Welfare aziendale: dai buoni acquisto ai servizi per l’infanzia, i benefit più ambiti dai lavoratori

I settori con la maggiore diffusione del welfare aziendale sono il metalmeccanico e i servizi, segnalati dal 72% delle imprese coinvolte nell’indagine; seguono il commercio con il 50% e la manifattura non meccanica con il 40%.

Una novità significativa riguarda la penetrazione del welfare nelle imprese di dimensioni ridotte: nelle piccole e medie imprese la diffusione è aumentata più che nelle grandi aziende, toccando il 68%, mentre nell’ultimo triennio si registra una forte crescita anche tra le micro e le piccole imprese.

Le motivazioni indicate dalle imprese per adottare strumenti di welfare aziendale sono molteplici: il rafforzamento del potere d’acquisto dei lavoratori, la riduzione del costo del lavoro per l’impresa, l’attrazione e la fidelizzazione delle risorse e l’attenzione alla salute e al benessere dei dipendenti.

I piani di welfare risultano più spesso disciplinati da regolamenti aziendali (44%) che dalla contrattazione collettiva (37%), ripartita tra nazionale (28%), aziendale (8%) e territoriale (1%). Il 16% dei piani è di tipo “concessivo”, cioè non regolato da atti o contratti obbligatori. Inoltre, il 96% degli operatori del settore segnala un aumento dei piani gestiti e del fatturato negli ultimi tre anni.

Incentivi fiscali e soglie per i fringe benefit

L’incentivo fiscale sui fringe benefit è stato prorogato fino al 2027: la soglia di esenzione è fissata a 1.000 euro per i lavoratori senza figli a carico e a 2.000 euro per chi ha figli fiscalmente a carico. Per il 2028 è prevista, salvo interventi correttivi del governo, la reintroduzione dell’importo ordinario di 258,23 euro (equivalente alle precedenti 500mila lire).

Emmanuele Massagli, presidente di Aiwa, docente presso la Università Lumsa di Roma e membro esperto del CNEL, ha dichiarato:

“Il welfare aziendale ha ormai raggiunto una fase di maturità e deve definire la sua evoluzione futura. La sfida consiste nel rinnovare e valorizzare beni e servizi con una chiara vocazione sociale, ampliando quanto previsto dall’articolo 51, comma 2, del TUIR. Tra le proposte vi sono misure per la cura degli animali domestici, incentivi alla mobilità sostenibile, rimborsi per l’affitto degli studenti fuori sede, la possibilità di cedere il credito welfare a colleghi in difficoltà o al terzo settore e l’introduzione di polizze vita per eventi straordinari della vita quotidiana.”

Massagli ha inoltre espresso la posizione secondo cui è opportuno stabilizzare la soglia di esenzione a 1.000 euro in modo duraturo per evitare gli effetti di un continuo alternarsi di norme che rendono difficile la pianificazione sia per le imprese sia per i lavoratori.

Implicazioni per aziende e lavoratori

L’estensione dell’incentivo fino al 2027 offre un orizzonte temporale utile per le imprese che intendono investire in piani di welfare strutturati: la certezza normativa favorisce programmi pluriennali che possono migliorare retention e produttività. Tuttavia, la prospettiva di un ritorno alla soglia precedente nel 2028 crea incertezza strategica, soprattutto per le poche realtà che dispongono di margini stretti.

Per i lavoratori, il mantenimento di soglie più alte significa un aumentato potere d’acquisto effettivo e maggiore flessibilità nella fruizione di servizi a sostegno della conciliazione vita-lavoro. Dal punto di vista fiscale, la stabilizzazione di benefici come i fringe benefit può incidere sulla decisione di preferire compensi monetari o benefit in natura.

Dal lato degli operatori del welfare, il forte incremento di piani e fatturato registrato negli ultimi tre anni suggerisce opportunità di sviluppo per i fornitori di servizi, ma anche la necessità di adeguare l’offerta a soluzioni più socialmente orientate e modulabili in funzione delle dimensioni aziendali.

Questioni aperte e possibili scenari

Resta aperto il tema della disciplina normativa a lungo termine: una stabilizzazione delle soglie consentirebbe investimenti più certi e uniformi, mentre oscillazioni normative potrebbero spingere le imprese verso soluzioni temporanee o meno ambiziose. Inoltre, l’inclusione di nuove voci (mobilità sostenibile, assistenza per animali domestici, affitti per studenti) richiederà definizioni tecniche chiare per evitare ambiguità fiscali e amministrative.

Infine, la diffusione crescente del welfare tra le PMI impone un’attenzione specifica alle modalità di erogazione e gestione: strumenti digitali e partnership con provider specializzati potrebbero facilitare l’adozione e contenere i costi di gestione.

In sintesi

  • Stabilizzare la soglia di esenzione per i fringe benefit ridurrebbe l’incertezza e favorirebbe investimenti pluriennali delle aziende in piani di welfare più strutturati.
  • L’aumento della diffusione del welfare nelle PMI crea opportunità per i fornitori di servizi specializzati, che dovranno offrire soluzioni scalabili e conformi alle nuove esigenze sociali.
  • Per gli investitori, il settore del welfare aziendale mostra segnali di crescita sostenuta; però la redditività dipenderà dalla capacità degli operatori di innovare prodotti a carattere sociale e di adattarsi alle variazioni normative.
  • Una normativa chiara su nuove prestazioni (mobilità sostenibile, affitti studenti, assistenza animali) è fondamentale per evitare arbitrati fiscali e per massimizzare l’impatto positivo sul mercato del lavoro e sulla produttività.


Author: Tony
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