Transizione green: Teha ed Erion rivelano che il 75% delle imprese vuole mantenere o aumentare gli impegni di sostenibilità

Il 75,5% delle imprese coinvolte nel Rapporto Strategico 2026 ritiene opportuno mantenere o incrementare gli impegni di sostenibilità, secondo lo studio intitolato «Le priorità non negoziabili per le imprese e il futuro della transizione sostenibile», realizzato da TEHA Group (The European House-Ambrosetti) in collaborazione con Erion.

I dati sono stati presentati in occasione del Forum Erion 2026, svoltosi il 17 giugno a Roma, alla presenza del ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.

Gilberto Pichetto Fratin ha dichiarato:

“La transizione energetica a livello europeo non è facile. È una sfida che si gioca negli accordi e negli equilibri tra le istanze dei diversi paesi. Abbiamo l’importante dovere di trovare questi punti di equilibrio in concetti come sostenibilità e innovazione.”

Metodologia e campione

Lo studio si basa su una survey rivolta a 108 imprese appartenenti all’ecosistema Erion, integrate con contributi di 11 leader d’impresa riuniti nella prima Erion Leaders’ Roundtable e il parere di 4 key opinion leader. I risultati sono stati arricchiti con dati proprietari che coprono 17 anni di percezione dei cittadini europei, l’analisi di 281 politiche ESG a livello europeo e nazionale e oltre 50 studi e report di riferimento.

Transizione sostenibile come fattore competitivo

Secondo il rapporto, la transizione sostenibile è diventata il nuovo terreno della competizione economica globale: le imprese coincidono nell’indicare che energia, innovazione sostenibile e standard ambientali di prodotto rappresentano le principali fonti di pressione competitiva nei confronti dei concorrenti internazionali.

Otto aziende su dieci segnalano infatti che questi aspetti incidono in modo decisivo sulle strategie commerciali e tecnologiche. Il documento evidenzia inoltre che le imprese che adottano modelli di economia circolare mostrano performance finanziarie più solide: risultano mediamente il 28% più stabili dal punto di vista creditizio, generano 1,5 volte più cassa, registrano un indebitamento inferiore del 6% e dispongono di una maggiore capacità di coprire il debito con il risultato operativo rispetto ai concorrenti tradizionali.

Più del 68% delle imprese dichiara di aver rafforzato le proprie politiche ESG negli ultimi tre anni, segnale di una progressiva integrazione della sostenibilità nelle strategie aziendali e finanziarie.

Prospettive istituzionali e industriali

Danilo Bonato, direttore Sviluppo strategico e Relazioni istituzionali di Erion Compliance Organization, ha spiegato:

“La transizione sostenibile non può essere interpretata come un costo da subire, perché costituisce condizione essenziale per preservare la capacità industriale e garantire uno sviluppo di lungo periodo.”

Danilo Bonato ha aggiunto:

“La sfida per l’Europa, e per l’Italia, consiste nel costruire un nuovo patto competitivo, in cui sostenibilità e crescita non siano obiettivi alternativi, ma elementi integrati della stessa strategia industriale.”

Queste dichiarazioni sottolineano la necessità di politiche coerenti a livello nazionale ed europeo: coordinare standard, incentivi e regolamentazioni può ridurre il rischio di dispersione competitiva tra paesi e favorire investimenti a lungo termine nella modernizzazione dei processi produttivi.

Per le imprese italiane il passaggio verso modelli circolari e l’adozione di tecnologie verdi non rappresentano solo una risposta normativa, ma un’opportunità per migliorare l’accesso al credito, abbassare il costo del capitale e attrarre investitori attenti ai criteri ESG.

Dal punto di vista delle istituzioni, il Rapporto suggerisce l’urgenza di definire strumenti di policy che coniughino sostenibilità e competitività, come meccanismi di incentivazione mirati, supporto agli investimenti in R&S sostenibile e percorsi di formazione per la riconversione delle filiere produttive.

In sintesi

  • La diffusione di modelli circolari migliora la profittabilità e la solidità finanziaria delle aziende, indicando una possibile riduzione del premio per il rischio richiesto dagli investitori verso le imprese green.
  • Per gli investitori istituzionali italiani, l’adozione sistemica di politiche ESG nelle imprese domestiche può tradursi in portafogli più resilienti e meno esposti a shock regolatori o di mercato.
  • Le autorità pubbliche devono coordinare strumenti di policy per evitare distorsioni competitive tra paesi: incentivi mirati e sostegno alla transizione tecnologica sono essenziali per attrarre capitali e preservare la base industriale nazionale.


Author: Tony
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