Cuoa, soci e ricavi in forte crescita: ora focus su estero e governance

Federico Visentin ha osservato:

“Non ne ho visti molti arrivare ai risultati senza modifiche progressive.”

Non è facile, in tempi così mutevoli, rispettare gli obiettivi di un piano triennale: questa considerazione introduce il bilancio del Cuoa, la Business School più antica d’Italia, fondata nel 1957 ad Altavilla Vicentina, che in quasi sette decenni è diventata un punto di riferimento per il sistema imprenditoriale non solo del Nord Est ma dell’intero paese.

Risultati economici e formativi

Il Cuoa ha chiuso il 2025 con ricavi oltre i 10 milioni di euro, registrando una crescita del 6,7% rispetto all’anno precedente e raddoppiando la redditività, con un utile che supera i 500mila euro. Parallelamente, l’istituto dichiara di avere formato più di 9mila persone attraverso i propri percorsi formativi.

Questi risultati, per una fondazione senza scopo di lucro come il Cuoa, assumono valenze diverse rispetto a un’azienda tradizionale: oltre a garantire equilibrio economico-finanziario, sono indicatori del crescente interesse delle imprese verso la formazione manageriale, cruciale in un contesto caratterizzato da rapidi cambiamenti nei modelli organizzativi, nei processi produttivi e nelle filiere commerciali.

Il ruolo di supporto alle imprese

Visentin ha sottolineato che l’obiettivo del Cuoa è offrire sostegno alle imprese: storicamente concentrate nel Nord Est, oggi sempre più orientate verso mercati nazionali e internazionali. Il nuovo consiglio di amministrazione, insediato un anno fa, ha posto tra le priorità l’internazionalizzazione dei programmi formativi e il rafforzamento delle relazioni con il tessuto imprenditoriale.

La capacità di adattamento dell’offerta formativa si riflette anche nell’aumento dei soci sostenitori — aziende che contribuiscono con una quota annuale — passati da 159 nel 2023 a 184 nel 2024 e a 207 l’anno successivo. Anche i soci fondatori sono cresciuti, raggiungendo quota 13 nel 2025 con l’ingresso della Camera di commercio di Padova.

Contesto e rilevanza strategica

La crescita del Cuoa va letta alla luce di tendenze più ampie: le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, cercano competenze per gestire transizioni digitali, adeguarsi a normative ambientali e aprirsi ai mercati esteri. Le business school agiscono come moltiplicatori di capitale umano, accelerando processi di innovazione e internazionalizzazione che hanno ricadute dirette sulla competitività territoriale.

Inoltre, il rafforzamento dei legami con istituzioni locali come le camere di commercio favorisce sinergie pubblico-private utili per la progettazione di programmi formativi coerenti con le politiche di sviluppo regionale e con i piani europei di ripresa e resilienza.

Implicazioni per imprese e investitori

Per le aziende, l’investimento in formazione manageriale rappresenta una leva per aumentare produttività, capacità di export e resilienza organizzativa. Per gli investitori e gli stakeholder istituzionali, il rafforzamento delle competenze locali riduce rischi operativi e crea condizioni più favorevoli all’attrazione di capitali, in particolare in settori che richiedono competenze avanzate e coordinamento internazionale.

Dal punto di vista del mercato del lavoro, l’attività di una scuola manageriale consolidata può contribuire a ridurre il mismatch tra offerta e domanda di competenze, sostenendo la crescita di filiere ad alto valore aggiunto e favorendo l’occupabilità di figure professionali strategiche.

Prospettive e sfide future

Le principali sfide per il Cuoa e per istituzioni analoghe sono mantenere l’aggiornamento dell’offerta formativa, ampliare le collaborazioni internazionali e continuare a misurare l’impatto dei programmi sui risultati aziendali. Inoltre, la sostenibilità finanziaria, pur essendo compatibile con la natura no-profit, richiederà strategie di diversificazione delle entrate e una più stretta integrazione con il mondo produttivo.

Se saprà consolidare la propria rete di soci e sviluppare partnership internazionali, la scuola potrà ampliare l’eco delle proprie attività oltre i confini regionali, contribuendo in modo più incisivo alla formazione dei manager richiesti dalle imprese italiane in trasformazione.

In sintesi

  • Il rafforzamento della formazione manageriale migliora la capacità competitiva delle imprese italiane, rendendole più attraenti per investimenti diretti soprattutto nei settori high-tech e export-oriented.
  • Per gli investitori, l’esistenza di un ecosistema formativo solido riduce il rischio di capitale umano inadeguato e facilita operazioni di crescita e internazionalizzazione.
  • La collaborazione tra istituzioni locali e business school rappresenta un fattore di stabilità regionale che può tradursi in opportunità per finanziamenti europei e programmi di sviluppo imprenditoriale.


Author: Tony
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