La SEC rinvia ancora l’esenzione per l’innovazione sulla tokenizzazione tra le preoccupazioni di Wall Street e della Casa Bianca
- 14 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Fonti interne hanno riferito che lo staff della SEC sta esaminando con sempre maggiore attenzione la legittimità giuridica di misure di sollievo molto ampie, valutando in particolare se l’agenzia abbia svolto un’analisi economica adeguata e rispettato i passaggi procedurali necessari per giustificare eventuali esenzioni normative.
Questa verifica include un controllo sulla conformità al diritto amministrativo e sulle valutazioni costi-benefici che accompagnano decisioni di portata sistemica: gli esperti dell’agenzia stanno infatti ponderando se le evidenze presentate siano sufficienti per sostenere cambiamenti regolamentari che influenzerebbero mercati e infrastrutture di negoziazione.
Secondo le stesse fonti, l’avanzamento dell’iniziativa potrebbe dover attendere l’esito del Clarity Act, un intervento legislativo in discussione che mira a fornire indicazioni più chiare sul trattamento normativo degli asset digitali e potrebbe ridefinire il perimetro di azione dell’autorità di vigilanza.
Una forte opposizione è giunta anche dal mondo della finanza tradizionale. In particolare, SIFMA, il gruppo di rappresentanza di Wall Street che riunisce importanti broker-dealers e banche di investimento, è emerso come uno dei principali attori contrari all’iniziativa, secondo interlocutori a conoscenza delle discussioni.
Le preoccupazioni di SIFMA si concentrano su come le piattaforme basate su blockchain possano integrarsi nel quadro regolatorio esistente dei mercati azionari, e in particolare su come rispettare l’obbligo dei broker di garantire la best execution per i clienti, principio cardine della tutela degli investitori.
Attualmente, la struttura del mercato è regolata da Regulation NMS, che collega i prezzi tra le borse e impone in genere ai broker di eseguire gli ordini al miglior prezzo protetto disponibile. Tale framework garantisce coerenza dei prezzi e protezione delle negoziazioni in un contesto dominato dalle contrattazioni centralizzate.
Il problema emerge quando le tokenized securities vengono negoziate attraverso decentralized venues o tramite automated market makers (AMM): in questi casi la determinazione dei prezzi, la liquidità disponibile e i costi di esecuzione possono discostarsi significativamente dai meccanismi delle borse tradizionali, complicando l’applicazione delle regole esistenti.
Nel mese di giugno, la SEC ha proposto l’eliminazione della Rule 611 di Regulation NMS — nota come Order Protection Rule — una mossa interpretata da molti osservatori come la rimozione di uno dei principali ostacoli normativi alla negoziazione di strumenti tokenizzati.
La cancellazione della Rule 611 potrebbe favorire una maggiore frammentazione dei mercati e aprire la strada a innovazioni infrastrutturali, ma comporta anche rischi pratici e di sorveglianza: senza regole che coordinino le varie sedi di esecuzione, diventa più complesso assicurare trasparenza, confrontabilità dei prezzi e protezione contro pratiche discriminatorie o manipolative.
La decisione finale della SEC e l’eventuale intervento del Clarity Act determineranno non solo la tempistica, ma anche il contenuto delle riforme necessarie: regolatori, operatori di mercato e partecipanti decentralizzati dovranno concordare standard tecnici e procedure di conformità per integrare mercati tradizionali e nuove piattaforme digitali.
Per il contesto europeo e per gli investitori italiani, i cambiamenti prospettati negli Stati Uniti vanno seguiti con attenzione: possono influire sui flussi di capitale, sulle opportunità di tokenizzazione di asset reali e sulla competitività delle infrastrutture finanziarie transfrontaliere, con implicazioni per la normativa MiFID e per le prassi di best execution a livello UE.
Implicazioni operative
Dal punto di vista operativo, le società di intermediazione dovranno adattare i sistemi di routing degli ordini, aggiornare i controlli di conformità e rivedere i modelli di costo e remunerazione della liquidità per poter operare sia su mercati centralizzati che su reti decentralizzate senza compromettere gli obblighi fiduciari verso i clienti.
Prospettive regolamentari
I regolatori europei e italiani potrebbero trarre indicazioni utili dall’evoluzione normativa statunitense, ma è probabile che adotteranno approcci diversi in funzione delle specificità del loro assetto legale e degli obiettivi di tutela degli investitori. Coordinamento internazionale e scambio di best practice saranno elementi chiave per gestire l’interoperabilità dei mercati digitali.
Prossimi passi
Nei prossimi mesi è atteso un confronto serrato tra autorità, operatori tradizionali e nuovi attori del mercato digitale. Se il Clarity Act offrirà indirizzi chiari, le procedure della SEC potrebbero accelerare: in assenza di quel quadro, invece, le modifiche più invasive potrebbero essere temporaneamente rinviate per evitare controversie legali e rischi sistemici.
In sintesi
- L’evoluzione normativa statunitense sulla negoziazione di asset tokenizzati può ridurre le barriere all’innovazione, ma introducendo maggiore complessità operativa per gli intermediari che dovranno bilanciare tecnologia e obblighi di tutela.
- Per gli investitori italiani, la frammentazione dei mercati potrebbe aprire opportunità di accesso a nuovi prodotti, ma richiede attenzione a costi di esecuzione e criteri di trasparenza nella selezione delle piattaforme.
- Dal punto di vista degli investimenti, l’eliminazione della Rule 611 potrebbe favorire la nascita di modelli di market making alternativi; tuttavia, la certezza regolamentare rimane fondamentale per sostenere flussi di capitale sostenibili nel lungo periodo.