Iata lancia l’allarme: ci vorranno almeno due anni per riportare il prezzo del jet fuel ai livelli pre-crisi
- 12 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
I primi segnali di distensione sul fronte geopolitico fanno sperare in un graduale ritorno alla normalità per i mercati energetici globali, ma le valutazioni più aggiornate del settore aeronautico indicano che la ripresa sarà lenta e non lineare. Anche nello scenario più favorevole, infatti, il mercato del jet fuel richiederà tempo per assorbire lo shock subito.
Nel suo ultimo rapporto presentato all’assemblea generale 2026, la IATA ha illustrato tre possibili scenari di ripresa: il più ottimista prevede comunque almeno due anni prima di un ritorno ai livelli di prezzo antecedenti alla crisi energetica, mentre gli altri ipotizzano dinamiche più prolungate e con oscillazioni significative dei prezzi.
Un settore sotto pressione, ma ancora resiliente
Willie Walsh, direttore generale della IATA alla sua ultima assemblea prima del passaggio alla guida di IndiGo, ha adottato un tono prudente nel descrivere l’attuale fase del trasporto aereo: non si tratta di una crisi paragonabile alla pandemia, ma di una situazione complessa e gestibile per molte compagnie. Diversamente dal blocco quasi totale del traffico osservato durante la pandemia, la domanda continua a crescere, seppur a ritmi ridotti, con una stima di incremento intorno al 2,1% annuo.
Le compagnie devono tuttavia fare i conti con costi del carburante più elevati e con un mercato dei biglietti ancora sensibile. In alcuni periodi recenti si è registrata una flessione delle prenotazioni, che ha imposto alle società di rivedere capacità e rotte per limitare l’impatto sui conti economici.
Lo shock del petrolio e lo Stretto di Hormuz
La chiusura temporanea del Stretto di Hormuz ha generato uno shock dell’offerta che ha colpito in modo particolare il mercato del jet fuel. La riduzione della produzione petrolifera in alcune aree del Medio Oriente e le difficoltà logistiche hanno determinato cali significativi: alcuni scenari indicano riduzioni della produzione fino al 45%, crolli delle esportazioni di greggio dell’ordine del 60% e una contrazione del traffico di petroliere che in certi periodi ha raggiunto punte fino all’80% rispetto alla normale operatività.
Nel complesso, il volume globale di prodotti raffinati disponibili sul mercato — tra cui diesel, benzina e jet fuel — è diminuito di circa il 16–17% rispetto all’anno precedente. Le economie più esposte sono quelle fortemente dipendenti dalle forniture provenienti dal Golfo Persico: la Europa tra le regioni più vulnerabili importava una quota significativa del proprio fabbisogno dalla regione, mentre in alcune aree dell’Africa la dipendenza superava il 30%.
Le ripercussioni si estendono oltre il prezzo del carburante: capacità di raffinazione, livelli di scorte e costi logistici stanno creando vincoli che possono prolungare l’asimmetria tra domanda e offerta. Le compagnie aeree che hanno coperto i costi attraverso strumenti di hedging in passato mostrano maggiore resilienza, mentre quelle esposte al mercato spot affrontano margini compressi e pressioni sui flussi di cassa.
Sul piano delle politiche, le autorità nazionali e internazionali stanno valutando interventi che vanno dall’uso di scorte strategiche all’incentivazione di rotte alternative e all’aumento della capacità di raffinazione locale. Tali misure possono attenuare le fluttuazioni a medio termine, ma non eliminano il rischio di prezzi più elevati e volatilità nel breve periodo.
Per il mercato italiano, l’impatto si legge su più fronti: aumenti dei costi operativi per le compagnie nazionali e low cost che servono il turismo estivo, possibili rincari dei biglietti e pressioni sui margini degli aeroporti e degli operatori logistici. Gli investitori dovranno monitorare l’esposizione finanziaria delle compagnie aeree, la capacità di pass-through dei rincari e le prospettive della domanda di viaggio internazionale.
In sintesi
- La durata della ripresa del jet fuel determinerà la redditività delle compagnie aeree: un orizzonte di almeno due anni nel migliore degli scenari sposta l’attenzione su strategie di copertura e gestione della liquidità.
- Per gli investitori, i settori della raffinazione e dei combustibili presentano opportunità ma anche rischi strutturali legati a capacità produttiva e diversificazione delle rotte di approvvigionamento.
- Per l’economia italiana, prezzi energetici più alti possono comprimere i margini del settore turistico e dei trasporti; la politica industriale e le scelte sui depositi strategici influiranno sulla resilienza nazionale.