Cgia, diminuiscono gli artigiani italiani: il calo raggiunge il 25,1%

L’artigianato italiano attraversa una fase di progressiva contrazione che interessa l’intero territorio nazionale e pone interrogativi sulla futura disponibilità di alcune competenze professionali. Secondo le rilevazioni dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, in dieci anni il numero degli artigiani è diminuito di oltre un quarto, mentre nelle grandi città le tradizionali botteghe sono diventate sempre meno presenti.

Il fenomeno non riguarda soltanto la dimensione economica delle piccole imprese, ma coinvolge anche il ricambio generazionale e la disponibilità futura di figure come idraulici, fabbri, elettricisti e serramentisti.

In dieci anni persi quasi 434mila artigiani

Dopo il massimo raggiunto nel 2008, quando in Italia erano presenti quasi 1,5 milioni di attività artigiane, il numero complessivo ha seguito una traiettoria discendente. Nel 2025 le sedi di imprese artigiane attive erano circa 1,22 milioni.

Ancora più evidente è la diminuzione del numero degli imprenditori del settore. Nel 2015 si contavano circa 1,7 milioni di artigiani, mentre nel 2025 il dato era sceso a quasi 1,3 milioni.

La differenza corrisponde a circa 434mila persone in meno, con una contrazione del 25,1% nell’arco di un decennio.

Nell’ultimo anno le chiusure hanno interessato in modo particolare territori come Pesaro-Urbino, Mantova, Bologna e Belluno.

Marche, Umbria ed Emilia-Romagna tra le aree più colpite

La diminuzione degli imprenditori artigiani non risparmia nessuna regione italiana, anche se l’intensità del fenomeno cambia significativamente da un territorio all’altro.

Nel decennio considerato la contrazione più marcata è stata registrata nelle Marche, con una riduzione del 31,3%. Seguono l’Umbria, con il 29,3%, l’Emilia-Romagna, con il 28,7%, e il Piemonte, con il 28,4%.

Il Mezzogiorno ha invece registrato complessivamente una riduzione più contenuta, pari al 20,2%.

I numeri evidenziano comunque una tendenza nazionale che coinvolge tanto le grandi aree urbane quanto i centri più piccoli.

Botteghe sotto pressione tra costi e concorrenza

Secondo l’analisi della Cgia, le attività artigiane devono confrontarsi con una combinazione di fattori che rende più complessa la loro permanenza sul mercato. Tra questi figurano una concorrenza sempre più aggressiva, l’aumento dei costi e una domanda profondamente cambiata, che può penalizzare soprattutto le realtà di dimensioni minori.

La progressiva chiusura delle botteghe artigiane assume un significato particolarmente rilevante nelle città, dove queste attività rappresentano non soltanto un servizio per residenti e imprese, ma anche luoghi nei quali vengono conservate e trasmesse competenze professionali.

La questione interessa anche borghi, aree montane e piccoli centri di provincia, dove alla riduzione degli artigiani si affianca il fenomeno dello spopolamento.

Il problema del ricambio generazionale

Uno dei nodi principali riguarda il futuro delle professioni manuali e specializzate. All’invecchiamento della popolazione artigiana si accompagna infatti una diminuzione dei giovani che scelgono di avvicinarsi a questi mestieri.

A incidere è anche il calo demografico, che riduce la platea potenziale di nuove generazioni disponibili a intraprendere percorsi professionali nel comparto.

La combinazione tra uscita dal mercato dei professionisti più anziani e insufficiente ricambio generazionale rischia quindi di determinare una crescente scarsità di competenze.

Idraulici, fabbri ed elettricisti sempre più difficili da trovare

La conseguenza potrebbe diventare particolarmente evidente per alcune professioni indispensabili nella manutenzione di abitazioni e luoghi di lavoro.

Secondo la Cgia di Mestre, entro il 2035 potrebbe diventare molto difficile reperire sul mercato professionisti come idraulici, fabbri, elettricisti e serramentisti disponibili per interventi di riparazione e manutenzione.

Una difficoltà che, in parte, è già percepibile oggi quando occorre intervenire su impianti, serramenti, rubinetti, antenne o altre componenti delle abitazioni.

Una sfida che riguarda anche le comunità

La riduzione dell’artigianato non comporta soltanto la perdita di attività economiche. Le botteghe rappresentano anche un patrimonio di competenze, relazioni sociali e identità territoriale, soprattutto nei quartieri e nei centri di minori dimensioni.

La progressiva scomparsa di queste realtà può quindi modificare il tessuto delle comunità, riducendo la presenza di servizi di prossimità e rendendo più difficile la trasmissione di conoscenze professionali maturate nel corso degli anni.

La sfida per l’artigianato italiano riguarda dunque contemporaneamente la sostenibilità delle piccole attività, il ricambio generazionale e la capacità di preservare professionalità che continuano a svolgere un ruolo essenziale nella vita quotidiana di cittadini e imprese.