Spesa per l’istruzione, Italia sopra la media UE mentre l’Europa resta al 4,7%Istruzione in Europa, Italia al 4,9% del PIL contro una media UE del 4,7%

La spesa pubblica per l’istruzione continua a rappresentare una componente rilevante delle politiche degli Stati europei. Dalla scuola dell’infanzia fino all’istruzione terziaria, nel 2023 i Paesi dell’Unione europea hanno destinato complessivamente al settore risorse equivalenti al 4,7% del PIL, una quota rimasta invariata rispetto all’anno precedente.

Il confronto tra i diversi Paesi evidenzia tuttavia differenze significative. In questo scenario, l’Italia si colloca leggermente al di sopra della media europea, con una spesa pubblica per l’istruzione pari al 4,9% del PIL.

La spesa europea resta stabile al 4,7% del PIL

Nel 2023 la quota europea destinata all’istruzione non ha registrato variazioni rispetto all’anno precedente. Il dato del 4,7% del PIL risulta però inferiore di 0,3 punti percentuali rispetto al 2020, quando aveva raggiunto il 5%.

Proprio il 2020, coincidente con la fase più critica della pandemia, rappresenta il livello più elevato registrato dall’inizio della raccolta dei dati, avviata nel 2012.

Il successivo ridimensionamento ha quindi riportato l’incidenza della spesa su livelli più contenuti, pur mantenendo l’istruzione tra gli ambiti centrali dell’intervento pubblico.

Svezia, Finlandia e Belgio ai primi posti

Le differenze all’interno dell’Europa risultano marcate. La Svezia presenta il livello più elevato di spesa pubblica per l’istruzione in rapporto al PIL, raggiungendo il 6,8%.

Seguono la Finlandia, con il 6,3%, e il Belgio, dove la quota si attesta al 6,2%. Questi valori risultano nettamente superiori alla media europea del 4,7%.

All’estremo opposto della graduatoria si trova la Romania, che destina all’istruzione risorse equivalenti al 3% del PIL. Seguono la Grecia, con il 3,3%, e Malta, con il 3,4%.

Il quadro mette così in evidenza strategie di spesa differenti tra gli Stati europei e una distanza superiore a tre punti percentuali tra i valori più alti e quelli più bassi.

Italia sopra la media europea

Con una quota pari al 4,9% del PIL, l’Italia supera di 0,2 punti percentuali la media dell’Unione europea.

Nel confronto con alcune delle principali economie continentali, la Francia presenta una quota ancora maggiore, pari al 5,2% del PIL, mentre la Spagna si colloca al di sotto della media europea con il 4,3%.

La Germania, invece, risulta perfettamente allineata al valore medio europeo, destinando all’istruzione il 4,7% del PIL.

Il posizionamento italiano appare dunque intermedio: superiore alla media UE e ai livelli registrati in Spagna, ma inferiore alla Francia e soprattutto ai Paesi europei che destinano al comparto educativo le quote più elevate rispetto alle dimensioni delle rispettive economie.

Un’Europa caratterizzata da forti differenze

I dati mostrano come non esista un livello uniforme di investimento pubblico nell’istruzione all’interno dell’Europa. La distanza tra il 6,8% della Svezia e il 3% della Romania evidenzia una notevole eterogeneità nell’incidenza della spesa educativa sul PIL.

Il dato deve essere letto come misura del peso della spesa pubblica per l’istruzione rispetto all’economia di ciascun Paese. Il quadro comprende l’intero percorso formativo considerato, dalla scuola dell’infanzia fino all’istruzione terziaria.

Per l’Italia, il dato del 4,9% consente di collocarsi sopra il riferimento medio europeo, mentre a livello UE la stabilità registrata rispetto all’anno precedente segnala un consolidamento della quota complessivamente destinata al settore dopo il picco raggiunto durante il 2020.