Perché il Nord Italia resta in secca nonostante le piogge
- 1 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il investments con il PNRR hanno finanziato numerosi interventi sul fronte irriguo, ma resta evidente l’assenza di un piano nazionale organico per le infrastrutture idriche che coordini e valorizzi tali risorse.
Con i fondi del PNRR sono stati realizzati 258 interventi strutturali per un importo complessivo di circa 1,6 miliardi di euro, un risultato significativo seppur insufficiente per affrontare le sfide idriche future su scala nazionale.
Massimo Gargano ha dichiarato:
“Chiediamo alla politica di dare concreta attuazione alle volontà più volte espresse riguardo sia il Piano Invasi Multifunzionali sia il PNIISSI, ovvero il Piano Idrico Nazionale. È necessario accelerare gli iter autorizzativi per rendere disponibili, anche se limitate, le risorse a favore di progetti già cantierabili. La finestra di aggiornamento del PNIISSI, aperta tra novembre 2025 e gennaio 2026, ha permesso di raccogliere e aggiornare un patrimonio progettuale sviluppato dai Consorzi di bonifica ed irrigazione su tutto il territorio nazionale: si tratta di 277 progetti per un valore complessivo di 7,3 miliardi di euro. È un insieme organico e integrato di interventi che può costituire un riferimento concreto per le future programmazioni finanziarie, nazionali ed europee, dedicate alle infrastrutture idriche e all’accumulo dell’acqua.”
Emergenza neve e riserve nivali
Anbi ha spiegato:
“Le temperature insolitamente miti durante la stagione autunno-invernale hanno ridotto le riserve nevose nelle regioni alpine, privando fin dall’inizio dell’estate dell’apporto idrico derivante dallo scioglimento delle nevi. In Lombardia il deficit nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) è rimasto a lungo superiore al 60%; in Veneto la neve era presente soltanto in sporadiche chiazze oltre i 2.900 metri già a maggio; nel Piemonte, nelle sue porzioni settentrionali, occidentali e meridionali, l’ammanco di SWE è stato stimato tra il -67% e l’81%.”
Proiezioni climatiche e effetti economici
Anbi ha concluso:
“Entro il 2040 si prevede un aumento della temperatura di almeno 2 gradi lungo la costa tirrenica e nel Sud della Italia. Condizioni del genere comporterebbero un impatto stimato tra il -3% e il -5% sul Prodotto Interno Lordo; in particolare è previsto un calo del 15% del turismo internazionale e dell’8% di quello nazionale, con un’incidenza significativa sulle ‘vacanze bianche’ e la possibile chiusura dell’80% delle stazioni invernali in caso di un aumento medio della temperatura pari a 4 gradi.”
Perché servono infrastrutture idriche integrate
La prospettiva delineata richiede investimenti strutturali che vadano oltre interventi episodici: il Piano Invasi Multifunzionali e il PNIISSI mirano a creare sistemi di accumulo, regolazione dei deflussi e reti di irrigazione in grado di aumentare la resilienza idrica per agricoltura, ambiente ed economia locale.
Oltre alla realizzazione fisica delle opere, è fondamentale snellire le procedure autorizzative, coordinare la programmazione finanziaria nazionale ed europea e favorire la cantierabilità dei progetti. Senza un quadro normativo stabile e tempi certi, rischiano aumenti di costo, ritardi e una minore attrattività per investimenti pubblici e privati.
Implicazioni per agricoltura, turismo e mercato
La riduzione delle riserve idriche e l’innalzamento delle temperature possono alterare scelte colturali, aumentare i costi irrigui e la domanda di tecnologie per l’efficienza idrica. Ciò comporta pressioni sui prezzi agricoli e sulla redditività delle imprese agricole, con possibili ripercussioni sui mercati locali dei fattori produttivi.
Per il turismo, la combinazione tra minore innevamento e innalzamento termico espone a rischi le località invernali e, al contempo, può modificare la stagionalità delle destinazioni costiere. Gli operatori e le amministrazioni locali dovranno ripensare piani di sviluppo e attrattività per gestire il cambiamento.
Dal punto di vista finanziario, un piano nazionale chiaro e cantierabile aumenterebbe le opportunità per il settore delle costruzioni, per le imprese tecnologiche che offrono soluzioni di accumulo e trattamento dell’acqua e per gli strumenti finanziari verdi. Tuttavia, investitori e operatori dovranno valutare rischi regolatori, tempistiche di realizzazione e la necessità di coordinamento tra livelli istituzionali.
Azioni urgenti consigliate
Per valorizzare le risorse già disponibili e premere sull’acceleratore degli investimenti, è consigliabile: snellire i procedimenti autorizzativi, destinare risorse a progetti immediatamente cantierabili, integrare piani regionali e nazionali e facilitare partnership pubblico-private che tutelino il ritorno economico degli investimenti.
Un approccio strategico aumenterebbe la sicurezza idrica, ridurrebbe la vulnerabilità del sistema agricolo e turistico e creerebbe volano economico per i settori legati alle opere infrastrutturali.
In sintesi
- La definizione di un piano nazionale organico per le infrastrutture idriche ridurrebbe l’incertezza per gli investitori e favorirebbe l’accesso a capitali europei e privati per progetti cantierabili.
- I ritardi autorizzativi e la frammentazione progettuale aumentano il rischio di sovrapprezzi e di scarsa efficacia degli investimenti: la semplificazione normativa è una leva strategica per migliorare la redditività degli interventi.
- Settori come costruzioni, tecnologie per l’accumulo e il trattamento dell’acqua e servizi per l’agricoltura di precisione potrebbero registrare opportunità di crescita, ma richiedono strumenti finanziari e garanzie per attrarre capitale privato.
- Per l’economia italiana è cruciale considerare gli impatti climatici sui flussi turistici e sulla produttività agricola: investire ora in resilienza idrica è una misura preventiva con rilevanti effetti di contenimento dei costi futuri.