Fuga di colf e badanti: dal 2021 persi 173mila lavoratori in regola
- 5 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Tra il 2021 e il 2025 il numero di assistenti familiari registrati è diminuito di circa 172.780 unità: si tratta di una perdita consistente costituita da 126.973 colf (-24%) e 45.807 badanti (-10%). Il calo interessa soprattutto i collaboratori domestici generici, mentre l’assistenza a persone anziane sembra aver mostrato maggiore tenuta, in un Paese in cui la domanda di cure cresce per via dell’invecchiamento demografico: circa un quarto della popolazione ha oltre 65 anni.
I numeri e il confronto
I dati ufficiali del Inps per il 2025 indicano 804.464 lavoratori domestici iscritti, rispetto a quasi un milione registrati nel 2021, anno in cui la regolarizzazione durante la pandemia aveva temporaneamente gonfiato il numero degli occupati nel settore. Nel complesso il calo medio della platea di lavoratori domestici in regola è stato del 17,7%.
In 13 regioni la contrazione supera la media nazionale: dal -30% del Molise a riduzioni comprese tra il 20% e il 28% in Calabria, Campania, Basilicata e Sicilia. A livello assoluto si registrano perdite importanti in alcune regioni del Nord e del Centro: in Veneto mancano 16.168 lavoratori rispetto al 2021 (di cui 4.505 badanti), in Emilia Romagna 17.687 (5.082 badanti), in Lombardia 31.608 (poco più di 2.000 badanti) e nel Lazio 18.844 (2.698 badanti).
Molti operatori del settore ritengono che una quota rilevante di questi posti sia tornata nel circuito del lavoro sommerso, fenomeno già emerso dopo la sanatoria del 2012. Il Piano nazionale per la lotta al lavoro sommerso 2023-2025, approvato in attuazione del Pnrr, stimava che gli assistenti familiari irregolari fossero circa 782.000, cioè oltre un quarto del totale dei lavoratori in nero stimati a livello nazionale.
Le probabili cause
Andrea Zini ha dichiarato:
“Abbiamo perso 173mila lavoratori domestici in quattro anni. Le spiegazioni possono essere due: o le famiglie hanno ripiegato sul lavoro sommerso per ridurre i costi, in assenza di aiuti economici, oppure del lavoro di cura si fa carico un componente della famiglia, perlopiù una donna.”
Secondo Assindatcolf e altri osservatori, la dinamica riflette fattori multipli: la pressione sui bilanci familiari che spinge verso soluzioni informali, il possibile ricorso a caregiver non retribuiti all’interno del nucleo familiare e i vincoli demografici che riducono la disponibilità complessiva di manodopera. In assenza di strumenti di incentivazione e di politiche di conciliazione più efficaci, il rischio è che il settore della cura resti in parte sommerso, con effetti negativi su diritti, contributi previdenziali e qualità dell’assistenza.
Proposte e confronti internazionali
Rosario Rasizza ha spiegato:
“Gli studi disponibili indicano che le badanti in Italia sono un milione: 400mila in regola e tutte le altre in nero. L’unica soluzione per uscire da questa situazione è prevedere che le famiglie possano portare in detrazione dalle imposte i costi sostenuti per gli assistenti familiari, come accade in Francia.”
La proposta di introdurre detrazioni fiscali o incentivi simili a quelli francesi mira a rendere meno oneroso il ricorso al lavoro regolare e ad aumentare l’offerta di servizi formali. Tuttavia, misure di questo tipo comporterebbero un impatto sui conti pubblici nel breve periodo e richiederebbero una progettazione attenta per evitare effetti indesiderati, come sussidi a famiglie ad alto reddito senza aumentare significativamente la regolarizzazione.
Oltre alle agevolazioni fiscali, gli esperti segnalano l’importanza di politiche integrate: potenziamento dei servizi territoriali per l’assistenza domiciliare, programmi di formazione professionale per caregiver, percorsi di regolarizzazione mirati per lavoratori migranti e iniziative per favorire la partecipazione femminile al mercato del lavoro attraverso misure di conciliazione e asili più accessibili.
Per il sistema economico italiano la contrazione degli assistenti familiari formalmente occupati solleva questioni di lungo periodo: sostenibilità dei modelli di cura, pressione sulle famiglie, e implicazioni per il mercato del lavoro femminile e per la spesa pubblica destinata a welfare e servizi agli anziani.
In sintesi
- La riduzione degli assistenti familiari registrati indica un forte ritorno del lavoro sommerso, con conseguenze negative su gettito fiscale e protezione sociale; la formalizzazione potrebbe aumentare entrate contributive ma richiede investimenti iniziali.
- Per gli investitori e gli operatori del settore, la domanda crescente di servizi per anziani apre opportunità in servizi domiciliari, tecnologie per l’assistenza e formazione professionale, ma la frammentazione regionale rappresenta un rischio operativo.
- Politiche fiscali mirate (ad esempio detrazioni per spese di assistenza) possono incentivare la regolarizzazione, ma vanno bilanciate con misure di controllo e strumenti di sostegno ai nuclei fragili per evitare effetti regressivi sui conti pubblici.
- L’assenza di soluzioni strutturali per conciliare lavoro e cura rischia di comprimere la partecipazione femminile al mercato del lavoro, aggravando le pressioni demografiche e produttive del Paese nel medio-lungo termine.