Foreste periurbane: il verde che combatte temperature estreme e inquinamento urbano
- 1 Luglio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Il verde periurbano contribuisce a ridurre la mortalità nelle aree urbane, soprattutto nei casi collegati a ondate di caldo o gelate improvvise, e offre anche un effetto positivo, seppur più contenuto, contro gli impatti dell’inquinamento atmosferico: è quanto emerge da una ricerca condotta dal ENEA in collaborazione con la Università di Milano-Bicocca, il CNR, l’Istituto Acri-St e il centro di ricerca Sophia-Antipolis, pubblicata su Communications Earth & Environment del gruppo Nature.
Nello studio sono stati confrontati diversi scenari di piantumazione attorno a Firenze, Zagabria e Aix-en-Provence, valutando gli effetti su isole di calore, qualità dell’aria e mortalità, e stimando i conseguenti costi sanitari.
Alessandro Anav ha commentato:
“Il verde urbano è efficace solo se progettato con cura e scegliendo le specie più adatte al contesto: alcune piante emettono composti organici volatili che possono contribuire alla formazione di inquinanti secondari e peggiorare la qualità dell’aria.”
Metodologia e scenari analizzati
Per quantificare benefici e costi della presenza arborea, i ricercatori hanno simulato due strategie distinte di piantumazione. La prima prevedeva l’impiego della quercia farnia, identificata come specie ad alte emissioni di composti organici volatili biogenici. La seconda considerava specie a basse emissioni, rappresentate dal pino domestico e dal pino nero. Le simulazioni hanno integrato modelli microclimatici, chimici e di impatto sanitario per stimare variazioni di temperatura, concentrazioni di pollutanti e mortalità associata.
Dal punto di vista tecnico, i composti organici volatili biogenici sono sostanze emesse dalle piante per difesa o risposta a stress ambientali: non sono tossiche di per sé, ma in atmosfera reagiscono con altri precursori formando ozono troposferico e PM2.5, entrambi legati a peggioramenti respiratori e cardiovascolari.
Il gruppo di ricerca ha osservato che la scelta delle specie influisce in modo non trascurabile sull’equilibrio tra raffrescamento e qualità dell’aria: alberi che limitano l’isola di calore possono però aumentare la produzione di precursori chimici che portano a maggiori concentrazioni di particolato fine.
Risultati principali sulle concentrazioni di inquinanti
Dalle simulazioni risulta che la piantumazione con specie ad alte emissioni di composti organici volatili biogenici comporta, in generale, un incremento delle concentrazioni di PM2.5: in media urbana l’aumento è stato stimato intorno allo 0,80% a Firenze e ad Aix-en-Provence, mentre a Zagabria l’incremento è risultato più contenuto, pari allo 0,12%.
Al contrario, l’impiego di specie a basse emissioni ha determinato variazioni più limitate delle concentrazioni di PM2.5: aumento dello 0,35% a Firenze e dello 0,30% ad Aix-en-Provence, con una lieve diminuzione a Zagabria (-0,07%). Queste differenze evidenziano come il bilancio aria-clima sia fortemente dipendente dalla scelta botanica.
Effetti sulle isole di calore e sulla mortalità
Le foreste e le aree verdi periurbane si sono dimostrate efficaci nel contenere le temperature massime, attenuando gli effetti delle ondate di calore che aumentano la mortalità urbana. Tuttavia, il beneficio termico deve essere valutato insieme agli impatti sulla qualità dell’aria: in alcuni casi il vantaggio climatico può essere in parte compensato da aumenti del PM2.5 indotti da specie ad alto rilascio di composti organici volatili.
Lo studio ha inoltre convertito gli effetti sulla salute in costi sanitari stimati, mostrando che la scelta delle specie può modificare il ritorno sociale degli interventi di piantumazione: specie a basse emissioni tendono a generare un beneficio netto maggiore quando si considerano insieme diminuzione della mortalità legata al caldo e impatti respiratori legati al particolato.
Implicazioni per la pianificazione urbana
I risultati sottolineano l’importanza di adottare criteri botanici e tecnici nelle politiche di riforestazione urbana: non basta aumentare la copertura arborea, occorre scegliere specie a bassa emissione di precursori chimici, promuovere la diversità vegetale e curare la gestione del verde per massimizzare benefici climatici e sanitari.
Per le amministrazioni locali e gli investitori in infrastrutture verdi questo significa integrare valutazioni di qualità dell’aria nei progetti di forestazione urbana, incentivare monitoraggi ambientali e considerare i costi sanitari evitati come parte del calcolo dei ritorni economici degli interventi.
Il lavoro del ENEA e dei partner scientifici, tra cui la Università di Milano-Bicocca, il CNR, l’Istituto Acri-St e il centro di ricerca Sophia-Antipolis, fornisce quindi una base empirica per orientare le scelte di policy e progettazione del verde urbano in chiave di salute pubblica e resilienza climatica.
In sintesi
- La selezione di specie vegetali a basse emissioni di composti organici volatili biogenici aumenta il valore sociale degli interventi verdi, riducendo i costi sanitari legati all’inquinamento e massimizzando i benefici climatici.
- Per investitori e amministrazioni locali, integrare valutazioni di qualità dell’aria nei progetti di forestazione urbana può migliorare il rendimento a lungo termine delle spese in infrastrutture verdi.
- Il potenziale di mitigazione delle isole di calore rende le foreste periurbane un asset strategico per la resilienza urbana, ma la pianificazione deve bilanciare raffrescamento, biodiversità e impatti chimici sull’aria.