Italia: i giovani agricoltori parlano il linguaggio d’impresa
- 12 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
È un’esperienza che evidenzia un problema strutturale del settore: l’accesso al credito è diventato uno dei principali ostacoli al ricambio generazionale. Secondo Parisi, molti giovani possiedono idee e competenze solide, ma si scontrano con procedure lunghe, richieste documentali complesse e schemi di garanzia poco favorevoli a chi parte da zero.
Parisi ha dichiarato:
“Molti giovani hanno idee, competenze e progetti validi, ma si scontrano con iter lunghi, richieste documentali complesse e un sistema di garanzie che difficilmente favorisce chi parte da zero”.
Per questo motivo Coldiretti sollecita strumenti finanziari aggiornati ai tempi dell’agricoltura, con periodi di preammortamento più lunghi e criteri di valutazione che valorizzino la qualità del progetto imprenditoriale oltre alle garanzie tradizionali.
Parisi ha aggiunto:
“Acquistare o anche semplicemente affittare terreni richiede investimenti che spesso un ragazzo non riesce a sostenere”.
La proposta include il rafforzamento della Banca delle Terre Agricole, incentivi agli affitti di lungo periodo e meccanismi che facilitino il trasferimento delle aziende dagli agricoltori prossimi alla pensione alle nuove generazioni, una necessità resa più urgente dall’invecchiamento della popolazione agricola.
Trasolini ha aggiunto:
“I prezzi dei terreni sono aumentati molto negli ultimi anni, ma i ricavi non sono cresciuti nella stessa misura. A pesare sono l’aumento dei costi di produzione, l’inflazione e gli effetti delle crisi internazionali: il gasolio agricolo ha inciso tantissimo e non sempre riusciamo a trasferire questi maggiori costi sul prezzo finale del prodotto”.
In questo contesto la diversificazione produttiva emerge come strumento concreto di gestione del rischio: distribuire attività e ricavi aiuta a compensare annate negative e instabilità di mercato.
Trasolini ha spiegato:
“Se coltivi una sola cosa e quell’annata va male, rischi di perdere tutto. Con attività diverse riesci a compensare gli squilibri. È quello che facevano già i contadini di una volta, anche se in un contesto completamente diverso”.
Il filo che lega innovazione e tradizione è chiaro: cambiano i mercati e le tecnologie, ma resta la necessità di ridurre l’esposizione al rischio attraverso modelli produttivi più vari e resiliente.
Più imprenditori che agricoltori
Il profilo richiesto ai nuovi ingressi nel settore è ormai quello di un imprenditore polivalente: spesso laureato, capace di integrare tecnologie digitali, apertura ai mercati esteri, comunicazione diretta con i consumatori e investimenti in sostenibilità.
Parisi ha sottolineato:
“Il giovane agricoltore del 2026 è un imprenditore preparato, spesso laureato, che utilizza tecnologie avanzate, guarda ai mercati internazionali, comunica direttamente con i consumatori e investe in sostenibilità”.
L’introduzione di droni, sensori, sistemi satellitari e intelligenza artificiale sta trasformando le pratiche agricole, rendendo fondamentali competenze che fino a pochi anni fa erano estranee al settore.
Trasolini ha spiegato:
“Prima il contadino lavorava la terra e vendeva all’ingrosso. Oggi un giorno puoi essere in vigna, quello dopo accogliere gli ospiti dell’agriturismo, poi lavorare ai contenuti per i social o seguire la vendita diretta. Non sei più soltanto un coltivatore: gestisci un’impresa”.
La transizione richiede dunque formazione continua e percorsi multidisciplinari. Nel suo caso personale, Trasolini ha integrato gli studi alberghieri con corsi di marketing, gestione aziendale, hotel management e formazione tecnica specifica per attività agricole e ricettive.
Trasolini ha aggiunto:
“Per sviluppare un’azienda multifunzionale servono competenze molto diverse tra loro. Le ho costruite nel tempo, mettendo insieme esperienze differenti”.
Per Coldiretti la sfida dei prossimi anni è costruire un sistema formativo capace di preparare imprenditori in grado di integrare innovazione digitale, sostenibilità, gestione economica e competenze agricole tradizionali: il ricambio generazionale non riguarda solo chi lavora la terra, ma chi saprà guidare imprese agricole sempre più complesse e competitive.
In sintesi
- La carenza di strumenti finanziari adeguati crea spazi per prodotti creditizi dedicati all’agricoltura innovativa: prestiti con preammortamento più lungo e garanzie calibrate potrebbero sbloccare investimenti giovanili.
- L’aumento dei prezzi dei terreni, non accompagnato da crescita dei ricavi, favorisce modelli di gestione condivisa o a contratto (affitti a lungo termine, cooperative), che possono rappresentare opportunità per investitori e fondi agricoli.
- La digitalizzazione e la multifunzionalità richiedono investimenti in capitale umano e tecnologie; ciò rende attraente il mercato dei servizi ad alto valore aggiunto (consulenza digitale, sensing, piattaforme di vendita diretta).
- Per sostenere il ricambio generazionale servono politiche pubbliche che combinino formazione, accesso al credito e mercato delle terre transparenti: un approccio integrato ridurrebbe il rischio sistemico e renderebbe il settore più competitivo a livello internazionale.