Banca Etica chiede garanzie più efficaci per le imprese sociali
- 17 Luglio 2026
- Posted by: Francesca
- Categoria: Editoriale
Banca Etica rilancia il confronto sul futuro della social economy in Europa presentando un pacchetto di misure volte a rafforzare gli strumenti di garanzia pubblica destinati alle imprese sociali. L’obiettivo dichiarato è rendere più stabile e prevedibile l’accesso al credito, favorendo la crescita di un comparto che svolge funzioni essenziali per il welfare e lo sviluppo locale.
Secondo i dati esposti dall’istituto, nei 19 Stati membri dell’Unione europea per i quali sono disponibili informazioni, l’economia sociale realizza un fatturato superiore a 912 miliardi di euro, una dimensione comparabile a settori industriali di grande peso. Il perimetro include servizi come asili nido, assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, attività di tutela ambientale e iniziative legate al turismo responsabile.
Garanzie pubbliche per favorire l’accesso al credito
Al centro delle proposte di Banca Etica c’è il rafforzamento degli strumenti pubblici di garanzia, in particolare del Fondo di Garanzia per le PMI a livello nazionale e del programma InvestEU a livello europeo, considerati leve fondamentali per mobilitare risorse private a sostegno dell’economia sociale.
Questi schemi, spiegano gli estensori, funzionano riducendo il rischio per gli intermediari finanziari e aumentando la capacità di erogare credito con condizioni vantaggiose. Per le imprese sociali, che spesso presentano profili patrimoniali e di governance differenti rispetto alle imprese tradizionali, garanzie più adeguate possono tradursi in maggiore accesso a investimenti e progetti a lungo termine.
Le criticità dell’attuale sistema di garanzie
Banca Etica mette in luce alcune limitazioni del quadro attuale: la discontinuità normativa, la limitata prevedibilità delle risorse nel medio termine e vincoli dimensionali che penalizzano le realtà di dimensione contenuta tipiche dell’economia sociale.
Inoltre, osserva l’istituto, la configurazione dei sistemi di garanzia resta spesso orientata alle PMI tradizionali, con scarsa adattabilità alle esigenze specifiche delle cooperative, delle mutue, delle imprese sociali e degli Enti del Terzo Settore. Si avverte anche la necessità di una migliore integrazione tra strumenti europei e nazionali e di una complementarità più forte con le forme di garanzia mutualistiche già operative.
Le proposte per Italia ed Europa
Per il contesto italiano, Banca Etica propone di rendere strutturale il Fondo di Garanzia per le PMI, superando le proroghe annuali e ampliando l’accesso all’intera economia sociale. Tra le misure suggerite vi è anche l’innalzamento del limite attuale di 60 mila euro per alcune tipologie di intervento, in modo da garantire strumenti più adeguati ai bisogni reali delle organizzazioni non profit e cooperative.
A livello europeo, l’istituto sollecita una continuità e un rifinanziamento del programma InvestEU nel ciclo di programmazione 2028-2034, con risorse stanziate specificamente per l’economia sociale, procedure amministrative semplificate e il coinvolgimento dei soggetti intermedi specializzati nella progettazione degli strumenti.
Le proposte avanzate trovano, secondo l’analisi di Banca Etica, alcune corrispondenze nel Piano d’Azione Nazionale per l’Economia Sociale, recentemente illustrato dal Consiglio dei Ministri, la cui rapida attuazione viene indicata come essenziale per trasformare le intenzioni in interventi concreti.
Aldo Soldi: le garanzie sono un investimento per il Paese
Aldo Soldi, Presidente di Banca Etica, ha dichiarato:
“Rafforzare e stabilizzare gli strumenti di garanzia non è una spesa assistita, ma un investimento con effetto moltiplicatore: amplifica la capacità di credito degli intermediari e sostiene progetti che generano valore sociale ed economico nelle comunità.”
Secondo Soldi, non è necessario inventare nuove misure, ma piuttosto consolidare e rifinanziare quelle esistenti, adattandole alle specificità organizzative e patrimoniali delle imprese sociali, in modo da favorire finanziamenti sostenibili e duraturi.
Le banche etiche come partner nella definizione delle politiche
Il documento sottolinea inoltre il ruolo che la finanza etica ha svolto negli ultimi trent’anni come interlocutore specializzato nel finanziamento dell’economia sociale, costruendo competenze e strumenti di valutazione adeguati al settore.
Per questi motivi, Banca Etica e le organizzazioni aderenti richiedono che le banche etiche siano coinvolte fin dalle fasi di progettazione delle misure di garanzia, contribuendo a disegnare strumenti più funzionali alle esigenze operative delle imprese sociali e più efficaci nel sostenere l’occupazione locale e i servizi di prossimità.
Il documento è stato sottoscritto da numerose realtà associative e cooperative, tra cui ACLI, Altromercato, Arci, Caritas, CNCA, CGM, Cooperfidi, COSPE, Emergency, First CISL, Forum del Terzo Settore, Gruppo Abele, Legacoop-Coopfond, Libera, Manitese, Oxfam e RITMI, a testimonianza di un fronte ampio che chiede misure concrete e durature.
Sul versante operativo, la sfida principale resta quella di tradurre le proposte in interventi normativi e finanziari che assicurino prevedibilità delle risorse, criteri di accesso adeguati alle diverse forme di impresa sociale e meccanismi di monitoraggio trasparenti per valutare l’impatto economico e sociale degli investimenti.
In sintesi
- Rafforzare le garanzie pubbliche può ridurre il rischio percepito dagli intermediari, favorendo un aumento del credito verso progetti sociali con potenziali ritorni stabili nel medio termine.
- Per gli investitori istituzionali italiani, la maggiore prevedibilità degli strumenti di garanzia rende il segmento dell’economia sociale più attraente per prodotti finanziari tematici e impact investing.
- L’integrazione tra strumenti nazionali e europei, insieme al coinvolgimento delle banche etiche, è cruciale per disegnare soluzioni finanziarie che rispondano alle specificità operative delle organizzazioni sociali.
- Una politica di garanzie stabile può contribuire a rafforzare il tessuto produttivo locale, sostenendo occupazione di qualità e servizi territoriali che riducono il rischio di spesa pubblica futura.