Trasformatori, niente dazi sull’acciaio per il settore elettrico
- 11 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Cristiano Palladini ha dichiarato:
“I cinesi sono già lì, pronti alla dogana, aspettano solo quello.”
Palladini, amministratore delegato di Tmc, azienda italiana con circa 200 milioni di ricavi e 550 dipendenti nel settore della produzione di trasformatori, lancia l’allarme sull’impatto che possibili dazi sull’acciaio elettrico importato potrebbero avere sulla filiera europea.
Contesto e numeri
I consumi di acciaio elettrico in Europa sono cresciuti significativamente negli ultimi anni, spinti dall’accelerazione dell’elettrificazione dei consumi e dalle esigenze di adeguamento delle reti. Secondo le analisi citate dalle imprese del settore, i volumi di import sono passati da circa 120mila a 250mila tonnellate nell’arco di quattro anni, più che raddoppiando.
La produzione europea non sarebbe quindi in grado di soddisfare la domanda interna: molte aziende che realizzano trasformatori sono pertanto costrette ad acquistare materiale dall’estero. In questo contesto, il maggiore produttore continentale, Thyssenkrupp, ha fatto riferimento alla pressione delle importazioni e ha temporaneamente sospeso la produzione in due suoi stabilimenti in Francia verso la fine dello scorso anno.
La filiera dei trasformatori coinvolge un ampio indotto: si stima che in Europa operino complessivamente circa 150mila addetti e che il settore generi un fatturato intorno agli 11 miliardi di euro. L’Italia riveste una posizione significativa, con una quota di produzione valutata intorno al 20%.
Posizioni delle imprese e delle associazioni
Palladini ha spiegato:
“I consumi attuali di questo materiale sono oggi largamente superiori rispetto alla produzione europea e le aziende produttrici di trasformatori sono quindi costrette a comprare anche altrove. Se dovessero essere imposti dazi sul materiale e sui semilavorati, la nostra capacità competitiva rispetto ai prodotti esteri verrebbe messa seriamente a rischio.”
Secondo il manager, l’acciaio elettrico pesa in media per circa il 30% sui costi di produzione di un trasformatore. Perciò, stime interne indicano che un’ipotesi di dazi del 50% potrebbe tradursi in un incremento dei costi compreso tra il 10% e il 20% per le aziende del comparto.
L’azione delle imprese non si limita a livello nazionale: la protesta è coordinata anche attraverso T&D Europe (associazione che riunisce produttori e fornitori di tecnologie di rete), che rappresenta circa 650 aziende, 450 stabilimenti e 200mila addetti. Anche Anie Energia ha posto la questione, con il suo segretario Marco Vecchio in prima linea.
Marco Vecchio ha dichiarato:
“Una posizione condivisa e chiara: le motivazioni di questi dazi sono del tutto discutibili. Thyssenkrupp, che già beneficia da anni di strumenti di protezione come l’inserimento del prezzo minimo all’importazione in Europa, non ha aumentato la produzione. Le nostre stime mostrano una carenza superiore a 200mila tonnellate l’anno sul mercato interno, volumi che devono essere acquistati dall’esterno. Per questo chiediamo di non introdurre i dazi o, in subordine, di applicarli anche ai prodotti finiti, che altrimenti entrerebbero in Europa a costi molto più bassi.”
Scenario decisionale della Commissione
La procedura ufficiale è partita il 27 marzo con l’apertura di un’indagine per verificare l’opportunità di misure di salvaguardia. Sebbene alcune indicazioni informali abbiano individuato luglio come possibile avvio di provvedimenti, la Commissione Europea continua a raccogliere elementi sul campo mediante visite e consultazioni con le imprese del settore.
Palladini ha sintetizzato:
“Teniamo conto che, nel momento in cui l’Europa vira verso l’elettrificazione, i trasformatori diventano un asset strategico, rilevante per lo sviluppo e la transizione energetica: vogliamo consegnare alla Cina anche questo settore?”
La misura di restrizione commerciale, se adottata, avrebbe l’obiettivo dichiarato di proteggere la produzione europea dalle importazioni considerate dannose. Tuttavia, le associazioni industriali fanno notare il rischio di ripercussioni inversamente proporzionali: un aumento dei costi potrebbe ridurre la competitività delle imprese europee sui mercati internazionali e spingere committenti a preferire fornitori esteri per motivi economici.
In termini pratici, i possibili effetti includono rialzo dei prezzi per operatori della rete e forniture industriali, pressioni sui margini delle imprese italiane che esportano componentistica e un potenziale rallentamento degli investimenti nella filiera legata alla transizione energetica, se non verranno individuate soluzioni compensative o misure di sostegno.
Le parti interessate sollecitano quindi un’analisi puntuale dei dati di mercato e una valutazione delle conseguenze sull’intera catena del valore, proponendo alternative quali interventi mirati sul mercato dei semilavorati o l’estensione delle misure ai prodotti finiti per evitare effetti distorsivi.
In sintesi
- Un’eventuale imposizione di dazi sull’acciaio elettrico rischia di aumentare i costi di produzione dei trasformatori, comprimendo la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali.
- Per gli investitori, la misura introduce maggiore incertezza sulla redditività delle società della filiera e potrebbe rendere più cauti i piani di espansione o modernizzazione legati alla transizione energetica.
- A livello macroeconomico, un aumento dei prezzi delle componenti critiche può rallentare la diffusione delle tecnologie di rete necessarie all’elettrificazione, con possibili effetti negativi sui programmi di decarbonizzazione e sulla domanda interna di beni strumentali.