Scopri la classifica 2026: i sindaci e governatori più amati

Le ragioni dell’ampio consenso tra gli elettori sono probabilmente riconducibili a un apparato politico-amministrativo ormai ben consolidato sul territorio, dove il centrosinistra fatica storicamente a imporsi al di fuori dei centri urbani.

Un esempio significativo è rappresentato dal Piemonte, dove Alberto Cirio (Forza Italia) si conferma al quarto posto con circa il 60% dei consensi, proseguendo il processo di consolidamento già osservato negli anni precedenti.

Il vento favorevole che spinge molti presidenti del Nord vicini al centrodestra non pare essere legato a progressi nell’autonomia differenziata, dato che finora risultati concreti non si sono manifestati.

Il Governo ha comunque avviato delle preintese con Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto (il presidente Massimiliano Fedriga, essendo alla guida di una Regione a statuto speciale, non è interessato). Tuttavia, il contenuto di tali accordi—identico per tutte le Regioni coinvolte—resta fortemente limitato dall’illegittimità costituzionale accertata dalla Consulta in relazione alla prima legge attuativa dell’autonomia.

Al momento sono sul tavolo questioni quali la protezione civile, le professioni, la previdenza complementare e un potenziale rafforzamento dell’autonomia già esistente in ambito sanitario. Il percorso è però ancora agli inizi: dopo l’esame parlamentare delle preintese si dovrebbe passare ai disegni di legge attuativi, iter che rischierebbe di interrompersi in caso di elezioni anticipate in primavera, come ha avvertito il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Nonostante il Nord occupi le posizioni di vertice nella graduatoria dei governatori più apprezzati, non detiene un monopolio assoluto: dal Sud emerge l’eccezione rappresentata dal vicesegretario di Forza Italia, Roberto Occhiuto, presidente della Calabria, che si attesta al quarto posto insieme a Cirio con un 60% di consenso, migliorando di circa due punti rispetto all’anno precedente e di 2,7 punti rispetto al riscontro elettorale.

Dal quadro complessivo risultano posizioni intermedie e basse per diversi presidenti del Mezzogiorno: da Renato Schifani in Sicilia, ottavo in classifica insieme al lucano Vito Bardi, fino a Roberto Fico in Campania (decimo), pari al marchigiano Francesco Acquaroli. La parte finale della graduatoria vede un ex aequo tra Francesco Roberti (Molise), ultimo anche lo scorso anno, e Francesco Rocca (Lazio).

Sotto la soglia del 50% di consenso si collocano inoltre figure come l’ex sindaco di Genova, Marco Bucci, ora presidente della Liguria, la presidente dell’Umbria Stefania Proietti e la governatrice della Sardegna Alessandra Todde, quest’ultima in crescita di circa 2,5 punti rispetto all’edizione precedente del sondaggio.

Il quadro che emerge impone una lettura attenta: la stabilità amministrativa e la percezione di efficacia locale pesano molto più di grandi riforme ancora in fase embrionale. Allo stesso tempo, l’incertezza sul calendario politico nazionale rappresenta un elemento decisivo per l’implementazione di provvedimenti regionali di rilievo, con ricadute dirette su servizi fondamentali come la sanità e sulla capacità delle Regioni di attrarre investimenti.

Per comprendere appieno le conseguenze sul territorio è utile considerare non solo i consensi personali dei governatori, ma anche la loro capacità di interagire con il Governo e il Parlamento per tradurre preintese in norme operative che possano incidere sulla gestione delle risorse e sui programmi infrastrutturali regionali.

In sintesi

  • L’affermazione dei governatori del Nord riflette una stabilità amministrativa che può facilitare la realizzazione di progetti infrastrutturali, aumentando l’attrattività per investimenti privati soprattutto nei settori della sanità e dei servizi alla persona.
  • La mancata realizzazione immediata dell’autonomia differenziata mantiene incertezza normativa: per gli investitori è un fattore di rischio, poiché la potenziale redistribuzione di competenze potrebbe modificare regole e mercati locali.
  • Un possibile voto anticipato ridurrebbe la finestra temporale per legiferare a livello regionale, rallentando interventi che incidono su appalti pubblici e programmazione europea, con effetti indiretti sui bilanci delle imprese locali.


Author: Tony
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