Corte dei conti: deficit 2025 oltre le previsioni per il superbonus, irpef al 82% a carico di dipendenti e pensionati

L’equilibrio di bilancio è strettamente collegato al buon funzionamento della Pubblica Amministrazione: efficientamento, efficacia ed economicità degli atti amministrativi devono essere orientati a una forma di legalità sostanziale che, insieme ai principi di proporzionalità e buon andamento, assicuri una gestione corretta delle risorse pubbliche. Questo richiamo alla qualità dell’azione amministrativa è emerso nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato illustrato dalla Corte dei conti.

Guido Carlino ha dichiarato:

“L’equilibrio di bilancio è connesso al buon andamento della Pubblica amministrazione, che presuppone un’azione amministrativa caratterizzata da efficienza, efficacia ed economicità e improntata a un concetto di legalità sostanziale, legato a principi di proporzionalità e buon andamento, per garantire una corretta gestione delle risorse pubbliche.”

Effetti sistemici della costituzionalizzazione dell’equilibrio

La trasformazione dell’equilibrio di bilancio in principio costituzionale ha impatti rilevanti sull’architettura della Pubblica amministrazione e sui criteri con cui si analizza la gestione pubblica. Il giudizio di parificazione assume così un ruolo ancora più centrale come sintesi delle funzioni di controllo svolte dalla Corte dei conti.

Guido Carlino ha sottolineato:

“L’acquisizione piena di valenza giuridica del principio dell’equilibrio di bilancio produce effetti sistemici sull’assetto complessivo della Pubblica amministrazione e sulle modalità di analisi della gestione pubblica.”

Ritardi nella spesa del PNRR e concentrazione per missione

Secondo le prime stime delle amministrazioni, permangono ritardi significativi nel calendarizzare spese collegate al PNRR: circa 24,2 miliardi sono destinati a slittare oltre il 2026, riferiti a 66 misure, pari a quasi il 40% delle dotazioni interessate. Il fenomeno è particolarmente rilevante per strumenti finanziari e incentivi alle unità produttive, con maggiore incidenza sulle missioni dedicate a Infrastrutture per la mobilità sostenibile, REPowerEU e Rivoluzione verde.

Mauro Orefice ha dichiarato:

“Resta rilevante la quota di spesa destinata a slittare oltre il 2026: si tratta di circa 24,2 miliardi riferiti a 66 misure, pari a poco meno del 40 per cento della dotazione delle misure interessate.”

I ritardi nella spesa del PNRR possono ridurre l’efficacia degli interventi programmati e condizionare sia la capacità di crescita nel breve termine sia l’assorbimento delle risorse europee. Per limitare gli effetti negativi è necessario rafforzare la governance di progetto, le capacità amministrative e la tempestività delle procedure di attuazione.

Quadro di finanza pubblica: deficit, interessi e pressione fiscale

La sintesi della relazione sul rendiconto generale dello Stato indica una prosecuzione nel percorso di riduzione dell’indebitamento netto, previsto al 3,1% del Pil nel 2025, in miglioramento di 0,3 punti rispetto al 2024 e ben al di sotto del 7,1% registrato a fine 2023. In termini assoluti il deficit 2025 è stimato a 69,4 miliardi, con un miglioramento di 4,4 miliardi rispetto all’anno precedente.

Il risultato riflette un saldo primario in avanzo per 17,8 miliardi e una crescita della spesa per interessi passivi, che raggiunge 87,1 miliardi (3,9% del Pil). L’incremento del saldo primario è stato determinato da un aumento delle entrate (+49,9 miliardi, +4,8%) superiore alla crescita della spesa primaria (+43,8 miliardi, +4,3%), con un contributo significativo del gettito contributivo e, in misura minore, di quello fiscale. La pressione fiscale è stimata in aumento dal 42,4 al 43,1% del Pil.

L’aumento dell’onere per interessi comporta rischi di spiazzamento degli investimenti pubblici se non accompagnato da una strategia chiara di prioritizzazione della spesa e da misure volte a ridurre il costo del debito. Per gli operatori finanziari e gli investitori resta cruciale monitorare l’evoluzione dei tassi e le decisioni di politica fiscale, che influenzano il profilo di rischio sovrano e la dinamica dei rendimenti sul mercato secondario.

Frodi sui fondi europei: prevalenza e impatto

Il Procuratore generale presso la Corte dei conti, Pio Silvestri, ha evidenziato che l’Italia risulta al primo posto nell’Unione europea per numero di frodi su finanziamenti comunitari, con un danno potenziale complessivo stimato in 28,71 miliardi. Al 31 dicembre 2025 erano in corso 991 inchieste su questo filone.

Pio Silvestri ha scritto:

“L’Italia appare in posizione di vertice per il numero di frodi rilevate sui finanziamenti comunitari, con un danno potenziale che richiede interventi di rafforzamento dei controlli.”

Nel capitolo dedicato ai flussi finanziari tra Italia e UE emerge comunque che il Paese rimane beneficiario netto: le risorse ricevute sono state pari a 44,39 miliardi (contro i 37,29 miliardi del 2024), mentre i contributi versati al bilancio comunitario sono ammontati a 19,93 miliardi (contro i 17,63 miliardi dell’anno precedente). La concentrazione dei casi nella capitale, con Roma che genera una quota rilevante del danno contestato dall’EPPO, solleva questioni sia di governance locale sia di controllo amministrativo e giudiziario.

I numeri sulle frodi e sui ritardi nell’utilizzo dei fondi europei avranno ripercussioni politiche e operative: potrebbero intensificarsi i meccanismi di condizionalità e controllo da parte delle istituzioni europee, rallentando ulteriormente le erogazioni e imponendo alle amministrazioni italiane adeguamenti sui processi di compliance e rendicontazione. Questo scenario incide anche sulla percezione del rischio paese presso investitori internazionali e sui costi di finanziamento.

In sintesi

  • Il persistere di ritardi nell’attuazione del PNRR può comprimere la crescita potenziale, rendendo essenziale un rafforzamento delle capacità amministrative e della governance dei progetti per accelerare l’assorbimento dei fondi.
  • L’aumento della spesa per interessi e della pressione fiscale riduce lo spazio di manovra fiscale; per gli investitori ciò significa maggiore volatilità sui titoli sovrani e una possibile rivalutazione del premio per il rischio Italia.
  • Le rilevanti irregolarità sui fondi UE suggeriscono un inevitabile irrigidimento dei controlli comunitari, con possibili ritardi nelle erogazioni che impattano soprattutto settori strategici finanziati dall’Unione e sulle imprese che dipendono da quei flussi.
  • Per il mercato italiano, migliorare compliance, trasparenza e capacità di rendicontazione rappresenta non solo un obbligo di legge ma anche un fattore chiave per ridurre il costo del capitale e attrarre investimenti privati sul lungo periodo.


Author: Tony
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