Novartis acquisisce Myricx Bio in un’operazione fino a 1,5 miliardi di dollari
- 6 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
La cosiddetta patent cliff, il rischio di perdere l’esclusiva su farmaci chiave, è stata a lungo indicata come il motore principale di un anno record per le fusioni e acquisizioni nel settore biotech. Tuttavia, con il valore complessivo delle operazioni in forte crescita, emerge chiaramente che non è l’unico fattore che sta alimentando la corsa agli acquisti.
Dall’inizio dell’anno sono state concluse 23 operazioni di M&A nel biotech per un controvalore complessivo intorno a 94 miliardi di dollari, avvicinandosi ai 103 miliardi investiti nell’intero 2025 attraverso 22 transazioni, secondo Bernstein Research. Se alcune acquisizioni rispondono esplicitamente alla necessità di colmare buchi nei ricavi futuri, altre sono motivate da obiettivi strategici diversi, come l’espansione di pipeline o il consolidamento di posizioni in aree terapeutiche competitive.
Tra le operazioni recentemente annunciate, l’acquisto di Tern da parte di Merck per circa 6,7 miliardi di dollari rientra nella logica di coprire potenziali perdite di ricavo. Altre operazioni, però, mostrano ambizioni più offensive: l’acquisizione di Apogee Therapeutics da parte di AbbVie per 10,9 miliardi di dollari è stata motivata soprattutto dal rafforzamento della franchise in immunologia, nonostante la necessità per AbbVie di gestire la futura scadenza brevettuale del farmaco Vraylar, che rappresenta una quota significativa del fatturato.
Crescita di investimenti in progetti early stage
La prossima ondata di scadenze brevettuali rappresenta indubbiamente un catalizzatore potente: nei prossimi sette anni le principali aziende farmaceutiche rischiano di vedere decrescere ricavi per un ammontare nettamente superiore rispetto al passato recente. Eppure, una parte rilevante delle operazioni concluse nel 2026 riguarda asset ancora nelle prime fasi di sviluppo. Bernstein Research stima che circa il 60% del valore delle acquisizioni di quest’anno sia attribuibile a progetti in fase 2 o precedente, rispetto a una media del 45% degli ultimi cinque anni.
Questa preferenza per asset early stage riflette più fattori: valutazioni più contenute per aziende con pipeline immature, la ricerca di opportunità con potenziale di crescita esplosiva e la volontà di assicurarsi competenze o tecnologie difficilmente replicabili sul mercato. L’approccio aumenta il profilo di rischio ma può offrire ritorni superiori qualora i programmi clinici abbiano successo.
Esempi pratici delle strategie delle big pharma
Eli Lilly, storicamente attiva nell’acquisizione di programmi in fase iniziale, ha intensificato la sua strategia: durante l’anno ha comprato Ajax Therapeutics, con un progetto in fase 1, per 2,3 miliardi di dollari e ha rilevato altre tre aziende focalizzate sullo sviluppo di vaccini early stage per cifre intorno a un miliardo ciascuna. Anche Novartis ha destinato risorse significative, investendo circa 4 miliardi di dollari per acquisire due biotech early stage.
Gilead, storicamente nota per la sua leadership nell’HIV, sta diversificando il portafoglio e ampliando l’esposizione verso l’oncologia attraverso l’acquisto di Tubulis, che porta con sé un asset in fase 2. Questi movimenti testimoniano come i gruppi cerchino al tempo stesso di mitigare i rischi legati alle scadenze brevettuali e di presidiare segmenti terapeutici con forte crescita prevista.
Ruolo del contesto regolatorio e delle politiche sui prezzi
L’accelerazione delle operazioni straordinarie è stata favorita anche da un cambiamento del clima regolatorio. Il lungo contenzioso antitrust relativo all’acquisizione di Horizon Therapeutics da parte di Amgen nel 2023 aveva raffreddato il mercato negli Stati Uniti; ora, un approccio più permissivo da parte delle autorità antitrust rende più agevole l’esecuzione di grandi operazioni. Parallelamente, le discussioni e gli accordi precedenti tra i grandi gruppi farmaceutici e la politica statunitense, incluso il confronto sui prezzi dei farmaci con l’amministrazione di Donald Trump, hanno aumentato la prevedibilità delle valutazioni di mercato, facilitando decisioni di investimento a lungo termine.
Questa combinazione di stimoli—pressione sulle entrate future, disponibilità di asset early stage e quadro regolatorio più favorevole—ha generato un terreno fertile per operazioni di dimensioni rilevanti. Per le autorità pubbliche e i regolatori europei, il nuovo scenario impone un bilanciamento fra tutela della concorrenza, garanzia di accesso alle terapie e promozione dell’innovazione domestica.
Implicazioni per il settore e per il sistema sanitario
Per l’ecosistema biotech europeo e italiano, l’aumento delle acquisizioni può avere effetti contrastanti. Da un lato, maggiori capitali e interesse delle grandi aziende favoriscono la crescita di startup e centri di ricerca, ampliando le opportunità di partnership e finanziamento. Dall’altro, la concentrazione industriale può comprimere le leve di negoziazione sui prezzi e ridurre la platea di soggetti in grado di guidare scelte strategiche nazionali in ambito farmaceutico.
Per gli investitori istituzionali e i fondi di venture capital italiani, l’attuale contesto invita a valutare con attenzione il timing e il profilo di rischio delle partecipazioni in biotech: investire in progetti very early può essere remunerativo, ma richiede orizzonti di investimento più lunghi e una capacità di selezione superiore. Per il Servizio Sanitario Nazionale, monitorare collaborazioni e accordi di licenza diventa cruciale per tutelare l’accesso equo alle terapie innovative.
Previsioni e possibili sviluppi
Se la tendenza attuale dovesse consolidarsi, è plausibile aspettarsi una crescente specializzazione delle big pharma in segmenti ad alto valore aggiunto e un aumento delle operazioni finalizzate ad assicurarsi tecnologie platform o modalità di somministrazione innovative. Gli investimenti nella fase preclinica e di fase 1-2 potrebbero rimanere elevati finché la combinazione di valutazioni attraenti e miglior prevedibilità regolatoria permarrà.
Al contrario, un irrigidimento delle autorità antitrust o un cambiamento rilevante nelle politiche sui prezzi dei farmaci potrebbe ridurre la propensione alle grandi operazioni e spostare l’interesse verso alleanze strategiche meno vincolanti. Per gli operatori italiani, seguire questi sviluppi sarà fondamentale per orientare decisioni di investimento e politiche industriali nel settore healthcare.
In sintesi
- La crescita delle acquisizioni biotech nasce da un mix di timori legati alla patent cliff, opportunità di prezzo sugli asset early stage e un contesto regolatorio più favorevole: per gli investitori italiani ciò significa che le startup con tecnologie differenzianti potrebbero attrarre capitali esteri significativi.
- L’aumento di operazioni su progetti in fase 1-2 alza il profilo di rischio-rendimento del settore; gli investimenti richiedono competenze nella valutazione clinica e nella gestione del portafoglio, elementi critici per i fondi che vogliano partecipare a queste fasi.
- Un contesto di consolidamento internazionale può offrire opportunità di partnership per centri di ricerca e imprese italiane, ma impone al sistema sanitario nazionale di rafforzare le capacità negoziali per garantire accesso e sostenibilità dei costi delle nuove terapie.