L’intervento sullo yen di Usa e Giappone riaccende i timori sul carry trade in bitcoin nonostante il legame debole
- 3 Agosto 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
Scott Bessent, indicato come U.S. Treasury Secretary nel comunicato, ha confermato domenica che gli Stati Uniti hanno partecipato, insieme al Giappone, a un intervento valutario coordinato effettuato lo scorso venerdì per contrastare «movimenti disordinati dello yen».
Scott Bessent ha dichiarato:
“Non esiteremo a partecipare a ulteriori interventi congiunti.”
“Sosteniamo con forza le misure decisive di mercato e monetarie del Giappone volte a correggere la sostanziale sottovalutazione dello yen.”
La coppia USD/JPY aveva quasi raggiunto il livello di 164, il più debole per lo yen dai tempi del 1986, prima di ritornare intorno a 156,5 nella sessione di lunedì. Il rapido rientro ha suggerito un intervento capace di interrompere dinamiche speculative estremamente volatili.
Contesto storico: carry trade e crollo delle crypto
Nel mercato delle criptovalute l’agosto 2024 è rimasto nella memoria come un momento di massiccio deleveraging legato allo smantellamento del cosiddetto yen carry trade. Quando la Bank of Japan aumentò i tassi a sorpresa allo 0,25% in quel mese, lo yen si rafforzò rapidamente e il Bitcoin (BTC) passò da circa 62.000 dollari a 49.000 in una sola settimana, subendo un calo dell’ordine del 20% circa.
La dinamica fu alimentata da operatori altamente leva che, per coprire perdite denominate in yen o ricollocare capitale, smantellarono posizioni in asset rischiosi vendendo criptovalute e altri strumenti a leva.
La situazione attuale e i possibili distinguo
La Bank of Japan ha mantenuto i tassi al 1% nell’ultima riunione. Il governatore Kazuo Ueda ha indicato che la domanda legata all’intelligenza artificiale e la debolezza dello yen sono due fattori che spingono l’inflazione oltre il target del 2%.
Nonostante l’attesa generalizzata che un rafforzamento dello yen trascinasse al ribasso il Bitcoin, recenti analisi dei dati segnalano qualcosa di diverso: la correlazione mobile a 52 settimane tra BTC e USD/JPY aveva raggiunto valori intorno a -0,90, suggerendo che il Bitcoin era sceso in contemporanea con un indebolimento dello yen — una dinamica opposta a quella che ci si aspetterebbe dal solo meccanismo del carry trade.
Questa incongruenza fa pensare che il fattore determinante non sia stato tanto lo yen in sé, quanto una più ampia forza del dollaro statunitense e movimenti di portafoglio a livello globale che hanno influenzato sia valute sia asset rischiosi. In altre parole, la vendita di rischio pare aver seguito logiche legate al dollaro piuttosto che a una semplice inversione del carry trade giapponese.
Tassi giapponesi e reazioni dei mercati
I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono rimasti in salita nonostante l’annuncio di intervento: il rendimento a 30 anni si è avvicinato al 4%. Questo rialzo dei tassi di lungo periodo riflette aspettative di politica monetaria più restrittiva e un riposizionamento degli investitori internazionali sui mercati obbligazionari giapponesi.
Nel frattempo, il Bitcoin è rimasto relativamente stabile sopra i 63.000 dollari dopo l’intervento, mostrando che la reazione immediata dei mercati crypto può divergere dalle classiche relazioni valutarie quando sono in gioco fattori geopolitici, flussi di capitale globali e posizionamenti a leva.
Implicazioni per investitori e policymaker
Un intervento coordinato tra grandi economie segnala la disponibilità dei policymaker a intervenire per stabilizzare mercati chiave; questo può ridurre temporaneamente la volatilità valutaria, ma non elimina le pressioni fondamentali su inflazione e rendimenti. Per gli investitori, diventa fondamentale valutare l’impatto combinato di tassi, flussi in dollari e posizionamenti a leva piuttosto che focalizzarsi esclusivamente sui movimenti di una singola valuta.
Inoltre, la situazione mette in luce la crescente interconnessione tra mercati tradizionali e asset digitali: shock sui tassi o sulle valute possono trasmettersi rapidamente alle criptovalute attraverso meccanismi di deleveraging e riallocazione del rischio.
Considerazioni finali
Le mosse congiunte di Stati Uniti e Giappone rappresentano un precedente rilevante per la gestione delle turbolenze valutarie. Resta da valutare se interventi simili riusciranno a produrre effetti duraturi sui fondamentali economici oppure soltanto a fornire sollievo temporaneo ai mercati.
In sintesi
- Un intervento valutario coordinato può attenuare la volatilità nel breve periodo, ma gli investitori dovrebbero monitorare i fondamentali come inflazione e rendimenti reali per valutare la sostenibilità degli aggiustamenti di mercato.
- Per chi investe in criptovalute, è cruciale considerare il rischio di deleveraging connesso a posizioni in valuta e a leva: shock sui tassi o sul dollaro possono tradursi in vendite forzate anche in asset apparentemente disconnessi.
- Il rialzo dei rendimenti a lungo termine in Giappone segnala un potenziale cambiamento strutturale nelle politiche monetarie e nelle aspettative di mercato, con possibili effetti sui portafogli obbligazionari globali e sul costo del capitale per le imprese.