Banca Centrale Europea: nuova indagine sulle aspettative dei consumatori evidenzia il calo dell’inflazione attesa

La più recente indagine della Banca Centrale Europea (BCE) sulle aspettative dei consumatori evidenzia un miglioramento del sentiment economico nell’area euro. Nel mese di giugno diminuiscono le aspettative di inflazione nel breve termine, migliorano le prospettive sull’andamento dell’economia e il mercato del lavoro continua a essere percepito come sostanzialmente stabile.

L’indagine mostra inoltre un lieve aumento delle attese sui redditi, mentre rallentano le aspettative di crescita della spesa delle famiglie e dei prezzi delle abitazioni, delineando un quadro di maggiore fiducia ma ancora caratterizzato da prudenza.

Inflazione attesa in diminuzione

I consumatori dell’area euro hanno rivisto al ribasso sia la percezione dell’inflazione registrata negli ultimi dodici mesi sia le aspettative per l’anno successivo.

L’inflazione percepita è scesa al 3,6%, rispetto al 4,0% rilevato a maggio, mentre le aspettative per i prossimi dodici mesi sono diminuite dal 3,5% al 3,0%.

Si riducono leggermente anche le aspettative di inflazione a tre anni, che passano dal 2,9% al 2,8%, mentre quelle a cinque anni restano stabili al 2,4%.

Per il secondo mese consecutivo diminuisce anche l’incertezza relativa alle aspettative di inflazione a un anno, pur mantenendosi superiore ai livelli precedenti allo scoppio del conflitto in Medio Oriente.

L’indagine conferma inoltre differenze tra le diverse categorie di consumatori: le famiglie con redditi più bassi continuano a percepire e ad attendersi livelli di inflazione superiori rispetto a quelle con redditi più elevati, mentre i consumatori di età compresa tra 18 e 34 anni mostrano aspettative inflazionistiche inferiori rispetto alle fasce di età comprese tra 35 e 70 anni.

Redditi e consumi

Le aspettative di crescita del reddito nominale nei prossimi dodici mesi aumentano leggermente, passando dall’1,0% all’1,1%.

Parallelamente rallenta la crescita della spesa nominale percepita nell’ultimo anno, che scende al 5,1% rispetto al 5,4% di maggio.

Anche le aspettative sulla crescita della spesa nei dodici mesi successivi diminuiscono, attestandosi al 3,6% contro il 3,8% del mese precedente.

Le famiglie appartenenti ai tre quintili di reddito più bassi continuano a prevedere una crescita della spesa leggermente superiore rispetto a quelle appartenenti ai due quintili più elevati.

Migliorano le prospettive economiche

Le aspettative sull’andamento dell’economia dell’area euro mostrano un miglioramento.

Le previsioni sulla crescita economica nei prossimi dodici mesi rimangono negative, ma risalgono da -1,7% a -1,4%, indicando un clima di maggiore fiducia rispetto al mese precedente.

Anche le aspettative sul tasso di disoccupazione registrano un lieve miglioramento, passando dall’11,3% all’11,2%.

Come nei mesi precedenti, le famiglie con redditi più bassi prevedono un livello di disoccupazione più elevato, pari al 13,8%, mentre quelle con redditi più alti si attendono un tasso del 9,7%.

Nel complesso, gli intervistati continuano a ritenere che il mercato del lavoro resterà sostanzialmente stabile, considerando che il tasso di disoccupazione atteso è solo leggermente superiore a quello percepito attualmente, pari al 10,7%.

Mercato immobiliare e accesso al credito

Le aspettative di crescita dei prezzi delle abitazioni nei prossimi dodici mesi rallentano leggermente, passando dal 3,6% al 3,4%.

Anche in questo caso emergono differenze tra le fasce di reddito: le famiglie appartenenti al quintile più basso prevedono un incremento medio del 3,7%, mentre quelle con redditi più elevati si attendono una crescita del 3,2%.

Le aspettative sui tassi dei mutui aumentano invece marginalmente, salendo dal 4,9% al 5,0%. Le famiglie con redditi più bassi prevedono tassi medi del 5,8%, contro il 4,4% atteso da quelle con redditi più elevati.

L’indagine evidenzia inoltre un miglioramento nella percezione delle condizioni di finanziamento: diminuisce infatti il saldo netto delle famiglie che segnalano un irrigidimento dell’accesso al credito, così come si riduce la quota di consumatori che si aspetta un ulteriore restringimento delle condizioni di finanziamento nei prossimi dodici mesi.