Economia del mare: 225 miliardi di valore e imprese in forte crescita
- 8 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La blue economy italiana cresce e raggiunge un valore prossimo a 225 miliardi di euro, pari all’11,4% del prodotto interno lordo nazionale, con il Mezzogiorno che mantiene il ruolo di area a maggior peso nel cosiddetto “sistema mare”. I dati emergono dal XIV Rapporto nazionale sull’economia del mare, curato dall’osservatorio Ossermare con il Centro studi Tagliacarne – Unioncamere, Informare, la Camera di commercio di Frosinone Latina e il network Blue forum Italia. Il documento sarà presentato a Roma presso il ministero delle Imprese e del made in Italy nell’ambito del Blue forum 2026.
Crescita e impatto economico
Secondo il Rapporto, il valore aggiunto diretto della filiera marittima ammonta a circa 78,9 miliardi di euro. Considerando l’effetto moltiplicatore — calcolato quest’anno in 1,8 (ossia per ogni euro speso nei settori direttamente collegati al mare se ne generano altri 1,8) — il valore complessivo attivato supera i 224,9 miliardi, confermando la rilevanza della blue economy nel contesto produttivo nazionale.
Rispetto al Rapporto presentato a luglio 2025, il valore aggiunto diretto è salito da 76,6 a 78,9 miliardi, mentre il valore attivato è passato da 216,7 a 224,9 miliardi, con una leggera crescita della quota sul Pil (dall’11,3% all’11,4%). L’ecosistema ha visto crescere anche il numero di imprese e di occupati: nel 2026 si registrano 253.599 imprese e circa 1,13 milioni di addetti, contro 232.841 imprese e 1,08 milioni di occupati dell’anno precedente.
Andamento e dinamiche recenti
Agli aggiornamenti della contabilità Istat di marzo 2026, integrati dal Centro studi Tagliacarne, il Rapporto associa una crescita cumulata del valore aggiunto complessivo dell’economia del mare di circa 9,6 miliardi. Il valore aggiunto diretto segna un incremento del +3,8%, rispetto al +2,1% dell’economia nazionale, corrispondente a circa 2,9 miliardi in termini assoluti su base annua. L’occupazione nel comparto è aumentata del +4,2%, quasi triplicando la dinamica occupazionale media del Paese.
Dal punto di vista territoriale, il Rapporto mostra che il Mezzogiorno assorbe il 34,2% del valore aggiunto e il 39,9% dell’occupazione dell’intera economia del mare. Il Centro contribuisce per il 30,2% del valore aggiunto e per il 29,7% dell’occupazione. Tra le ripartizioni settentrionali si registrano incidenze più contenute: il Nordovest partecipa per il 18,3% al valore aggiunto blu e per il 14,4% all’occupazione, mentre il Nordest contribuisce per il 17,3% e il 16% rispettivamente.
Regioni e province più esposte
Le regioni con la maggiore incidenza del valore aggiunto blu sul totale dell’economia territoriale sono Liguria (14,4%), Sardegna (7,5%), Friuli-Venezia Giulia (7,3%), Campania (7,1%), Sicilia (7,0%) e Lazio (6,8%). A livello provinciale risultano particolarmente rilevanti Trieste (21,4%), Livorno (19,4%), La Spezia (17,1%), Genova (16,2%), Rimini (12,7%) e Venezia (12,3%).
Imprese, capitale umano e competenze
Il Rapporto evidenzia come, nonostante segnali di mismatch tra offerta e domanda di lavoro, il sistema mare mostri una resilienza superiore alla media nazionale. Il 65,9% delle imprese del comparto dichiara difficoltà nel reperire figure con competenze adeguate, rispetto al 68,4% rilevato per l’intera economia.
Questa carenza di competenze incide sui processi produttivi e sulla capacità di innovare: ne derivano opportunità per gli operatori della formazione tecnico-professionale, per le iniziative di collaborazione pubblico-privato in ambito educativo e per gli investimenti in tecnologie che migliorino produttività e sicurezza nei settori marittimi.
Dichiarazioni istituzionali
Andrea Prete, presidente di Unioncamere, ha dichiarato:
“Il ruolo assunto dall’economia del mare, anche a livello europeo, come motore di crescita e occupazione dimostra che questa filiera è diventata uno strumento essenziale di politica industriale: al suo interno convivono manifattura, logistica, turismo e infrastrutture, tutte componenti fondamentali per lo sviluppo.”
La posizione delle istituzioni rimarca la necessità di politiche integrate che favoriscano investimenti in porti, mobilità sostenibile, transizione energetica offshore e formazione specializzata, per consolidare il potenziale di attrazione di capitali e valorizzare catene del valore locali.
In sintesi
- La crescita della blue economy, superiore alla media nazionale, suggerisce opportunità d’investimento infrastrutturale nei porti, nella logistica e nelle energie marine, con potenziali ritorni su scala territoriale.
- La forte incidenza del Mezzogiorno evidenzia come le politiche regionali mirate possano aumentare la produttività locale e attrarre capitale privato verso interventi di riqualificazione costiera e turistico-portuale.
- La carenza di competenze rappresenta sia un rischio per la competitività sia un’occasione per operatori della formazione e tecnologie abilitanti: investimenti in upskilling e automazione potrebbero ridurre il mismatch e aumentare i salari specializzati.
- Il moltiplicatore economico di 1,8 indica che politiche pubbliche e investimenti nella filiera mare producono elevate esternalità positive per l’economia nazionale, giustificando interventi mirati nelle filiere ad alta intensità tecnologica.