Federvini fotografa il mercato: bene GDO e spumanti, export in rallentamento

Il comparto italiano di vini, spiriti e aceti si confronta con uno scenario internazionale sempre più complesso, segnato da tensioni commerciali, instabilità geopolitica e nuove dinamiche di consumo. È questo il quadro emerso durante l’Assemblea Generale di Federvini, occasione in cui il Presidente Giacomo Ponti ha delineato le principali sfide del settore, sottolineando al tempo stesso la resilienza delle imprese italiane e il valore strategico del Made in Italy agroalimentare.

Secondo quanto illustrato nel corso dell’incontro, il mercato domestico mostra segnali incoraggianti nella Grande Distribuzione Organizzata (GDO), mentre il fronte internazionale continua a registrare un rallentamento delle esportazioni per i principali Paesi produttori.

La visione di Federvini in un contesto globale complesso

Nel corso dell’assemblea, Giacomo Ponti, Presidente di Federvini, ha evidenziato: “Il 2025 ci ha messo alla prova con un’intensità senza precedenti. Prima i dazi reciproci, poi la loro sospensione, infine l’attuale regime al 10% in vigore fino al24 luglio. Le nostre imprese hanno dimostrato una capacità di adattamento straordinaria. Ora è fondamentale che la ratifica dell’accordo UE-USA si concluda rapidamente: non possiamo pensare di sostituire il mercato americano, ma possiamo e dobbiamo diversificare, innovare, presidiare i tavoli europei con ancora più determinazione. Guardiamo al futuro con fiducia: siamo portatori di un valore strategico – economico, culturale, identitario – che nessun dazio può intaccare.”

Crescono spiriti e aceti nella GDO, stabile il vino

I dati dell’Osservatorio Federvini, realizzato in collaborazione con Nomisma, mostrano un primo trimestre 2026 caratterizzato da andamenti differenziati nella GDO italiana.

Il comparto del vino registra una sostanziale stabilità complessiva: i volumi segnano una lieve flessione (-1%), mentre il valore cresce del +2,2%. A pesare è soprattutto il calo dei vini fermi e frizzanti (-2,4%), compensato però dalla continua espansione degli spumanti, che segnano una crescita dell’8,7%, confermando un trend positivo ormai consolidato.

Performance positiva anche per gli spiriti, che registrano un incremento del 2,9% a volume, sostenuti soprattutto dagli aperitivi alcolici e dalle bevande sodate. Cresce inoltre il comparto del Gin, mentre la Grappa continua a mostrare segnali di debolezza.

Segno positivo anche per gli aceti, che aumentano sia a valore (+2,4%) sia a volume (+1%), grazie in particolare alla crescita dell’aceto di mele e alla tenuta dell’Aceto Balsamico di Modena IGP.

Export in rallentamento per i principali mercati

Lo scenario internazionale continua tuttavia a mostrare elementi di criticità. Nel primo trimestre del 2026 si registra un rallentamento delle esportazioni di vini e spiriti in tutti i principali Paesi produttori, in parallelo con la riduzione della domanda internazionale.

Le importazioni sui dodici mercati globali di riferimento segnano infatti una flessione del 17,1% a valore, con un forte rallentamento negli Stati Uniti (-38,9%), seguiti da Cina (-10,6%) e Canada (-10,5%). In questo contesto, le esportazioni italiane di vino evidenziano un calo del 13,3% a valore, mantenendo comunque una performance relativamente migliore rispetto alla contrazione complessiva della domanda.

Più positivo il quadro per l’export degli spiriti, che nel primo bimestre del 2026 cresce del 5,8%, sostenuto soprattutto dalle esportazioni verso Spagna e Regno Unito.

I consumatori americani restano fedeli ai prodotti italiani

L’analisi condotta da Nomisma su 1.200 consumatori statunitensi evidenzia una forte fedeltà verso i prodotti italiani. Nonostante gli aumenti di prezzo legati ai dazi siano stati percepiti dalla maggior parte degli intervistati, meno del 10% dei consumatori ha dichiarato di aver sostituito prodotti italiani con alternative di altra provenienza.

Anche di fronte all’ipotesi di un rincaro del 20%, una quota significativa di consumatori americani afferma di non voler modificare le proprie abitudini d’acquisto. Il principale elemento distintivo continua a essere la qualità percepita dei prodotti italiani, particolarmente elevata per vino, spirits e Aceto Balsamico di Modena IGP.

Fuori casa: consumi condizionati dal costo della vita

Le evidenze raccolte da TradeLab mostrano un mercato dei consumi fuori casa che nel 2025 ha raggiunto un valore di 102 miliardi di euro, con la ristorazione indipendente a trainare il comparto.

I consumi di vino e liquori risultano fortemente influenzati dal potere di spesa dei consumatori e dalla fascia di ristorazione frequentata. Nei ristoranti di fascia alta, il 55% dei clienti dichiara di consumare sempre vino o bollicine, percentuale che scende al 25% nella fascia media e all’11% in quella bassa.

Emergono inoltre segnali di evoluzione nelle preferenze delle nuove generazioni, con un crescente interesse verso vini biologici, naturali e, in misura più selettiva, prodotti a basso o nullo contenuto alcolico.

Il ruolo di Federvini per il settore

Fondata nel 1917, Federvini rappresenta uno dei principali organismi italiani per la tutela e la rappresentanza dei produttori e importatori di vini, liquori, acquaviti e aceti. La federazione promuove la qualità produttiva, la sostenibilità e il legame con i territori, sostenendo al contempo una cultura del consumo responsabile e della convivialità.

In un contesto internazionale sempre più instabile, il comparto continua quindi a puntare sulla forza del Made in Italy, sulla qualità percepita e sulla capacità delle imprese di adattarsi rapidamente ai cambiamenti del mercato.