UPB: salari reali dei dipendenti privati in calo del 6,6% dal 1990, l’attuale modello IRPEF mostra i suoi limiti
- 22 Luglio 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia, Editoriale
L’Ufficio Parlamentare di Bilancio (UPB) evidenzia come la stagnazione delle retribuzioni rappresenti una delle principali criticità del mercato del lavoro italiano. In un’analisi che esamina l’evoluzione dei salari tra il 1990 e il 2026, l’organismo indipendente rileva che i lavoratori dipendenti del settore privato hanno registrato una riduzione delle retribuzioni in termini reali pari al 6,6%.
Secondo il rapporto, le riforme dell’IRPEF hanno contribuito ad attenuare gli effetti della perdita di potere d’acquisto per i redditi medio-bassi, ma la leva fiscale non appare più sufficiente a compensare le criticità strutturali del sistema.
Oltre trent’anni di stagnazione salariale
L’analisi dell’UPB, presieduto da Lilia Cavallari (in foto), mette in evidenza come il mercato del lavoro italiano sia stato caratterizzato da una prolungata fase di stagnazione delle retribuzioni.
Tra i fattori che hanno inciso maggiormente figurano la crescente diffusione del lavoro part-time, la segmentazione del mercato del lavoro per settore, tipologia contrattuale e qualifica professionale, elementi che hanno contribuito ad ampliare le differenze nelle retribuzioni lorde.
Per valutare gli effetti delle politiche fiscali, il rapporto sviluppa una metodologia che consente di distinguere il contributo delle riforme dell’IRPEF, del fiscal drag e della capacità redistributiva del sistema tributario.
Le riforme IRPEF hanno favorito i redditi medio-bassi
Nel corso degli anni il legislatore è intervenuto più volte sulla tassazione del lavoro dipendente, in particolare con le riforme del 2014 e del 2025, riducendo il prelievo fiscale sui redditi bassi e medi.
Questi interventi hanno consentito di mitigare, almeno in parte, gli effetti della perdita di potere d’acquisto per numerosi lavoratori.
Diversa, invece, la situazione per i redditi più elevati, che hanno registrato un aumento del carico fiscale effettivo, anche a causa del drenaggio fiscale (fiscal drag) determinato dalla mancata indicizzazione dei parametri dell’imposta.
Secondo il rapporto, l’indice di redistribuzione è più che raddoppiato, passando da 0,028 a 0,065, risultato attribuito in larga misura proprio alle modifiche introdotte nell’IRPEF.
Un modello redistributivo che mostra i propri limiti
L’UPB ritiene tuttavia che l’attuale sistema redistributivo abbia ormai raggiunto i propri limiti.
Il rapporto evidenzia come la forte progressività dell’IRPEF applicata prevalentemente ai lavoratori dipendenti, unita a una base imponibile relativamente ristretta, determini un maggiore carico fiscale sui redditi medio-alti e una disparità di trattamento rispetto ad altre categorie di contribuenti, come lavoratori autonomi e pensionati.
Secondo gli esperti, questa situazione pone anche questioni di equità orizzontale, rendendo necessario un ripensamento del modello redistributivo.
I rischi legati all’inflazione e al fiscal drag
Tra gli elementi di attenzione segnalati dal rapporto figura il possibile ritorno del fiscal drag, favorito dalla ripresa dell’inflazione.
L’aumento dei prezzi potrebbe infatti amplificare gli effetti della mancata indicizzazione delle soglie fiscali, incrementando automaticamente il prelievo tributario sui redditi da lavoro.
L’UPB richiama inoltre l’attenzione sulle misure introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, che prevedono regimi fiscali sostitutivi per gli incrementi salariali derivanti dai rinnovi contrattuali.
Secondo l’organismo, questa scelta evidenzia un’incoerenza del sistema, poiché la tassazione applicata agli aumenti retributivi risulta oggi più elevata rispetto a quella che grava sul reddito già percepito.
Le proposte dell’UPB
Nel rapporto viene sottolineato che la sola leva fiscale non è sufficiente ad affrontare le cause strutturali della stagnazione salariale e della crescente precarizzazione del lavoro.
Per rafforzare la capacità redistributiva del sistema, l’UPB suggerisce di intervenire attraverso misure complementari, tra cui la revisione dei regimi fiscali agevolati, l’ampliamento della base imponibile mediante un rafforzamento del contrasto all’evasione fiscale e l’adozione di politiche strutturali orientate a sostenere la crescita delle retribuzioni.
A queste misure potrebbero affiancarsi strumenti di sostegno al reddito finanziati dal lato della spesa pubblica, con l’obiettivo di migliorare l’efficacia complessiva delle politiche redistributive.