Riforma dei porti: priorità per competere con il Nord Europa

La riforma della portualità e lo sviluppo dell’intermodalità tra nave, gomma e ferrovia sono al centro delle priorità dell’industria lombarda e, più in generale, del sistema produttivo italiano, in un contesto geopolitico che ha evidenziato l’importanza strategica della logistica e dei rifornimenti energetici.

L’Italia si trova di fronte a potenziali cambiamenti strutturali positivi, tra i quali spiccano il completamento, previsto entro quattro anni, del Terzo valico ferroviario e la prossima conclusione dei lavori di ammodernamento della rete ferroviaria nazionale, interventi in larga parte collegati al Pnrr.

Questi temi sono stati al centro del convegno Il mare che muove l’industria, promosso dal Ministero delle Politiche del Mare in collaborazione con Confindustria e Assolombarda, e moderato dal direttore del quotidiano economico Fabio Tamburini.

Priorità e richieste del sistema industriale

Alvise Biffi ha dichiarato:

“Seguiamo con attenzione il disegno di legge sulla riforma della portualità nazionale in esame alla Camera. Come sistema Confindustria stiamo contribuendo con un position paper per avviare un dialogo costruttivo con il Governo: servono regole chiare, tempi certi, responsabilità definite e continuità negli investimenti. Il mare non è solo una infrastruttura geografica ma una leva industriale: i porti italiani hanno movimentato oltre 510 milioni di tonnellate di merci e la loro capacità di connessione deve essere sostenuta da infrastrutture terrestri adeguate, come il Terzo valico e le reti transeuropee di trasporto.”

Mario Zanetti ha aggiunto:

“La riforma portuale è una priorità di politica industriale: solo così possiamo competere con gli hub del Nord Europa e con la sponda Sud del Mediterraneo. Quest’ultima oggi beneficia dell’esclusione dal ETS, motivo per cui il sistema va riformato per evitare di penalizzare i porti europei e sottrarre risorse alle imprese che potrebbero essere destinate agli investimenti. È fondamentale che i fondi del ETS rimangano nei settori che li hanno generati, così che la transizione energetica diventi un’opportunità concreta.”

Coordinamento e specializzazione dei porti

Matteo Paroli ha spiegato:

“La riforma mira a creare, attraverso la società Porti d’Italia, una cabina di regia nazionale per coordinare le specializzazioni dei singoli porti. Le 16 Autorità di sistema portuale non sono troppe se si definiscono chiaramente i ruoli e le specializzazioni. I porti liguri, ad esempio, hanno già attivato forme di collaborazione: il materiale derivante dai dragaggi de La Spezia servirà per riempire i cassoni centrali della nuova diga foranea in costruzione a Genova.”

Impatto del ETS e aspetti regolatori

Il tema della fiscalità ambientale sul settore marittimo, in particolare delle quote di emissione del ETS, è emerso come elemento critico: imprese e operatori sostengono che l’applicazione dell’attuale regime rischia di aumentare i costi operativi senza garantire che le risorse vengano reinvestite nei settori più esposti.

Una modifica delle regole del ETS o meccanismi di compensazione potrebbero attenuare il rischio di spiazzamento delle attività portuali verso hub esteri e preservare capacità di investimento per modernizzare terminal, adeguare infrastrutture e sostenere la transizione verde.

Infrastrutture, intermodalità e sicurezza delle catene di approvvigionamento

Il rafforzamento dei corridoi intermodali — collegamenti efficaci tra mare, ferro e gomma — è essenziale per ridurre i costi logistici, aumentare l’efficienza delle filiere e migliorare la resilienza delle catene di approvvigionamento, soprattutto in materia energetica. Il completamento delle grandi opere ferroviarie e l’adeguamento degli scali portuali sono strettamente connessi a questi obiettivi.

Per sfruttare appieno le opportunità offerte dagli investimenti pubblici e privati, gli operatori chiedono governance stabile, procedure autorizzative snelle e strumenti che favoriscano la concorrenza tra porti su base di specializzazione piuttosto che su sovrapposizioni di ruolo.

Sotto il profilo degli investimenti, la riqualificazione dei porti e lo sviluppo di hub intermodali rappresentano una finestra di opportunità per fondi infrastrutturali, operatori logistici e per la filiera delle costruzioni, ma la certezza normativa e la visibilità sui flussi futuri sono condizioni necessarie per attrarre capitali a lungo termine.

Prospettive operative e prossimi passi

Nei prossimi mesi sarà centrale il confronto tra Governo, parlamentari e stakeholder economici per definire il testo finale della riforma. La creazione di un centro di coordinamento nazionale e una ridefinizione delle risorse legate alle politiche climatiche possono ridisegnare la competitività dei porti italiani sul panorama europeo e mediterraneo.

Parallelamente, l’avanzamento degli interventi legati al Pnrr e la pianificazione degli investimenti privati determineranno i tempi e l’intensità degli effetti sull’occupazione, sulla logistica e sui prezzi dei servizi portuali.

In sintesi

  • La riforma della portualità può creare opportunità per investimenti infrastrutturali ma richiede regole chiare per ridurre il rischio di incertezza normativa che frenerebbe l’afflusso di capitali privati.
  • Una revisione mirata del ETS potrebbe evitare la fuga di traffici verso hub concorrenti e liberare risorse utili a finanziare la transizione verde dei porti italiani.
  • Il completamento del Terzo valico e i progetti legati al Pnrr aumenteranno la rilevanza logistica del Nord Italia, creando potenziali benefici per le filiere manifatturiere e per il settore dell’export.
  • Per gli investitori, il futuro del comparto dipenderà dalla capacità di realizzare integrazione intermodale efficiente e da una governance che valorizzi specializzazioni e sinergie territoriali.


Author: Tony
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