Il Sole 24 Ore domina la classifica di affidabilità dei quotidiani italiani nel Digital News Report 2026

Il Sole 24 Ore conferma la propria posizione nel ranking presentato nel nuovo rapporto nazionale sul giornalismo digitale 2026, elaborato dal Master in Giornalismo “Giorgio Bocca” dell’Università di Torino utilizzando i dati per l’Italia forniti dal Reuters Institute dell’Università di Oxford. Il quotidiano economico raggiunge un indice di fiducia positivo del 64%, in linea con le prime posizioni del panorama informativo, e si distingue soprattutto tra i lettori con reddito e livello di istruzione più elevati.

Fiducia in discesa

Il rapporto segna però un quadro generale meno favorevole: la fiducia complessiva nelle notizie scende al 32%, quattro punti percentuali in meno rispetto all’anno precedente. Si tratta di un calo che interessa l’intero ecosistema informativo e mette in evidenza una distanza crescente tra la domanda di informazione e la percezione della sua affidabilità.

Questo fenomeno si inserisce in un contesto contraddittorio: sebbene la fiducia sia più bassa, la frequenza di consumo delle notizie rimane elevata. Oltre la metà degli intervistati dichiara di consultare notizie più volte al giorno, posizionandosi tra i Paesi con più alto coinvolgimento giornaliero.

Tv ancora prima fonte, ma l’online avanza

La ricerca rileva una trasformazione nelle abitudini: l’online è la fonte più utilizzata almeno una volta alla settimana (69%), superando la televisione che resta però la prima fonte principale per quasi la metà del pubblico (48%). L’ecosistema informativo si è dunque frammentato: oltre a giornali e telegiornali, entrano in gioco social media, motori di ricerca, aggregatori, newsletter, app e strumenti basati su intelligenza artificiale.

Il peso dei brand giornalistici

Nonostante la fiducia generale cali, i marchi editoriali continuano a giocare un ruolo centrale. Le testate percepite come autorevoli e competenti mantengono livelli di fiducia superiori alla media: è il caso de Il Sole 24 Ore, che ottiene punteggi elevati tra i lettori più istruiti e con reddito alto, raggiungendo il 76% in alcuni segmenti demografici.

Questo rafforza l’idea che l’autorevolezza di un brand sia un fattore chiave nella resilienza editoriale: investire in giornalismo di qualità, dati e approfondimento può tradursi in una base di lettori disposta a pagare per contenuti premium, con ricadute sulle strategie di abbonamento e sulla sostenibilità economica delle testate.

I social come fonte principale per i più giovani

I social media continuano a crescere come canale d’accesso alle notizie: vengono citati dal 45% degli intervistati come fonte settimanale, con un aumento di sei punti rispetto all’anno precedente, e rappresentano la fonte principale per il 22% del pubblico, in particolare tra i più giovani.

Tuttavia la fiducia nelle notizie reperite sui social rimane bassa (intorno al 15%), leggermente inferiore a quella espressa verso strumenti basati su intelligenza artificiale (circa il 16%). I motori di ricerca mantengono un livello di fiducia più vicino alla media generale (intorno al 30%), segnalando come la percezione di attendibilità vari molto a seconda della piattaforma.

Implicazioni economiche e di mercato

La combinazione di fiducia in calo e consumo elevato apre scenari importanti per l’economia dei media. Le testate con contenuti specializzati e una reputazione consolidata possono sfruttare questo vantaggio per consolidare modelli di abbonamento e servizi a valore aggiunto, mentre chi dipende principalmente dalla pubblicità potrebbe trovarsi sotto pressione se gli inserzionisti privilegiano piattaforme con metriche più stabili.

Inoltre, la diffusione di intelligenza artificiale e chatbot informativi solleva interrogativi regolatori e di responsabilità editoriale: standard di trasparenza, verifica delle fonti e misure contro la disinformazione diventeranno elementi centrali nelle decisioni di policy e nelle strategie d’investimento dei gruppi mediatici e tecnologici.

Per il mercato pubblicitario italiano, la frammentazione dei canali implica la necessità di metriche più sofisticate e di soluzioni che misurino non solo l’audience ma anche la fiducia e l’engagement qualificato. Ciò può favorire l’emergere di prodotti premium e offerte mirate rivolte a segmenti di pubblico ad alto valore economico.

Riflessioni per il settore pubblico e privato

Le istituzioni, dal mondo dell’istruzione ai regolatori, hanno un ruolo nel sostenere l’alfabetizzazione mediatica e nel promuovere standard di qualità. Investire in formazione e in strumenti di verifica può contribuire a ridurre la sfiducia e a mitigare gli effetti negativi della disinformazione sulla società e sui mercati.

Per gli operatori privati e gli investitori, il cambiamento delle abitudini offre opportunità: finanziamenti a testate con forte identità editoriale, partnership tecnologiche per migliorare l’offerta digitale e prodotti verticali per segmenti professionali rappresentano vie concrete per creare valore in un mercato in evoluzione.

In sintesi

  • L’attenuarsi della fiducia complessiva nelle notizie aumenta il valore strategico dei brand editoriali affidabili, favorendo modelli di abbonamento e servizi a pagamento rispetto alla sola dipendenza dalla pubblicità.
  • La crescita dei social media come canale informativo richiede investimenti in metriche di qualità e nuove forme di misurazione dell’engagement per guidare le decisioni pubblicitarie e di investimento.
  • L’espansione dell’intelligenza artificiale impone valutazioni su trasparenza e regolazione: gli investimenti in verifiche editoriali e tecnologie di fact-checking diventeranno sempre più cruciali per la credibilità e la stabilità del mercato dell’informazione.
  • I policymaker e le imprese dovrebbero coordinare misure educative e iniziative di finanziamento per sostenere il giornalismo di qualità come bene comune e come asset economico per l’ecosistema italiano.


Author: Tony
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