Ponte sullo Stretto: l’inchiesta oscura la corsa finale verso il Cipess
- 10 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Secondo l’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma, nell’ambito delle indagini sul progetto del Ponte sullo Stretto sarebbe emerso un tentativo di avvicinare altri due magistrati contabili, oltre al caso noto che coinvolge l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti, Tommaso Miele. Secondo l’accusa, quei contatti avrebbero avuto lo scopo di favorire gli interessi del gruppo promotore dell’opera, ma le fonti investigative riferiscono che le avance non avrebbero avuto esito: i due magistrati avrebbero rifiutato gli inviti.
Il presunto meccanismo descritto dagli inquirenti ripropone lo stesso schema contestato nel filone che riguarda Miele, dove l’imprenditore Vincenzo Virgiglio e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno sono indicati come i promotori di una serie di contatti con l’obiettivo di ottenere un orientamento favorevole alla procedura contabile.
Ai pubblici ministeri vengono contestate, tra le altre ipotesi, violazioni classificate come corruzione per l’esercizio della funzione, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione attiva da parte di pubblico ufficiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio. Nel corso delle perquisizioni eseguite a Roma, nella provincia di Reggio Calabria e in quella di Frosinone i carabinieri del ROS hanno sequestrato dispositivi elettronici e documenti che ora saranno analizzati e acquisiti dagli uffici della Procura.
L’indagine è coordinata dall’aggiunto Giuseppe De Falco e prosegue con l’esame del materiale per verificare l’esistenza di scambi informativi riservati, promesse di incarichi futuri e possibili condotte che avrebbero influenzato le decisioni della magistratura contabile.
Le reazioni
A prendere posizione pubblicamente a favore del progetto è intervenuto il vicepremier Antonio Tajani.
Antonio Tajani ha dichiarato:
“Non voglio interferire nella vicenda giudiziaria. È una grande infrastruttura che deve andare avanti. La giustizia deve fare il suo corso, però non strumentalizziamo. Non mi pare che quanto accaduto abbia avuto grandi effetti.”
Il leader della Lega, Matteo Salvini, al momento non ha rilasciato dichiarazioni formali, essendo impegnato in sede di partito. Anche dal Ministero delle Infrastrutture si registra prudenza: fonti ministeriali preferiscono non commentare pubblicamente l’evoluzione giudiziaria.
Dal fronte dell’opposizione è arrivato un attacco netto sul piano politico ed economico. Giuseppe Conte ha affermato:
“Dobbiamo recuperare quei tredici miliardi e mezzo.”
Dal governo un tono più conciliante arriva anche dal sottosegretario con delega al Cipess, Alessandro Morelli, che ha affermato:
“Osserviamo cosa valuterà la magistratura. Dal punto di vista amministrativo non cambia nulla: il percorso va avanti. L’obiettivo è realizzare un’infrastruttura di grande portata per il Paese e per l’Europa.”
Il nuovo iter
Dopo la bocciatura della precedente delibera da parte della Corte dei conti, il governo ha varato il decreto legge n. 32 del 2026 — noto come decreto Commissari — con l’obiettivo dichiarato di rispondere alle osservazioni della magistratura contabile e di tracciare una nuova tabella di marcia per l’iter autorizzativo.
Secondo la società concessionaria Stretto di Messina, una parte rilevante degli adempimenti tecnici e amministrativi è già stata completata. L’Accordo di programma, che coinvolge il Ministero delle Infrastrutture, il Ministero dell’Economia, le Regioni Sicilia e Calabria, Rfi, Anas e la stessa concessionaria, è stato sottoposto al controllo di legittimità della Corte dei conti.
L’Autorità di regolazione dei trasporti, presieduta da Nicola Zaccheo, ha espresso un parere sul Piano economico-finanziario, evidenziando che il documento resta un “cantiere aperto” e richiederà monitoraggio costante, segnalando criticità legate alla sostenibilità economica del progetto.
Resta da acquisire il parere tecnico del Consiglio superiore dei lavori pubblici, indicato come imminente dalla società concessionaria. Questo sarebbe l’ultimo passaggio tecnico prima del ritorno del dossier al Cipess per una nuova approvazione e del successivo controllo contabile.
La gestione amministrativa del percorso e il cronoprogramma, secondo quanto dichiarato dalla dirigenza della concessionaria e dall’amministratore delegato Pietro Ciucci, puntano a completare gli adempimenti nelle prossime settimane, con l’obiettivo di chiudere le autorizzazioni formali entro la fine dell’estate.
Il fronte europeo
Parallelamente proseguono i confronti con la Commissione europea per valutare la compatibilità del progetto con il diritto comunitario. Al centro delle interlocuzioni ci sono soprattutto i profili legati alla direttiva Habitat e alle regole sugli appalti pubblici, due aspetti che in passato hanno già sollevato rilievi da parte della magistratura contabile.
Se il cronoprogramma non subirà ulteriori rallentamenti, la roadmap ufficiale prevede il completamento dell’iter autorizzativo entro la fine dell’estate, seguito da un possibile avvio dei lavori nel quarto trimestre del 2026. La concessionaria stima circa sette anni e mezzo di cantieri, con entrata in esercizio suggerita per il 2034. Tuttavia, il nuovo sviluppo giudiziario introduce un fattore di incertezza che può influire sia sui tempi sia sui costi finali dell’opera.
Conseguenze e prospettive
L’apertura di nuovi filoni investigativi complica il già complesso quadro politico-amministrativo intorno al Ponte sullo Stretto. Sul piano operativo, ritardi o richieste integrative da parte delle autorità nazionali ed europee possono tradursi in rincari, revisione del piano finanziario e maggiori garanzie per i soggetti coinvolti negli appalti.
Dal punto di vista istituzionale, il caso solleva interrogativi sul ruolo di controllo della Corte dei conti e sull’equilibrio tra esigenze di accelerazione delle grandi opere e rigorosi controlli di legittimità e sostenibilità. L’esito delle verifiche inciderà anche sulla fiducia degli investitori e sulle scelte di finanziamento pubblico-privato per infrastrutture strategiche nel Paese.
In sintesi
- Il protrarsi delle indagini aumenta il rischio di ritardi e possibili rialzi dei costi, fattori che gli investitori devono valutare nella proiezione dei rendimenti associati alle imprese coinvolte nella filiera delle opere pubbliche.
- La necessità di nuovi pareri tecnici e dei confronti con la Commissione europea suggerisce che i flussi di finanziamento potrebbero richiedere garanzie aggiuntive, influenzando la struttura del capitale e la partecipazione di partner internazionali.
- Dal punto di vista macroeconomico, l’avanzamento o l’arresto del progetto avrà un impatto sia sui piani industriali regionali del Sud sia sulla percezione del rischio paese, elementi rilevanti per i bond sovrani e per la valutazione del contesto imprenditoriale italiano.