Elettricità: perché l’Italia paga quasi il doppio di Francia e Spagna per la dipendenza dal gas
- 2 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Nel 2025 il Prezzo unico nazionale dell’elettricità (PUN), che riflette il prezzo all’ingrosso dell’energia, ha registrato una media di 115,9 €/MWh, segnando un aumento del 7% rispetto al 2024 e risultando il più elevato tra le principali borse europee. Questo dato è stato illustrato dal presidente di Arera nel corso della presentazione della Relazione annuale al Parlamento.
Confronto con gli altri Paesi europei
Il divario rispetto agli altri grandi mercati è marcato: la Francia si è fermata a 61,1 €/MWh e la Spagna a 65,3 €/MWh. Dell’Acqua ha affermato che la spiegazione principale va ricercata nella forte dipendenza del sistema elettrico italiano dalla generazione a gas, che continua a determinare in misura significativa il prezzo all’ingrosso nonostante la crescita delle fonti rinnovabili.
Le rinnovabili coprono ormai circa il 48% della produzione nazionale, ma la coesistenza con impianti a gas rende il mercato sensibile all’andamento dei costi del combustibile e alla variabilità della domanda, amplificando le oscillazioni di prezzo.
Richiami del settore e ruolo dell’autorità
Elettricità Futura ha ricordato:
“tra i compiti di Arera vi è anche quello di assicurare la tenuta delle imprese produttrici, che presentano margini del tutto comparabili a quelle europee”
Il richiamo riflette la necessità di bilanciare la tutela della stabilità del sistema elettrico con la promozione di investimenti in generazione e infrastrutture, per evitare fenomeni di strozzatura della capacità produttiva o di disincentivo agli investimenti privati.
Impatto sulle bollette domestiche
Sull’utenza finale l’effetto è tangibile: il prezzo finale dell’elettricità per le famiglie è diminuito dell’1,6% nel 2025, attestandosi a 35,12 c€/kWh, ma resta circa il 13% sopra la media dell’Area euro. La differenza di 4,03 c€/kWh deriva quasi interamente dalla componente energia, che risulta superiore di 5,68 c€/kWh rispetto alla media europea.
Al 1° gennaio 2026 un cliente domestico vulnerabile in regime di maggior tutela paga 25,2 c€/kWh al netto delle imposte (27,97 incluse); per il Servizio a tutele graduali il prezzo scende a 22,8 c€/kWh (25,3 incluse). Entrambe le opzioni risultano comunque più convenienti rispetto alle offerte presenti nel mercato libero, dove nel 2025 i prezzi medi sono superiori alla tutela per tutte le classi di consumo domestico.
Prospettive per il mercato e per le politiche energetiche
Il differenziale di prezzo mette in evidenza alcuni nodi strutturali: la necessità di ridurre la dipendenza dal gas attraverso una più ampia penetrazione di rinnovabili programmabili, sistemi di accumulo e maggiori interconnessioni con l’estero; la modernizzazione delle reti per gestire la maggiore variabilità e la promozione di strumenti contrattuali che stabilizzino i ricavi degli investitori, come accordi a lungo termine (PPA) o meccanismi di capacità.
Per gli operatori e gli investitori la situazione si traduce in opportunità ma anche in rischi: margini potenzialmente più solidi per chi dispone di flessibilità o di impianti a basso costo marginale, ma esposizione alla volatilità dei prezzi e all’andamento dei costi dei combustibili. Sul fronte delle famiglie e delle imprese, prezzi più alti dell’energia possono ripercuotersi sulla competitività industriale e sull’inflazione, richiedendo interventi mirati di politica energetica e sociale.
In sintesi
- Il livello elevato del PUN accentua il premio per le fonti flessibili e per gli investimenti in accumulo, rendendo strategici progetti di batteria e infrastrutture per la stabilità di rete.
- La dipendenza dal gas aumenta il rischio di volatilità dei prezzi; per gli investitori ciò richiede strumenti di copertura e contratti a lungo termine per garantire ritorni sostenibili.
- Il divario tra mercato libero e tutela indica un margine di vulnerabilità dei consumatori: politiche di sostegno mirate e meccanismi di tutela possono contenere l’impatto su famiglie e imprese più esposte.