Umana accelera l’inclusione: dal 2023 oltre 4.500 contratti per rifugiati
- 18 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Agenzia per il lavoro Umana ha ricevuto per il terzo anno consecutivo il riconoscimento Welcome. Working for Refugee Integration attribuito da UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati), in occasione della giornata mondiale del rifugiato. Il premio sottolinea l’impegno dell’agenzia nelle attività di inserimento lavorativo dedicate a persone rifugiate e richiedenti asilo.
Dal 2023 Umana ha attivato oltre 4.500 contratti di lavoro destinati a rifugiati, con una dinamica in crescita anno su anno: nel 2025 gli inserimenti sono aumentati del 19,7% rispetto al 2023, segnalando una tendenza consolidata nella mediazione tra domanda aziendale e percorsi di inclusione.
Giuseppe Venier ha dichiarato:
“Riteniamo che il lavoro sia uno strumento fondamentale di integrazione e autonomia. Attraverso percorsi di orientamento, formazione e inserimento professionale, realizzati in collaborazione con istituzioni e partner locali, creiamo opportunità che generano valore sia per le persone sia per il sistema produttivo.”
Nello specifico, tra il 2023 e il 2025 sono stati registrati complessivamente 4.566 contratti attivati da Umana per persone rifugiate e richiedenti asilo. Solo nel 2025 gli inserimenti sono stati 1.639, confermando una crescita significativa dell’attività di collocamento specializzato.
Per quanto riguarda le caratteristiche demografiche, la fascia d’età prevalente tra le persone assunte con contratti di somministrazione è quella dei 26-30 anni (465 soggetti). I dati di genere mostrano una maggioranza maschile (1.335 uomini) rispetto al numero di donne (304). Le nazionalità più rappresentate sono Pakistan (262), Nigeria (161), Bangladesh (144) e Burkina Faso (105). A livello continentale, l’origine più comune è l’Africa (799 persone), seguita dall’Asia (501) e dall’America Centrale e del Sud (167).
Strategie operative e partenariati
L’approccio adottato da Umana combina orientamento professionale, corsi di formazione mirata e percorsi di accompagnamento all’inserimento, spesso realizzati insieme a enti locali, centri per l’impiego e organizzazioni del terzo settore. Questi strumenti mirano a ridurre il mismatch tra competenze disponibili e richieste dal mercato, facilitando l’accesso a lavori stabili o a contratti di somministrazione che possono evolvere in rapporti di lavoro duraturi.
La collaborazione tra soggetti privati e istituzioni pubbliche è cruciale: le agenzie per il lavoro possono agire come intermediari efficaci per le imprese che cercano lavoratori formati, mentre gli enti pubblici garantiscono percorsi di integrazione strutturati e il riconoscimento di titoli o competenze acquisite all’estero.
Implicazioni per il mercato del lavoro
L’aumento degli inserimenti di persone rifugiate rappresenta un elemento rilevante per il mercato del lavoro italiano: da un lato risponde a fabbisogni occupazionali in settori caratterizzati da carenze di manodopera; dall’altro apre spazi per investimenti in formazione e percorsi di integrazione professionale. Per le imprese si tratta di un’opportunità per diversificare e rafforzare la propria forza lavoro, riducendo i costi di ricerca del personale tramite partnership con agenzie specializzate.
Per gli investitori e gli operatori del mercato delle risorse umane, la crescita di questi programmi può tradursi in domanda aggiuntiva di servizi di upskilling, piattaforme di matching e soluzioni di welfare aziendale che facilitino l’inserimento e la retention dei lavoratori.
Prospettive e sfide
Nonostante i risultati positivi, permangono sfide operative e strutturali: garantire la qualità e la stabilità occupazionale, favorire il riconoscimento delle competenze pregresse, superare barriere linguistiche e culturali, e promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro. Inoltre, è essenziale che tali iniziative siano integrate in politiche più ampie di inclusione sociale e di governo dei flussi migratori.
Il ruolo delle agenzie di lavoro nel coordinare risorse pubbliche e private si rivela strategico per trasformare l’inserimento occupazionale in percorsi di crescita professionale sostenibile, con ricadute positive per i territori e per la competitività delle imprese italiane.
In sintesi
- La crescita degli inserimenti lavorativi di persone rifugiate può contribuire a colmare gap occupazionali in settori critici, riducendo la necessità di importare competenze dall’estero.
- Per gli investitori nei servizi per l’impiego e nella formazione professionale si aprono opportunità di mercato legate a programmi di upskilling e piattaforme di matching specializzate.
- Una strategia efficace di integrazione lavorativa richiede il coordinamento tra agenzie private, istituzioni pubbliche e terzo settore per garantire qualità contrattuale e riconoscimento delle competenze.
- Il rafforzamento di percorsi stabili di inserimento può avere impatti positivi sul gettito fiscale e sulla sostenibilità dei sistemi di welfare locali, favorendo una crescita economica più inclusiva.