Gruppo anti-tratta avverte: la sezione 604 del CLARITY Act potrebbe indebolire i meccanismi di responsabilità
- 27 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Crypto, Mercati
La Alliance to End Human Trafficking sollecita i legislatori a rivedere la Section 604 del Clarity Act, sostenendo che la norma potrebbe rendere più difficile perseguire alcuni sviluppatori di piattaforme crittografiche quando le loro tecnologie vengono impiegate per facilitare il traffico di esseri umani.
Katie Boller Gosewisch ha dichiarato:
“La nostra preoccupazione principale riguarda il passaggio che esclude dalla qualifica di trasmettitori di denaro gli sviluppatori che non controllano i fondi degli utenti.”
Boller Gosewisch ha aggiunto che, in pratica, la disposizione potrebbe permettere ad alcuni sviluppatori terzi di sottrarsi alle responsabilità sostenendo di non detenere o controllare i fondi quando il loro software viene usato per pagamenti legati al traffico di persone.
La Alliance insieme a Catholic Charities ha inviato una lettera al leader della maggioranza del Senato, John Thune, e al leader della minoranza, Chuck Schumer, illustrando le proprie riserve sul testo legislativo.
Katie Boller Gosewisch ha partecipato a un programma specializzato insieme a Rebecca Rettig e Renato Mariotti per discutere i profili legali e pratici della norma.
Il dibattito tra conformità e responsabilità
Rebecca Rettig ha spiegato:
“La Section 604 non crea una nuova immunità legale: intende chiarire la prassi consolidata in materia di antiriciclaggio, secondo la quale chi non controlla i fondi dei clienti non rientra nella definizione di trasmettitore di denaro.”
Rettig ha sottolineato che la disposizione sarebbe coerente con il Bank Secrecy Act e le indicazioni della FinCEN, precisando che il disegno di legge mantiene la responsabilità per chi effettivamente detiene o controlla i fondi degli utenti e non elimina l’esposizione penale ai sensi di altre norme.
In particolare, sono state richiamate norme già utilizzate dai magistrati, come il 18 U.S.C. § 1956 sul riciclaggio, che possono rappresentare strumenti per perseguire sviluppatori che, con consapevolezza, facilitano attività criminali attraverso le loro soluzioni tecnologiche.
Implicazioni pratiche e contesto normativo
La discussione mette in luce un contrasto tra due esigenze: da un lato, la necessità di non ostacolare l’innovazione tecnologica e lo sviluppo di strumenti decentralizzati; dall’altro, l’obbligo di garantire meccanismi efficaci per impedire che le soluzioni crypto vengano sfruttate per reati gravi come il traffico di persone.
Per le autorità di vigilanza e per gli operatori del settore, la definizione di chi sia considerato «controllore» dei fondi è cruciale: una definizione troppo ristretta potrebbe ridurre gli obblighi di compliance, mentre una troppo ampia rischierebbe di imporre oneri e responsabilità a sviluppatori e soggetti tecnici non progettati per funzioni di custodia.
Dal punto di vista internazionale, le scelte regolamentari statunitensi hanno riflessi anche in Europa e in Italia: gli operatori locali che offrono infrastrutture o servizi connessi a tecnologie crittografiche dovranno valutare l’evoluzione della disciplina americana e le possibili ricadute sui requisiti di due diligence, segnalazione e cooperazione transfrontaliera.
Investitori e società del settore dovrebbero monitorare l’iter della proposta per comprendere se l’equilibrio tra responsabilità legale e innovazione tecnologica cambierà in modo significativo, influenzando costi di compliance, profili di rischio e la fattibilità di nuovi modelli di business basati su software e protocolli decentralizzati.
Prospettive operative per sviluppatori e piattaforme
Se il testo rimarrà nella forma contestata, alcuni sviluppatori di terze parti potrebbero vedere ridursi la possibilità di essere chiamati a rispondere penalmente per transazioni terze, mentre rimarrebbero comunque esposti soggetti che esercitano controllo sui fondi o che partecipano attivamente a processi di trasferimento di valore.
Ciò potrebbe portare a una frammentazione di pratiche di compliance nel mercato crypto: provider di infrastrutture potrebbero adottare facoltativamente misure di controllo più rigorose per rassicurare partner e investitori, aumentando i costi operativi ma mitigando il rischio reputazionale e regolamentare.
In sintesi
- Una definizione normativa più chiara di responsabilità tecnica influisce direttamente sui costi di compliance per le imprese tech e può modificare la valutazione del rischio per investitori nel settore blockchain.
- Se la norma limitasse le responsabilità degli sviluppatori che non detengono fondi, i fornitori di servizi potrebbero compensare aumentando controlli volontari o limitando l’offerta per tutelarsi legalmente, con impatti sui modelli di business italiani ed europei.
- Per gli investitori istituzionali italiani, la transizione normativa negli Stati Uniti rappresenta un indicatore da monitorare: cambiamenti significativi potrebbero accelerare una rimodulazione dei portafogli verso asset o piattaforme con più solide pratiche di compliance.