Spese per istruzione: se a pagare è il coniuge il rimborso resta possibile

È possibile ottenere dal datore di lavoro il rimborso di spese per l’istruzione sostenute per familiari anche quando il pagamento è stato effettuato dal coniuge e non direttamente dal dipendente: così si esprime Agenzia delle Entrate in risposta a un interpello.

L’istanza

Nel caso esaminato, un dipendente titolare di un credito welfare maturato anche negli anni precedenti ha chiesto il rimborso di spese documentate per l’istruzione sostenute in favore di un figlio. Le ricevute dimostrano la spesa, ma il pagamento è stato effettuato dal coniuge, tramite un conto corrente intestato esclusivamente a quest’ultimo, pur non essendo legalmente separato dal dipendente.

La risposta dell’Agenzia

Agenzia delle Entrate ha dichiarato:

“Non essendo prevista una specifica modalità da seguire per effettuare i pagamenti dei servizi e delle prestazioni indicati nell’articolo 51, lettere fbis) e fter), del TUIR, si ritiene che la non concorrenza al reddito di lavoro dipendente possa essere riconosciuta anche per i rimborsi di pagamenti effettuati con modalità che non consentono di ricondurre la spesa direttamente al dipendente, fermo restando che dalla documentazione attestante la spesa venga indicato il soggetto che ha fruito del servizio o della prestazione e la tipologia di servizio o prestazione erogato, al fine di verificare che l’utilizzo delle somme sia coerente con le finalità indicate dalla norma.”

In sintesi, l’Agenzia ritiene ammissibile il rimborso anche se il pagamento è stato sostenuto dal coniuge, a condizione che la documentazione indichi chiaramente il familiare beneficiario e la natura della prestazione, così da poter verificare la coerenza con le finalità fiscali previste dalla norma.

Implicazioni pratiche

Per le imprese e per i consulenti del lavoro la pronuncia chiarisce che non è necessario limitare i rimborsi ai soli pagamenti effettuati dal conto intestato al dipendente: ciò semplifica la gestione dei piani di welfare e amplia le modalità operative ammissibili. Tuttavia, resta imprescindibile la corretta conservazione della documentazione che attesti il beneficiario e la tipologia della prestazione erogata.

Dal punto di vista operativo, le aziende dovranno quindi prevedere procedure che acquisiscano e verifichino la documentazione idonea prima di procedere al rimborso, per ridurre il rischio di contestazioni in sede di controllo fiscale. Anche i fornitori di servizi di payroll e le piattaforme di welfare saranno chiamati ad aggiornare le proprie istruzioni e i moduli per la rendicontazione delle spese.

Per le famiglie, la conferma amplia la concretezza del credito welfare come strumento di sostegno: spese importanti, come quelle per l’istruzione dei figli, possono essere rimborsate anche se saldate da un altro componente del nucleo familiare, aumentando la flessibilità finanziaria dei bilanci domestici.

Raccomandazioni per i datori di lavoro

È consigliabile che i datori di lavoro definiscano chiaramente nella policy welfare i documenti richiesti per il rimborso (fatture o ricevute intestate al soggetto fruitore della prestazione, dichiarazioni integrative eventuali) e che formino il personale amministrativo a verificare la corrispondenza tra beneficiario e tipologia di servizio. Questo approccio limita il rischio di rettifiche fiscali e assicura la tracciabilità delle erogazioni.

In sintesi

  • La decisione incentiva una maggiore diffusione dei piani di welfare aziendale, potenzialmente aumentando la domanda di servizi amministrativi e piattaforme tecnologiche dedicate.
  • Per gli investitori, la crescita degli strumenti di welfare e delle soluzioni di payroll rappresenta un segmento con potenziale espansione, utile per valutare società specializzate in servizi HR e fintech payroll.
  • Dal punto di vista macroeconomico, il riconoscimento del rimborso anche quando paga il coniuge può migliorare la capacità di spesa delle famiglie, con possibili effetti positivi sul settore dei servizi educativi e formativi.


Author: Tony
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