Vigilanza 2.0: il robot che rivoluziona le ronde

Vigilanza 2.0: telecamere termiche, microfoni, diffusori, Gps e Lidar si integrano con applicazioni di intelligenza artificiale per estendere le capacità operative del controllo sul campo, tradizionalmente basato sulla presenza umana.

Questa combinazione di sensori e algoritmi è alla base della nuova generazione di robot pattugliatori, dispositivi progettati per monitorare aree estese e rilevare anomalie in autonomia o in affiancamento alle squadre di vigilanza.

Forte Secur Group ha presentato formalmente questa soluzione ai propri clienti, tra cui Dhl Supply Chain, annunciando l’introduzione operativa del robot nella sorveglianza di siti logistici e impianti industriali.

Alessia Forte ha spiegato:

“Il percorso è iniziato nel 2020 e ha coinvolto l’esame di diverse soluzioni prima di arrivare a questo robot, costruito in Spagna e adattato secondo le nostre specifiche. Non ha l’obiettivo di sostituire l’intervento umano, ma di integrarlo, con l’obiettivo di ottimizzare i costi della vigilanza.”

Il modello utilizzato, denominato Fortify, offre un’autonomia compresa tra le 8 e le 10 ore, è in grado di superare ostacoli fino a 13 centimetri e rimane in comunicazione continua con la centrale operativa. Può identificare veicoli e segnalare variazioni improvvise nel perimetro, come rotture di reti o aperture non autorizzate.

Alessia Forte ha aggiunto:

“A bordo sono installate applicazioni di intelligenza artificiale che riconoscono anomalie e inviano alert. Rispetto al costo di una guardia notturna, si possono ottenere risparmi significativi.”

Forte Secur Group, impresa con radici nella provincia di Treviso e sedi operative a Milano e Modena, impiega circa 350 persone e registra un fatturato attorno ai 19 milioni di euro. L’azienda opera principalmente nel presidio di grandi aree aziendali: magazzini logistici, stabilimenti industriali, cantieri, aeroporti e infrastrutture critiche.

L’introduzione dei robot di sorveglianza solleva questioni operative e normative: integrazione dei turni, interoperabilità con i sistemi di allarme esistenti, gestione della privacy e conformità alle normative sulla protezione dei dati. A questi si aggiungono esigenze di cybersecurity per proteggere le comunicazioni tra robot e centrale operativa e piani di manutenzione per garantire continuità di servizio.

Dal punto di vista economico, la diffusione di soluzioni robotiche in ambito sicurezza può ridurre i costi ricorrenti legati al personale, ma richiede investimenti iniziali in hardware, software e formazione. Le aziende di grandi dimensioni e i gestori di infrastrutture critiche sono i candidati principali all’adozione per via dei vasti perimetri da sorvegliare e dei potenziali risparmi operativi.

Sul mercato nazionale ed europeo, la domanda di tecnologie di sorveglianza avanzata è destinata a crescere: i fornitori italiani di servizi di sicurezza possono trarre vantaggio dallo sviluppo di competenze nell’integrazione robotica e nell’offerta di servizi misti uomo-macchina, aprendo anche opportunità di esportazione e partnership tecnologiche.

L’evoluzione verso una vigilanza più tecnologica richiederà un equilibrio tra efficienza economica, tutela dei diritti e responsabilità operative, così da garantire un impiego efficace e sostenibile di queste tecnologie nel medio termine.

In sintesi

  • L’adozione di robot pattugliatori accelera l’efficienza operativa nei grandi perimetri, ma richiede investimenti iniziali in infrastrutture e cybersecurity.
  • Per gli investitori, il mercato della sicurezza integrata offre opportunità in servizi ricorrenti e soluzioni SaaS per il monitoraggio e la manutenzione remota.
  • Per le imprese italiane del settore, sviluppare competenze nella integrazione uomo-macchina può rappresentare un vantaggio competitivo e una leva per l’internazionalizzazione.


Author: Tony
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