Bitcoin scivola a 62.300 dollari: il tonfo dei titoli tecnologici trascina le criptovalute al ribasso

Il mercato delle criptovalute ha registrato una flessione martedì: bitcoin è sceso a circa 62.300 USD, perdendo il 2,5% da mezzanotte (UTC), mentre ether ha ceduto oltre il 4% attestandosi intorno a 1.650 USD.

La caduta è avvenuta in scia alla debolezza dei titoli tecnologici di lunedì e alla performance negativa dei futures sul Nasdaq 100, che segnano un calo del 2,5% dallo stesso riferimento temporale. A pesare sul sentiment sono stati sia prese di profitto sia il rischio di rendimenti obbligazionari in aumento, come osservato da Patrick Munnelly, partner per la strategia di mercato presso TickMill.

Gli altcoin hanno sofferto più di bitcoin e ether: token come ethena (ENA) e hype (HYPE) hanno perso tra il 5% e il 6%, mentre liquidazioni diffuse per circa 717 milioni di dollari hanno amplificato i movimenti ribassisti.

Il Dollar Index (DXY) si è rafforzato fino a 101,15, raggiungendo il livello più alto da oltre un anno, elemento che favorisce una rotazione verso asset denominati in dollari e può pesare sugli acquisti in euro o altre valute.

Posizionamento nei derivati

Tra i dati sui derivati più rilevanti emerge un aumento del 10% del open interest (OI) nei perpetual di SpaceX negoziati su Hyperliquid, Binance e altre piattaforme, nonostante il prezzo del sottostante sia calato del 15%. Questo mix conferma la tendenza ribassista e indica un impiego di leva sul lato short.

Le future su SpaceX sono diventate tra le prime per dimensione a livello globale, posizionandosi seste, davanti a monete importanti come ZEC, pur restando dietro a BTC, ETH e XRP. Tale dinamica riflette una preferenza crescente per esposizioni su asset tradizionali veicolate tramite mercati derivati.

L’open interest sui futures di XRP è salito fino a 2,38 miliardi di token, riportando i valori più alti da otto mesi, nonostante il prezzo abbia perso quasi il 2% nella settimana. Il quadro tecnico è rafforzato dalla combinazione di OI in aumento e prezzo in calo, mentre la metrica aggiustata per OI del delta di volume cumulativo a 24 ore (CVD) è negativa per il secondo giorno consecutivo: segnale che i movimenti sono guidati da venditori aggressivi.

Gli operatori hanno ridotto l’esposizione sui futures di BTC: l’OI è sceso a 720.000 BTC dai 742.000 della settimana precedente, dopo un picco mensile a 800.000 BTC. Per ether, l’OI è risalito da minimi di cinque settimane a 14,13 milioni di ETH, ma rimane inferiore al massimo di 15,98 milioni registrato il 28 maggio.

Più in generale, i venditori appaiono predominanti fra la maggior parte delle prime 25 criptovalute: molte mostrano un CVD a 24 ore aggiustato per OI in territorio negativo.

Un indicatore da monitorare è la volatilità implicita a 30 giorni di bitcoin, il BVIV, che è risalita sopra il 40%, segno di una maggiore domanda di opzioni. Anche la volatilità implicita di ether, EVIV, mostra un andamento simile; incrementi delle indici di volatilità sono spesso associati a fasi di debolezza dei corsi.

Nel mercato delle opzioni la struttura è caratterizzata da posizioni su call (scommesse rialziste) in vista della scadenza trimestrale di venerdì; tuttavia molte di queste call sono in perdita a causa del collasso dei prezzi spot nel corso del trimestre. Nel frattempo, le put sono entrate in utile, indicando una preferenza per la protezione al ribasso.

Token in evidenza

Tra i token che hanno mostrato resilienza emergono le privacy coin: DASH ha limitato le perdite allo 0,2% da mezzanotte, mentre XMR ha ceduto circa lo 0,7%. Al contrario, ZEC ha accusato un -4,2% nel periodo, risentendo anche di un exploit ispirato all’uso dell’intelligenza artificiale avvenuto all’inizio del mese.

I token legati all’intelligenza artificiale come FET, RENDER e TAO hanno faticato, perdendo tra il 3% e il 5%: la pressione negativa sui titoli tecnologici si è riverberata anche sul settore crypto legato all’AI.

Un segnale tecnico positivo per possibili rimbalzi è l’indice medio di forza relativa (relative strength index, RSI) dell’universo crypto, attualmente su 39,05, in area di ipervenduto: questo apre la possibilità di una reazione tecnica o di un recupero di sollievo nelle prossime sedute.

Per gli investitori europei e italiani, la combinazione di DXY forte e rendimenti obbligazionari in aumento suggerisce attenzione al rischio di cambio e alla liquidità: acquisti con leva e posizioni non coperte possono amplificare perdite in un contesto di elevata volatilità.

In termini pratici, è consigliabile monitorare gli indicatori di volatilità (BVIV, EVIV), la struttura delle opzioni e l’OI sui derivati per valutare se i ribassi siano guidati da flussi speculativi o da cambiamenti strutturali nell’interesse degli investitori.

In sintesi

  • La forza del DXY e la lieve ripresa dei rendimenti obbligazionari potrebbero detrarre capitale dai mercati rischiosi: per gli investitori italiani questo aumenta il rischio cambio e rende più costoso il rientro in asset denominati in dollari.
  • L’aumento dell’OI su alcuni derivati, insieme a CVD negative, indica che i ribassi sono spesso sostenuti da vendite attive e leva; gestire la leva e privilegiare coperture via opzioni può ridurre il rischio di perdite concentrate.
  • L’incremento della volatilità implicita favorisce strategie difensive: per portafogli retail e istituzionali è opportuno valutare la liquidità e la capacità di sostenere stress prolungati, oltre a considerare brevi opportunità di rimbalzo tecnico.


Author: Tony
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