BCE, Johannes Gareis avverte: shock energetico in Medio Oriente potrebbe ridurre il prodotto interno lordo dell’Eurozona di 0,4 punti

La guerra in Medio Oriente continua a produrre effetti significativi sull’economia europea. Secondo uno studio pubblicato dalla Banca Centrale Europea (BCE) e firmato dall’economista Johannes Gareis, lo shock energetico generato dal conflitto potrebbe ridurre la crescita del PIL reale dell’Eurozona di circa 0,4 punti percentuali nel 2026.

L’analisi evidenzia come il rialzo dei prezzi dell’energia rappresenti uno dei principali fattori di rischio per l’economia europea, in un contesto già caratterizzato da incertezza geopolitica, tensioni sulle catene di approvvigionamento e rallentamento dell’attività economica.

L’effetto dei prezzi del petrolio sull’economia europea

Secondo lo studio della BCE, l’impatto economico dello shock non si manifesterà immediatamente ma tenderà ad accumularsi progressivamente nel corso dell’anno.

“L’impatto si accumulerà probabilmente gradualmente nel corso dell’anno” e “ciò riflette l’ulteriore e sostanziale aumento dei prezzi del petrolio previsto nel secondo trimestre del 2026 e il percorso più persistente implicito nella curva dei futures”.

L’aumento delle quotazioni petrolifere alimenta infatti pressioni inflazionistiche, riduce il potere d’acquisto delle famiglie e aumenta i costi per imprese e settori produttivi particolarmente energivori, con effetti diretti sulla crescita economica.

Un impatto inferiore alla Guerra del Golfo ma superiore allo shock del 2022

Nel confronto storico, l’attuale crisi energetica viene classificata come uno shock di intensità intermedia rispetto ai principali eventi geopolitici che hanno colpito il mercato petrolifero negli ultimi decenni.

Secondo Johannes Gareis, l’attuale shock appare “di entità intermedia”.

Sebbene i livelli raggiunti dal prezzo del petrolio siano paragonabili a quelli osservati dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’aumento registrato finora risulta superiore rispetto a quello verificatosi durante quella crisi.

Lo studio ricorda che lo shock del 2022 era stato determinato dalle interruzioni dell’offerta russa e dalle incertezze sulle esportazioni energetiche di Mosca, in un contesto caratterizzato da una domanda elevata nel periodo successivo alla pandemia e da un incremento ancora più marcato dei prezzi del gas naturale.

Al tempo stesso, l’attuale aumento delle quotazioni petrolifere resta inferiore rispetto a quello osservato durante la Guerra del Golfo nei primi anni Novanta, quando l’invasione del Kuwait da parte dell’Iraq provocò una significativa riduzione dell’offerta globale di greggio.

Crescita economica sotto pressione

Lo studio evidenzia che le conseguenze economiche potrebbero protrarsi anche oltre la fase più acuta della crisi energetica.

“Gli effetti sull’attività economica tendono a persistere anche dopo l’inversione di tendenza del prezzo del petrolio, pertanto anche un rapido calo dei prezzi del petrolio comporterebbe comunque perdite di produzione non trascurabili nell’Eurozona”.

La BCE sottolinea inoltre che il quadro resta altamente incerto e che l’effettiva entità dell’impatto dipenderà dalla durata delle tensioni geopolitiche e dalla persistenza dell’aumento dei prezzi energetici.

I rischi legati alle catene di approvvigionamento e al mercato del gas

Tra gli elementi monitorati dalla Banca Centrale Europea figurano anche eventuali ripercussioni sulle catene di approvvigionamento internazionali e sul mercato del gas naturale.

Secondo lo studio, ulteriori interruzioni logistiche o un coinvolgimento più ampio dei mercati energetici potrebbero amplificare gli effetti negativi sull’economia dell’area euro oltre quanto stimato dalle analisi storiche.

Al momento, tuttavia, il mercato europeo del gas ha mostrato una maggiore stabilità rispetto a quello petrolifero. Una situazione attribuita principalmente alla ridotta dipendenza dell’Europa dalle forniture di gas provenienti dal Medio Oriente, elemento che ha contribuito a limitare l’impatto immediato della crisi sul comparto energetico continentale.