Investimenti diretti globali in impennata, spinti dai data center
- 17 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Dopo due anni di contrazione, la massa globale degli investimenti diretti esteri torna a espandersi, con un aumento vicino ai 100 miliardi di dollari che porta il totale a circa 1.624 miliardi di dollari.
Il rapporto mondiale 2026 redatto dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e lo Sviluppo (Unctad) mette in luce una netta dicotomia nei trend geografici e per fasce di reddito. Nei paesi sviluppati si osservano progressi a doppia cifra sia in termini di valore sia nel numero di progetti greenfield, mentre nelle aree in via di sviluppo la crescita è quasi ferma (+2% in valore) e diminuiscono le operazioni registrate.
La frammentazione emerge ancora più chiaramente se si analizzano i flussi per fasce di reddito: i paesi con redditi più elevati continuano ad attrarre la quota maggiore degli investimenti, con un robusto aumento europeo pari al +39%. Al contrario, per i paesi a medio-basso reddito i flussi registrano una riduzione del 5%, mentre i paesi più poveri mostrano una crescita media del 10% ma in termini assoluti si tratta di soli 20 miliardi di dollari, poco più dell’1% del totale mondiale.
Per quanto riguarda la Italia, i dati relativi al 2025 non sono incoraggianti: i flussi in ingresso scendono a 8,8 miliardi di dollari (rispetto ai 20 miliardi dell’anno precedente), mentre quelli in uscita si attestano intorno ai 30 miliardi di dollari, anch’essi in calo rispetto all’anno precedente.
A livello nazionale e globale a dominare la graduatoria rimangono gli Stati Uniti, sia per i flussi in uscita (circa 263 miliardi di dollari) sia come paese di destinazione degli investimenti esteri (circa 277 miliardi di dollari). Inoltre, tre dei quattro progetti più consistenti a livello mondiale sono diretti verso il mercato statunitense.
I curatori del rapporto ricordano che gli investimenti diretti non sono solo cifre finanziarie: rappresentano vettori di trasferimento tecnologico, sviluppo di competenze, creazione di posti di lavoro e apertura a mercati esteri. L’ingresso di un’impresa in una catena del valore regionale può determinare opportunità professionali locali e favorire la permanenza dei talenti nei propri paesi d’origine.
Dal punto di vista politico e di policy, la concentrazione degli investimenti nei paesi ad alto reddito solleva interrogativi sulla sostenibilità della ripresa globale e sulla capacità delle economie emergenti di partecipare alla transizione digitale e verde. Per Italia e Unione Europea questo scenario rafforza l’urgenza di interventi mirati: riforme strutturali per migliorare l’attrattività, incentivi per investimenti in settori strategici come le energie rinnovabili e la manifattura ad alto valore aggiunto, e politiche che favoriscano l’innovazione e la formazione tecnica.
Per gli investitori privati e istituzionali, la tendenza segnala opportunità e rischi: l’attrazione di grandi progetti verso poche economie aumenta la liquidità e le occasioni in quei mercati, ma accentua anche i rischi geopolitici e la concorrenza per le risorse tecnologiche. In ottica di portafoglio, ciò suggerisce una valutazione più attenta dell’esposizione geografica e settoriale, con particolare attenzione agli investimenti che promuovono capacità produttive locali e resilienza delle catene di approvvigionamento.
In sintesi
- La ripresa dei flussi FDI beneficia soprattutto delle economie avanzate; per gli investitori italiani ciò implica la necessità di diversificare geograficamente e valutare il rischio concentrazione.
- La scarsa crescita nei paesi a medio-basso reddito evidenzia un divario strutturale: politiche pubbliche orientate agli incentivi e all’innovazione sono essenziali per attrarre capitale produttivo.
- L’attenzione sui grandi progetti in Stati Uniti suggerisce opportunità nei settori high-tech e green, ma anche la prudenza nell’esposizione verso mercati soggetti a forti tensioni geopolitiche.