Confesercenti: il caldo estremo può costare fino a 12 miliardi di euro l’anno all’economia italiana
- 20 Luglio 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Economia, Editoriale
Il caldo estremo non rappresenta più soltanto un’emergenza climatica e sanitaria, ma anche un fattore di crescente impatto economico. È quanto evidenzia Confesercenti, che stima come la presenza di 30-60 giorni all’anno caratterizzati da temperature particolarmente elevate possa generare un costo compreso tra 6 e 12 miliardi di euro per l’economia italiana, pari a circa lo 0,2-0,4% del Prodotto interno lordo (PIL).
Secondo l’associazione, il cambiamento climatico sta modificando in modo strutturale il funzionamento delle imprese, incidendo sui costi operativi, sulla produttività, sui consumi e sulle abitudini di acquisto e di viaggio.
Investimenti e costi energetici rappresentano le voci più pesanti
L’Ufficio Economico di Confesercenti individua negli investimenti necessari per adattarsi alle temperature elevate la principale voce di costo.
Le imprese sono chiamate a investire in impianti di climatizzazione più efficienti, fotovoltaico, sistemi di schermatura e interventi di riqualificazione energetica degli immobili. Il costo complessivo di questi investimenti viene stimato tra 2 e 4 miliardi di euro.
A questi si aggiungono i maggiori costi per l’energia, valutati tra 2 e 3 miliardi di euro, legati all’utilizzo più intenso e prolungato degli impianti di raffrescamento durante i mesi estivi.
Il caldo riduce la produttività e penalizza numerosi settori
Tra gli effetti economici più rilevanti figura anche il calo della produttività del lavoro, stimato da Confesercenti tra 1,5 e 3 miliardi di euro.
Secondo l’associazione, quando le temperature superano stabilmente i 35 gradi, diminuiscono la capacità di svolgere attività fisicamente impegnative, aumentano gli errori e le assenze per malattia e si riduce il numero complessivo di ore lavorate.
I comparti maggiormente esposti sono edilizia, agricoltura, logistica, commercio ambulante, manutenzioni, turismo all’aperto e i pubblici esercizi.
Perdite di fatturato per commercio, turismo e ristorazione
L’associazione stima inoltre una perdita di fatturato compresa tra 1 e 2 miliardi di euro per le attività economiche più esposte alle alte temperature.
Nel commercio, il caldo intenso riduce la presenza di persone nelle vie cittadine durante le ore centrali della giornata, penalizzando soprattutto negozi di vicinato, mercati e attività dei centri storici, mentre risultano favoriti i grandi spazi commerciali climatizzati e le piattaforme di e-commerce.
Anche il comparto del turismo registra cambiamenti nei comportamenti dei visitatori. I flussi tendono infatti a concentrarsi nei mesi di giugno e settembre, con una crescente preferenza per le località montane rispetto alle città d’arte durante le settimane più calde.
Nel settore della ristorazione, inoltre, l’afa può ridurre l’utilizzo dei dehors, limitando la capacità operativa dei pubblici esercizi.
L’impatto sulle famiglie e sulle microimprese
Secondo Confesercenti, il caldo determina un aumento significativo anche delle spese sostenute dalle famiglie.
La climatizzazione estiva comporta oggi un costo medio di circa 150 euro, ma tale importo potrebbe arrivare fino a 400 euro nei prossimi anni. A queste spese si aggiungono quelle per l’acquisto e la sostituzione dei condizionatori, il maggiore consumo idrico e i costi sanitari collegati allo stress termico.
Per le microimprese, l’aumento delle spese per il raffrescamento rappresenta un’ulteriore criticità. Un’attività commerciale che oggi sostiene circa 3.000 euro l’anno per la climatizzazione potrebbe arrivare a spendere tra 5.000 e 6.000 euro, oltre agli investimenti necessari per migliorare l’efficienza energetica degli immobili.
L’appello di Confesercenti per interventi strutturali
Il Presidente di Confesercenti, Nico Gronchi, definisce il caldo estremo una vera e propria “tassa climatica”, destinata a incidere in modo permanente sulla competitività del sistema economico.
Secondo Gronchi, la risposta non può essere affidata esclusivamente alle iniziative di famiglie e imprese, ma richiede interventi strutturali da parte delle istituzioni.
Tra le priorità indicate figurano la riqualificazione termica degli edifici, il miglioramento dell’efficienza energetica delle strutture commerciali e una rigenerazione urbana capace di rendere le città più resilienti agli effetti del cambiamento climatico.