Andamento recente e segnale di ripresa
L’incidenza degli occupati a tempo determinato sul totale dei dipendenti è passata dal 17% del 2019 al 13,6% del 2025, una contrazione di 3,4 punti percentuali. L’ultimo rilevamento mensile del Istat ha però registrato una ripresa: a giugno i contratti a termine risultano pari a 2,542 milioni, 91.000 in più rispetto a maggio e circa 33.000 in più rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nei prossimi mesi sarà importante verificare se questo aumento rappresenti una tendenza strutturale o un fenomeno congiunturale legato a fattori stagionali o ciclici.
Francesco Seghezzi ha commentato:
“I dati suggeriscono che la crescita recente dell’occupazione dipendente non è stata trainata principalmente dai contratti a termine. Una parte consistente dell’aumento ha riguardato rapporti di lavoro permanenti.”
Andamento tra i giovani
La riduzione del ricorso al contratto a termine è particolarmente significativa tra i più giovani: nel 2019 il 48,1% dei dipendenti tra i 15 e i 29 anni aveva un contratto temporaneo, quota che scende al 36,6% nel 2025, una diminuzione di 11,5 punti. Tuttavia, osservando i flussi di assunzione anziché lo stock, emerge che oltre un giovane su tre continua a essere assunto con contratto a termine, a indicare che per molti la transizione verso stabilità lavorativa rimane incompleta.
Differenze di genere
Nel 2025 le donne costituiscono poco più della metà degli occupati temporanei: circa 1,28 milioni contro 1,24 milioni di uomini. Tra le giovani donne l’incidenza dei contratti a termine è scesa dal 51,1% al 41,3%, mentre tra i giovani uomini è passata dal 45,9% al 33,2%. Il divario tra giovani lavoratrici e lavoratori supera gli 8 punti percentuali, un aumento rispetto ai poco più di 5 punti registrati nel 2019.
Considerando l’intera fascia 15-64 anni, la quota di occupati con contratto a tempo determinato è scesa dal 16,7% al 12,2% tra gli uomini e dal 17,5% al 15,3% tra le donne: la riduzione è stata dunque più marcata per gli uomini, mentre la temporaneità rimane più concentrata tra le donne.
Fattori sottostanti e implicazioni economiche
La dinamica del lavoro temporaneo in Italia è influenzata da diversi fattori. Tra questi figurano le politiche pubbliche incentivanti l’assunzione stabile, gli strumenti a sostegno delle imprese durante la crisi pandemica e successivi aggiustamenti strutturali del mercato del lavoro. Anche la composizione settoriale dell’occupazione — con la crescita di alcuni servizi a bassa intensità di contratti stabili e la ripresa di attività in cui prevalgono rapporti stabili — ha un ruolo rilevante.
Per il sistema economico italiano una minore incidenza di lavoro temporaneo può tradursi in maggiore stabilità dei redditi e del consumo delle famiglie, con effetti positivi sulla domanda interna e sulla qualità del credito al consumo. D’altra parte, una riduzione eccessiva della flessibilità contrattuale può influire sui costi del lavoro e sulla capacità delle imprese, soprattutto le piccole e medie imprese, di adattarsi rapidamente a shock di domanda.
Per gli investitori e gli operatori di mercato questi cambiamenti del mercato del lavoro sono un segnale da monitorare: tassi di occupazione più stabili indicano potenziale crescita dei consumi e minore volatilità del rischio di credito al dettaglio, mentre la persistenza di elevata precarietà tra i giovani e le donne può condizionare la produttività e la partecipazione al mercato del lavoro nel medio periodo.
In sintesi
- La riduzione dei contratti a termine può sostenere la domanda interna attraverso redditi più stabili, migliorando le prospettive per investimenti orientati al consumo.
- Una minore precarietà tra i giovani riduce il rischio di freno alla formazione di capitale umano e può migliorare il profilo di produttività delle imprese nel medio termine.
- Per gli investitori la transizione verso rapporti più stabili segnala maggiore prevedibilità dei flussi di consumo, ma resta cruciale monitorare l’evoluzione settoriale e l’eventuale ritorno dei contratti temporanei nei prossimi mesi.