I family office spingono lo sport: oltre 75 miliardi investiti in club, media e tech
- 19 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il rapporto tra l’origine della ricchezza e la destinazione degli investimenti è particolarmente evidente nel settore sportivo: secondo i dati raccolti da Fintx, il 18% dei family office attivi nello sport ha generato il proprio patrimonio proprio in ambiti legati allo sport e ai media. Seguono i family office provenienti dal comparto media e intrattenimento con l’11%, mentre telecomunicazioni, servizi alla persona e tecnologia rappresentano altre fonti rilevanti di capitale.
Tra i casi più conosciuti figurano il family office dell’ex campione di baseball Alex Rodriguez, ThirtyFive Ventures della stella Nba Kevin Durant e Nala Investments della famiglia messicana Diez Barroso Azcárraga, la cui ricchezza ha radici nel settore dei media e dell’intrattenimento.
Investimenti di famiglia
L’accelerazione degli investimenti è risultata netta anche nel mese di maggio: secondo i dati di Fintx, i family office hanno portato a termine 51 operazioni di investimento diretto in società, mantenendo un ritmo simile a quello di aprile. Tra le operazioni di maggiore rilievo spicca la partnership del family office del miliardario Tom Dundon con il nuovo fondo sportivo di Apollo, finalizzata a un impegno di 225 milioni di dollari in Pickleball, la holding che controlla la Major League Pickleball e il circuito professionistico PPA Tour.
Questa operazione riflette l’interesse per sport emergenti con rapido sviluppo commerciale: nel modello di investimento di Tom Dundon — già proprietario dei Portland Trail Blazers e dei Carolina Hurricanes — si coglie la volontà di costruire un ecosistema sportivo diversificato capace di generare ricavi sia dai diritti media sia dall’espansione delle community di tifosi.
Sul fronte delle grandi leghe professionistiche, il cofondatore di Dell Technologies, Michael Dell, ha rafforzato la propria esposizione acquisendo una quota del 25% dei Las Vegas Raiders nell’ambito di una cordata guidata da Egon Durban, managing partner di Silver Lake. Michael Dell detiene inoltre partecipazioni di minoranza nei San Antonio Spurs e negli Austin Gamblers, a testimonianza dell’interesse degli investitori tecnologici per asset sportivi strategici.
Investire in sport-tech
L’attenzione dei family office non si limita alle franchigie: una quota crescente di capitale viene destinata alle tecnologie applicate allo sport, considerate tra i segmenti a maggiore potenziale di crescita per capacità di migliorare performance, monetizzare dati e ottimizzare l’esperienza dei tifosi.
Un esempio significativo è l’imprenditore statunitense David Adelman, attivo nel settore degli student housing e in espansione nell’economia dello sport. Adelman è comproprietario dei Philadelphia 76ers, del Crystal Palace in Premier League e dei New Jersey Devils, oltre a detenere una partecipazione in Fanatics, leader mondiale del merchandising sportivo.
Lo scorso maggio la sua holding d’investimento Darco Capital, insieme a Bolt Ventures (il family office di David Blitzer) e a Pentland Ventures, ha co-guidato un round di Serie A da 12 milioni di dollari per la startup britannica PlayerData, specializzata in tecnologie di monitoraggio delle prestazioni atletiche. L’azienda sviluppa gilet con GPS e palloni intelligenti capaci di raccogliere dati su movimento, velocità e parametri fisici degli atleti, strumenti già impiegati in alcuni club del portafoglio di Adelman, incluso il settore giovanile del Crystal Palace.
Queste tecnologie offrono opportunità per migliorare scelte tecniche e prevenzione infortuni, ma sollevano anche questioni relative alla governance dei dati, alla protezione della privacy e alla responsabilità delle società sportive. Per gli investitori europei, e in particolare per quelli italiani, è quindi cruciale valutare la conformità alle norme come il GDPR e le potenzialità di monetizzazione attraverso diritti media digitali, merchandising e servizi indirizzati ai tifosi.
In un quadro più ampio, l’ingresso massiccio di capitali provenienti da settori tecnologici e media sta riconfigurando il valore degli asset sportivi: non più soltanto squadre e titoli, ma piattaforme dati, relazioni con il pubblico e strumenti tecnologici che possono ampliare flussi di ricavo e creare sinergie con altre attività industriali.
In sintesi
- L’interesse crescente dei family office per sport emergenti e tecnologie sportive suggerisce una ridefinizione del valore degli asset: gli investimenti premiano chi integra diritti media, dati e coinvolgimento dei tifosi.
- Per gli investitori italiani, l’adozione di soluzioni sport-tech rappresenta un’opportunità per valorizzare i vivai e migliorare la competitività internazionale, a patto di gestire correttamente privacy e governance dei dati.
- L’ingresso di capitali da parte di realtà tecnologiche e fondi di private equity può aumentare la liquidità e le valutazioni delle squadre, ma richiede attenzione alle dinamiche regolatorie e al rischio di concentrazione del potere economico nello sport professionistico.