L’audiovisivo in stallo: a rischio investimenti e creatività
- 3 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Chiara Sbarigia, presidente di Apa (l’associazione dei produttori audiovisivi), individua nella mancanza di slancio la criticità principale per un settore che pesa ancora in modo importante sull’economia nazionale.
Italian Global Series Festival, in programma fino all’11 luglio tra Rimini e Riccione, metterà in mostra produzioni nazionali e internazionali proprio in un momento che la dirigente definisce di stasi.
Dati recenti e dimensione economica
Secondo le prime stime elaborate in collaborazione con eMedia, il valore complessivo dell’audiovisivo in Italia per il 2025 si collocherebbe attorno ai 17 miliardi di euro, un incremento marginale rispetto ai 16,3 miliardi del 2024 che segnala, nelle parole della presidente dell’associazione, un arresto della crescita.
Un’analisi commissionata a OpenEconomics attribuisce al comparto un impatto a catena sugli altri settori pari a circa 23,5 miliardi di euro. Sempre dallo studio emerge una misura del ritorno sociale degli investimenti: il Sroi, che indica come ogni euro investito produca, secondo le rilevazioni, 4,6 euro di beneficio sociale.
Freno alla crescita e conseguenze
Nonostante i numeri complessivi siano rilevanti, la debole dinamica di crescita preoccupa soprattutto per gli effetti strutturali: minori profitti si traducono in meno investimenti in proprietà intellettuali, sviluppo di nuove idee e sperimentazione produttiva.
Chiara Sbarigia ha dichiarato:
“Il settore sta vivendo una fase di stallo. Questa immobilità è il problema più serio per un comparto che in questi anni aveva costruito una solida traiettoria di crescita.”
Le incertezze regolatorie e il ruolo degli incentivi
Al centro delle difficoltà c’è la questione delle risorse e delle norme: la finestra del tax credit audiovisivo non è ancora completamente definita e la riduzione dell’aliquota ha creato frizioni con le committenze, riducendo la redditività delle imprese negli ultimi due anni.
Secondo le stime fornite dall’associazione, mancherebbero all’appello circa 50 milioni di euro destinati al meccanismo degli incentivi: se le risorse disponibili dovessero esaurirsi prima della fine dell’anno, la seconda parte della stagione produttiva rischierebbe di subire interruzioni.
Per mitigare l’incertezza servono interventi mirati da parte delle istituzioni: il consolidamento dei fondi e la semplificazione delle procedure possono garantire continuità alle produzioni e stabilità agli investimenti. In questo senso, il dialogo con il Ministero della Cultura e i soggetti regolatori è cruciale per definire un quadro di lungo periodo.
Diritti, committenti e rapporti industriali
Un altro nodo riguarda i diritti e le relazioni tra produttori e broadcaster: l’Apa ha avviato tavoli di confronto con le principali emittenti, tra cui Rai e Mediaset, per provare a stabilizzare i termini contrattuali e i compensi per le opere creative.
Chiara Sbarigia ha spiegato:
“Stiamo instaurando interlocuzioni strutturate con le committenti per costruire un quadro più stabile nei rapporti tra produttori e broadcaster, essenziale per sostenere la produzione nazionale.”
Rischi culturali ed economici
Oltre all’impatto finanziario, l’aumento dell’acquisto di contenuti stranieri rappresenta un rischio culturale: una dipendenza crescente dalle produzioni estere può indebolire la capacità del paese di raccontare se stesso e di mantenere viva la propria identità culturale.
La combinazione di risorse limitate, normative incerte e rapporti contrattuali instabili può quindi erodere non solo le opportunità di lavoro e la redditività delle imprese, ma anche il capitale creativo che alimenta il sistema culturale nazionale.
Misure possibili e prospettive
Per invertire la tendenza, gli attori del settore propongono misure pragmatiche: stabilizzare il funding per il tax credit audiovisivo, definire criteri più chiari per la valorizzazione dei diritti d’autore e incentivare investimenti privati attraverso strumenti che riducano il rischio per gli investitori.
Un quadro regolatorio più prevedibile e un dialogo stabile tra istituzioni, produttori e distributori possono favorire la continuità produttiva e attrarre capitali, preservando al contempo la capacità del paese di produrre contenuti originali e internazionalmente competitivi.
In sintesi
- La stagnazione del settore audiovisivo riduce la propensione agli investimenti in IP e sperimentazione, aumentando il rischio di perdita di competitività internazionale.
- La carenza di risorse per il tax credit audiovisivo e l’incertezza normativa possono provocare interruzioni produttive, con impatti negativi sulla filiera di servizi e lavoro.
- Stabilizzare incentivi e contratti può attrarre capitale privato e tutelare il ruolo dell’audiovisivo nell’industria culturale, con ricadute positive per export culturale e turismo legato ai contenuti.