Ceccato: Barclays punta sull’Italia, ora l’Ue deve riformare le cartolarizzazioni

Barclays punta a rafforzare la propria presenza nel mercato italiano, dove il gruppo opera da oltre cinquant’anni: lo ha spiegato il ceo di Barclays Europe, Francesco Ceccato, che coordina l’attività in dieci Paesi con circa 1.200 dipendenti.

Francesco Ceccato ha dichiarato:

“Barclays intende crescere ulteriormente in Italia. Vediamo margini per sviluppare le diverse aree del corporate & investment banking, con particolare attenzione all’attività di advisory, dove siamo stati protagonisti in numerosi settori.”

Negli Stati Uniti si stanno susseguendo varie Ipo multi-miliardarie nel settore tecnologico, a partire da quella record di SpaceX. In Europa invece, compresa la City di Londra, mancano le Ipo di media grande dimensione. Serve un’unica borsa europea per provare a competere con Nasdaq e Nyse? O non è questo il problema?

La questione non è soltanto la concentrazione delle piazze finanziarie, ma l’esistenza di ecosistemi completi che sostengano l’innovazione e la crescita delle imprese. Per creare società in grado di attrarre capitali pubblici e privati servono scuole e università con infrastrutture per la ricerca, ambienti che favoriscano la sperimentazione e una rete finanziaria che possa accompagnare le startup nelle fasi iniziali e nella scalata verso mercati più liquidi.

In assenza di questa filiera, i risparmi delle famiglie rimangono vincolati nei depositi bancari o allocati in immobili: strumenti che, pur rilevanti per la protezione del capitale, non favoriscono lo sviluppo produttivo. Rafforzare la cultura degli investimenti e le vie attraverso cui il capitale si trasferisce alle imprese è quindi essenziale per sostenere la crescita a lungo termine in Europa e in particolare in Italia.

Supervisione europea e calendario delle riforme

Un elemento chiave, secondo Ceccato, è il potenziamento della supervisione a livello comunitario. Esiste un progetto normativo, il Market Integration and Supervision Package (MISP), pensato per rafforzare il ruolo di Esma e armonizzare la vigilanza sui mercati finanziari europei. Tuttavia, l’entrata in vigore prevista verso la metà del 2027 significa che si sta intervenendo con ritardo rispetto alla dinamica dei mercati globali.

Una supervisione più integrata potrebbe migliorare l’attrattività dei mercati europei, ridurre la frammentazione regolamentare e facilitare transazioni cross-border, elementi che aiuterebbero a creare opportunità di Ipo di dimensione media e grande.

Cartolarizzazioni e bilanci bancari: la leva spesso trascurata

Altro tema centrale è la riforma delle cartolarizzazioni. In molte economie europee, i depositi delle famiglie finanziano direttamente l’attivo delle banche: per consentire a questi risparmi di fluire verso mercati azionari o venture capital è necessario intervenire sui bilanci bancari, creando strumenti che permettano di trasferire esposizioni tramite cartolarizzazioni standardizzate e trasparenti.

Una riforma efficace delle cartolarizzazioni ridurrebbe il legame diretto tra depositi e finanziamento degli attivi bancari, liberando capacità di investimento e facilitando la crescita delle imprese non solo nelle grandi piazze ma anche nel tessuto di piccole e medie imprese tipico del Paese. Per l’Italia, con un elevato livello di risparmio privato e una forte componente di imprese familiari, questo potrebbe tradursi in nuove fonti di finanziamento e in un più ampio ricorso al capitale di rischio.

Oltre a misure regolamentari, servono anche incentivi fiscali mirati, maggiore sviluppo del mercato del capitale di rischio e una rete di advisor e intermediari in grado di accompagnare le imprese nelle operazioni di mercato. Solo combinando questi fattori si può ridurre la distanza rispetto ai mercati americani dove la filiera dell’innovazione è più consolidata.

Implicazioni per il sistema finanziario italiano

Per gli investitori e per le istituzioni italiane la sfida è duplice: modernizzare la regolazione e al contempo costruire una cultura imprenditoriale e finanziaria che favorisca il passaggio dal risparmio tradizionale a forme di investimento più orientate alla crescita. Le banche, le fondazioni bancarie e i fondi pensione possono svolgere un ruolo decisivo nello sviluppare mercati secondari più profondi e nell’offrire veicoli di investimento in grado di sostenere la transizione.

In assenza di politiche e infrastrutture adeguate, il rischio è di perdere opportunità di valore aggiunto e posti di lavoro ad alto contenuto tecnologico, con un impatto negativo sulla competitività industriale del Paese.

In sintesi

  • L’evoluzione della supervisione europea attraverso il MISP può migliorare l’attrattività dei mercati, ma i tempi di attuazione richiedono misure transitorie per non perdere opportunità competitive.
  • La riforma delle cartolarizzazioni è una leva strategica: liberare risorse dai bilanci bancari favorirebbe la riallocazione del risparmio verso imprese ad alta crescita, con effetti positivi per l’occupazione e l’innovazione in Italia.
  • Per gli investitori italiani è fondamentale sviluppare prodotti e incentivi che facilitino l’esposizione a equity e venture capital, riducendo l’eccessiva dipendenza dall’immobiliare e dai depositi.
  • La costruzione di ecosistemi locali (università, centri di ricerca, venture capital e advisor) rappresenta la condizione necessaria per trasformare le potenziali Ipo europee in opportunità concrete per il mercato domestico.


Author: Tony
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