Come le grandi banche puntano a conquistare un mercato del valore di un quadrilione di dollari

Sell ha dichiarato:

“Se non avremo un euro sulla blockchain, le banche useranno il dollaro perché è lì, è disponibile e ha molta liquidità.”

Qivalis sta spingendo le banche a collaborare su una rete condivisa invece di far sì che ciascun istituto emetta la propria stablecoin in euro. L’obiettivo è creare un’alternativa regolamentata in euro che consenta a banche, imprese e operatori dei pagamenti di operare direttamente nella valuta unica senza passare dal dollaro.

Sell ha aggiunto:

“Non stiamo cercando di competere direttamente con USDC. L’intento è offrire un’alternativa regolamentata in euro man mano che la finanza tokenizzata si espande.”

Secondo Sell, all’aumentare del numero di banche nel consorzio crescono anche gli effetti di rete che hanno favorito l’adozione di USDC. “Più banche abbiamo nel consorzio, meglio è. La nostra rete ottiene effetti di rete più forti”, ha spiegato.

Investimenti in infrastrutture e convergenza tra stablecoin e finanza tradizionale

MacKenzie di Agant ha osservato:

“Le banche non sono più concentrate solo sugli asset digitali; stanno investendo nelle infrastrutture necessarie per collegare le stablecoin alla finanza tradizionale.”

Nel Regno Unito e in altri mercati europei le principali banche stanno destinando risorse allo sviluppo di sistemi che integrino stablecoin con i processi di pagamento, la tesoreria aziendale e il regolamento delle operazioni. Per molte imprese la preferenza è regolare gli impegni nella propria valuta, evitando conversioni preliminari in dollari che generano costi e rischi di cambio.

Sul mercato sono emerse già alcune stablecoin non legate al dollaro: Société Générale ha lanciato EUR CoinVertible (EURCV), Crédit Agricole propone EURXT e a breve è attesa un’offerta di Qivalis. Tuttavia, l’esistenza di una stablecoin è solo il primo passo: la diffusione dipenderà da come le banche la integreranno nei servizi ai clienti e nelle infrastrutture esistenti.

Dal punto di vista regolamentare e operativo, la creazione di un ecosistema euro-tokenizzato presenta implicazioni per la gestione della liquidità, la sicurezza dei pagamenti e la sovranità monetaria. Un’infrastruttura comune e regolata può ridurre l’intermediazione in dollari, abbassare i costi di conversione per le imprese europee e accelerare i tempi di regolamento, ma richiede standard condivisi e adeguati meccanismi di governance tra istituti.

Implicazioni pratiche per banche e imprese

Per gli istituti finanziari la sfida è duplice: sviluppare o aderire a infrastrutture interoperabili e rendere appetibile l’uso della stablecoin per la clientela corporate e retail. Per le imprese italiane e europee, un’opzione regolamentata in euro potrebbe semplificare la tesoreria internazionale e diminuire l’esposizione al rischio di cambio, ma l’adozione su larga scala richiederà fiducia, liquidità e servizi di integrazione ben collaudati.

In sintesi

  • L’emergere di stablecoin in euro può ridurre i costi di cambio e migliorare l’efficienza dei pagamenti transfrontalieri per le imprese italiane, aumentando la competitività delle exportazioni.
  • Gli investimenti infrastrutturali delle banche creano opportunità per fornitori di servizi tecnologici, custodia digitale e interoperabilità, settori potenzialmente interessanti per gli investimenti.
  • Un modello consortile favorisce le grandi banche tradizionali, ma può anche accelerare la standardizzazione e la compliance; gli operatori più piccoli dovranno decidere se aggregarsi o specializzarsi su nicchie di servizio.
  • La diffusione di un euro tokenizzato potrebbe influire sulle scelte di politica monetaria e sulla gestione della liquidità a livello europeo, rendendo più urgente il coordinamento regolamentare tra autorità nazionali e sovranazionali.


Author: Tony
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