KKR: Henry McVey evidenzia la crescita dell’Italia tra occupazione, investimenti e capitale privato
- 23 Luglio 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Editoriale
KKR, tra i principali operatori globali nel settore degli investimenti, individua nell’Italia uno dei casi più significativi della crescita della cosiddetta periferia europea. È quanto emerge da “Thoughts from the Road: Europe”, l’analisi firmata da Henry McVey, Chief Investment Officer del Balance Sheet e Responsabile Global Macro & Asset Allocation di KKR, secondo cui l’Europa non può più essere interpretata come un blocco economico omogeneo.
Lo studio sostiene che, nell’attuale ciclo economico, i Paesi della periferia europea stanno registrando performance superiori rispetto alle principali economie del “core”, soprattutto sul fronte del mercato del lavoro e degli investimenti. Tra questi, l’Italia rappresenta uno degli esempi più evidenti.
Italia in evidenza per occupazione e investimenti
Secondo l’analisi di KKR, l’Italia ha registrato il calo della disoccupazione più marcato tra i principali Paesi europei.
Dal termine del 2021 ad aprile 2026, il tasso di disoccupazione è diminuito di 3,8 punti percentuali, un risultato superiore a quello della Spagna (-3,0 punti) e nettamente migliore rispetto alla media dell’Eurozona (-0,7 punti). Nello stesso periodo, Germania e Francia hanno invece registrato un incremento della disoccupazione rispettivamente di 0,5 e 0,8 punti percentuali.
Anche sul fronte degli investimenti fissi, l’Italia mostra una dinamica superiore rispetto ad altre economie europee, con un indice pari a circa 113, superiore alla media dell’Eurozona (circa 104), della Francia (circa 103) e della Germania, che rimane al di sotto della soglia di 100.
Private credit: ampi margini di crescita per il mercato italiano
L’analisi individua anche un’importante opportunità di sviluppo nel settore del private credit.
Secondo KKR, le compagnie assicurative vita italiane risultano le meno esposte in Europa agli investimenti in Private Investment Grade e Asset-Based Finance.
Nel dettaglio, tali strumenti rappresentano appena lo 0,39% del general account e il 4,16% degli attivi privati, contro una media europea pari allo 0,91% e al 5,50%. Il confronto con gli Stati Uniti evidenzia un divario ancora più marcato, con quote pari rispettivamente al 16,5% e al 42,7%.
Per KKR, questo gap rappresenta uno dei principali spazi di crescita per il mercato italiano nei prossimi anni.
Sempre più capitale privato per sostenere lo sviluppo
Lo studio evidenzia inoltre una trasformazione strutturale dell’economia europea, caratterizzata dal passaggio da un modello “capital heavy” a uno “capital light”.
Secondo questa visione, imprese e governi ricorreranno sempre più frequentemente al capitale privato per finanziare investimenti in infrastrutture, transizione energetica, digitalizzazione, difesa e processi di semplificazione societaria.
A supporto di questa prospettiva, KKR richiama anche l’elevato livello di risparmio presente in Europa, stimato in circa 33.000 miliardi di euro, di cui circa 10.000 miliardi ancora detenuti sotto forma di depositi, risorse che potrebbero essere destinate a investimenti produttivi.
KKR rafforza la propria presenza in Europa
La fiducia del gruppo nelle prospettive del continente emerge anche dalla propria strategia di allocazione del capitale.
Attualmente KKR detiene circa il 29% degli attivi del proprio balance sheet investiti in Europa, confermando la convinzione che la regione continui a offrire opportunità di crescita, con particolare attenzione ai Paesi della periferia europea.
Le parole di Henry McVey
Henry McVey, Chief Investment Officer del Balance Sheet e Responsabile Global Macro & Asset Allocation di KKR, ha commentato: «L’Europa non si muove come un’unica economia, e gli investitori non dovrebbero allocare capitale come se lo facesse. La nostra tesi secondo cui la periferia europea è destinata a sovraperformare i paesi core in questo ciclo continua a superare persino le nostre aspettative, con il miglioramento delle tendenze del mercato del lavoro e degli investimenti fissi in Italia che contribuisce a illustrare tale divergenza.»