Partite iva, l’allarme Upb: la fedeltà fiscale degli autonomi in Italia è tra le più basse d’Europa

Lilia Cavallari, presidente dell’Upb (Ufficio parlamentare di bilancio), ha dichiarato:

“La fedeltà fiscale dei lavoratori autonomi in Italia risulta tra le più basse dell’Unione europea.”

Nella relazione di presentazione alle Camere del rapporto sulla politica di bilancio, l’Upb fotografa un quadro in cui, nonostante i progressi ottenuti nella lotta all’evasione grazie al potenziamento degli strumenti digitali e a una maggiore propensione all’adempimento spontaneo, permangono criticità strutturali che ostacolano equità e efficienza del sistema fiscale.

Propensione all’evasione tra gli autonomi

L’analisi evidenzia che, seppure il contrasto all’evasione abbia prodotto recuperi significativi — con un incremento cumulato pari a 36,2 miliardi e una previsione di ulteriore crescita di 2,8 miliardi nel 2025 indicata nel Dfp — la fuga dall’Irpef da parte dei lavoratori autonomi resta un fenomeno rilevante.

Upb ha sottolineato: “Permangono ampi margini di miglioramento nell’analisi del rischio di evasione e persistono inefficienze nelle procedure di riscossione, specialmente a livello delle Amministrazioni locali.”

Queste inefficienze, secondo l’ufficio parlamentare, limitano la capacità del sistema fiscale di tradurre i potenziamenti tecnologici in gettito stabile e riducono l’efficacia delle politiche redistributive.

Trattamenti differenti in base alla fonte di reddito

Un’altra criticità evidenziata riguarda la crescente disparità di trattamento tra le diverse tipologie di reddito. Le riforme sull’Irpef hanno beneficiato in misura maggiore le famiglie, con misure che si traducono in vantaggi stimati intorno a 20 miliardi nel triennio.

Al contrario, il carico fiscale sul mondo delle imprese è complessivamente aumentato, con impatti particolarmente rilevanti per il settore bancario e assicurativo dovuti, tra l’altro, a interventi su strumenti contabili come le imposte differite (Dta) e il trattamento delle perdite su crediti, per un effetto complessivo superiore a 8,5 miliardi nel triennio.

La distanza dall’equità orizzontale

L’Upb rileva che gli interventi sull’Irpef hanno ridotto il prelievo soprattutto per i redditi medi grazie all’applicazione di bonus mirati e detrazioni maggiorate. Tuttavia, la combinazione di maggiore progressività con l’ampliamento dei regimi sostitutivi a aliquota piatta, come la flat tax per i contribuenti forfettari, ha accentuato le differenze di trattamento tra fonti di reddito.

Questo allontanamento dall’«equità orizzontale» — ovvero il principio secondo cui soggetti con capacità contributiva equivalente dovrebbero avere trattamenti fiscali simili — rappresenta una delle principali sfide da affrontare per dare maggiore coerenza alla riforma fiscale.

Gli incentivi alle imprese e la loro struttura

Per quanto riguarda la fiscalità delle imprese, l’Upb osserva che le agevolazioni introdotte nel tempo si sono stratificate fino a creare un insieme complesso e disorganico di misure. Questo quadro richiede, secondo l’ufficio, un riordino che offra prospettive stabili e prevedibili per gli investimenti produttivi.

La proposta è di concentrare gli incentivi su settori strategici e su imprese con limitata capacità di autofinanziamento, evitando così la dispersione delle risorse pubbliche e l’eccessivo onere amministrativo che oggi grava soprattutto sulle piccole e medie imprese.

L’Upb invita inoltre a un allineamento delle misure nazionali con i programmi europei finalizzati a rafforzare la competitività, l’autonomia produttiva e la capacità di risposta agli shock dell’area comune, in modo da massimizzare l’efficacia degli incentivi nell’ambito della strategia industriale europea.

Tra le azioni suggerite figurano una selezione più rigorosa degli investimenti meritevoli di agevolazione e la semplificazione dei requisiti di accesso, per aumentare l’effettiva fruibilità dei benefici e favorire la partecipazione delle imprese di minori dimensioni.

Conseguenze pratiche e scenari possibili

Un sistema tributario in cui la compliance è bassa per una componente rilevante dell’economia genera distorsioni concorrenziali e riduce la base imponibile, con effetti negativi sulla capacità dello Stato di finanziare servizi pubblici e investimenti. Parallelamente, incentivi disordinati e incerti possono ridurre l’efficacia delle politiche industriali e scoraggiare investimenti privati di lungo periodo.

Per mitigare questi rischi, l’azione pubblica dovrà bilanciare strumenti di contrasto all’evasione — potenziando l’analisi del rischio e la cooperazione tra amministrazioni fiscali — con una revisione della struttura degli incentivi, orientata alla semplificazione, alla selettività e alla stabilità normativa.

In sintesi

  • L’insufficiente compliance dei lavoratori autonomi distorce la concorrenza tra operatori e può spingere prezzi e margini in modo non uniforme, influenzando i settori dove la presenza di partite IVA è più rilevante.
  • L’incertezza e la frammentazione degli incentivi alle imprese riducono l’attrattività degli investimenti di lungo periodo: un riordino mirato aumenterebbe la previsibilità per gli investitori e migliorerebbe l’efficacia della spesa pubblica.
  • Migliorare l’efficienza della riscossione e l’analisi del rischio fiscale libererebbe risorse che potrebbero essere riallocate su investimenti pubblici produttivi, con benefici per la crescita e per la stabilità dei conti nazionali.
  • Un coordinamento più stretto tra misure nazionali e programmi europei può rafforzare la resilienza produttiva italiana, rendendo le imprese locali meno vulnerabili agli shock internazionali e più competitive sui mercati esteri.


Author: Tony
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