Intelligenza artificiale, assunzioni giù del 24% mentre cresce la domanda di nuove competenze

L’intelligenza artificiale sta modificando il mercato del lavoro con dinamiche più articolate rispetto alla semplice sostituzione delle persone con la tecnologia. Il quadro delineato dagli studi richiamati da Claudio Fratocchi, Managing Director di Scientia Consulting e CEO di Energieering, mostra infatti una contemporanea riduzione delle assunzioni e una forte crescita della domanda per alcune competenze specialistiche.

Dal 2022 le assunzioni complessive considerate dalla ricerca Visier, basata su 3,6 milioni di profili di dipendenti appartenenti a oltre 155 organizzazioni, sono diminuite del 24%. Parallelamente, alcune professioni direttamente collegate all’IA registrano incrementi particolarmente significativi.

Un mercato del lavoro che redistribuisce le competenze

La trasformazione non procede nello stesso modo tra settori, funzioni aziendali e professioni. Anche all’interno della medesima area organizzativa possono emergere tendenze opposte.

Il comparto Data & Analytics registra una crescita del 49%, mentre il Product Management avanza del 39%. Al contrario, HR arretra del 3% e la Finanza del 4%.

Ancora più evidente è la differenza all’interno di Data & Analytics: gli ingegneri IA registrano una crescita del 251%, mentre i data scientist diminuiscono del 32%.

Questi numeri suggeriscono uno spostamento delle esigenze delle organizzazioni verso professionalità capaci non soltanto di analizzare i dati, ma anche di progettare, implementare e governare sistemi basati sull’intelligenza artificiale.

L’esperienza professionale mantiene un ruolo centrale

Un altro fenomeno evidenziato riguarda i lavoratori mid-career, nella fascia tra 35 e 50 anni, il cui peso cresce quando l’esperienza diventa necessaria per comprendere se le risposte prodotte dall’IA siano effettivamente appropriate al contesto.

Alcune professioni risultano inoltre maggiormente resistenti all’automazione. Tra queste vengono indicati educatori, avvocati, architetti e professionisti della sicurezza, ruoli nei quali giudizio, responsabilità e fiducia umana continuano a rappresentare elementi determinanti.

L’IA può quindi affiancare il professionista. Un avvocato può utilizzarla nella ricerca giuridica e un architetto nella generazione di concept, ma la valutazione delle conseguenze, il rispetto delle normative, la sicurezza e l’interpretazione delle esigenze del cliente restano responsabilità umane.

Per l’Italia un potenziale da 312 miliardi di euro

Sul piano economico, le stime citate indicano un impatto potenzialmente molto rilevante. Secondo Anitec-Assinform e Politecnico, la piena adozione dell’intelligenza artificiale potrebbe generare in Italia 312 miliardi di euro di valore aggiunto, equivalenti al 18,2% del PIL nazionale.

L’IA potrebbe inoltre liberare ogni anno 5,7 miliardi di ore lavorative, che potrebbero essere reindirizzate verso attività considerate a maggiore valore aggiunto.

Nel quadro riportato, Banca d’Italia rileva effetti positivi dell’IA su produttività e redditività senza conseguenze negative sull’occupazione. Negli Stati Uniti viene inoltre indicato un incremento della produttività del 2,2% oltre le attese di fine 2025.

Rimane però il tema della diversa esposizione alla GenAI: un brief dell’ILO citato nell’analisi indica un’esposizione del 24,1% per le donne, rispetto al 17,8% per gli uomini.

Cybersecurity e governance diventano decisive

L’espansione dell’intelligenza artificiale introduce contemporaneamente nuove esigenze sul fronte della cybersecurity, della governance e della resilienza delle infrastrutture digitali.

Secondo il Rapporto Clusit 2026, nel 2025 in Italia sono stati registrati 507 attacchi informatici critici, con un aumento del 42% rispetto all’anno precedente.

Per Claudio Fratocchi, i 312 miliardi di valore potenzialmente generabile dall’IA dipenderanno dalle decisioni di investimento assunte oggi dalle imprese. La crescita, secondo il manager, deve procedere insieme alla capacità di proteggere le infrastrutture tecnologiche.

Fratocchi, che ha un background nella sicurezza finanziaria internazionale, opera oggi nei campi della governance, della cybersecurity e della resilienza organizzativa. La sua lettura mette in relazione trasformazione digitale e sicurezza: le aziende maggiormente preparate sono quelle che considerano questi elementi come parti dello stesso investimento.

La sfida sarà adattare persone e organizzazioni

La prospettiva delineata non è dunque quella di un mercato del lavoro nel quale l’IA elimina indistintamente le professioni, ma di un sistema in cui vengono redistribuite competenze, responsabilità e attività.

Andrea Derler, economista che ha guidato la ricerca Visier, evidenzia come le organizzazioni stiano modificando la distribuzione delle competenze necessarie e come ruoli e mansioni siano in evoluzione. La conseguenza sarà la necessità di adattare progressivamente la forza lavoro allo sviluppo della tecnologia.

La sfida per le imprese sarà quindi duplice: utilizzare l’intelligenza artificiale per aumentare produttività e capacità operativa e, contemporaneamente, investire nelle competenze umane, nella sicurezza e nei sistemi di governance necessari per gestirla.