L’oro scivola sotto la media mobile a 200 giorni: un barlume di speranza per i rialzisti di Bitcoin

Oro è sceso sotto la media mobile a 200 giorni (200DMA), un indicatore tecnico di lungo periodo seguito da molti investitori. Il superamento al ribasso di questa soglia viene spesso interpretato come un segnale che lo slancio rialzista di fondo si è indebolito e che potrebbe essere in corso una inversione di tendenza più ampia.

Si tratta della prima chiusura sotto la 200DMA per l’oro dallo scorso ottobre 2023: i prezzi sono ora scesi al di sotto dei 4.300 dollari per oncia. Questa flessione segue un rally eccezionale che aveva portato il metallo prezioso da livelli inferiori ai 2.000 dollari l’oncia nell’ottobre 2023 fino al picco record vicino ai 5.600 dollari a gennaio di quest’anno.

Il contesto del rally e la “scommessa sulla svalutazione”

Gran parte della salita dell’oro era stata alimentata dalla cosiddetta scommessa sulla svalutazione, l’ipotesi che l’aumento della spesa pubblica, il crescere del debito e una politica monetaria espansiva avrebbero eroso il potere d’acquisto delle valute fiat, aumentando la domanda per beni rifugio scarsi come l’oro. Quando questo tipo di narrative perde forza, gli asset che ne avevano beneficiato possono risultare particolarmente vulnerabili a rapidi ritracciamenti.

Transizione in territorio da bear market

L’oro è ora ufficialmente entrato in territorio da bear market, avendo perso oltre il 20% rispetto al massimo storico. Oltre al segnale tecnico della 200DMA, la debolezza recente è stata innescata da dati sul lavoro statunitense superiori alle attese, che hanno fatto aumentare le probabilità che la Federal Reserve mantenga una politica restrittiva più a lungo.

Secondo il CME FedWatch Tool, il mercato attribuisce ora una probabilità significativa a un rialzo dei tassi di 25 punti base a dicembre, che porterebbe il range del tasso sui federal funds al 3,75%-4,00%. Tassi più alti aumentano il costo opportunità di detenere asset non fruttiferi come l’oro, contribuendo alla pressione al ribasso sui prezzi.

La situazione di argento e criptovalute

Argento, spesso definito un “oro più volatile” per il suo beta più elevato, sta testando il supporto rappresentato dalla propria 200DMA nei pressi dei 67 dollari per oncia. Un cedimento in questo segmento potrebbe peggiorare la performance dei metalli preziosi in generale, mentre un rimbalzo segnerebbe ancora una volta la sensibilità dell’argento ai movimenti di rischio.

Parallelamente, il rapporto Bitcoin/oro — che misura quante once di oro si possono comprare con un singolo Bitcoin — è salito del 3% nelle ultime 24 ore a 14,72 once, mentre Bitcoin si è ripreso verso i 63.000 dollari. Nonostante il recupero, il rapporto resta circa il 70% sotto il picco di dicembre 2024 vicino a 41 once, segnalando che le criptovalute non hanno (ancora) riconquistato la stessa forza relativa mostrata in passato.

Lo scorso mese il rapporto era stato respinto dalla sua 200DMA, evento che aveva preceduto la discesa del Bitcoin sotto i 60.000 dollari; tuttavia, il livello attuale, superiore ai minimi di febbraio, offre qualche segnale di resilienza per gli investitori in criptovalute.

L’impatto del dollaro e delle condizioni finanziarie globali

Indice del Dollaro USA (DXY) è tornato sopra la soglia dei 100, rafforzando il dollaro e imponendo ulteriore pressione sulle materie prime, sull’oro e sulle criptovalute. Un dollaro più forte restringe le condizioni finanziarie globali, riduce la liquidità e rende gli asset denominati in dollari più cari per gli investitori esteri, elemento che spesso aggrava le flessioni nei mercati dei beni rifugio.

Per gli operatori e i gestori patrimoniali, la combinazione di maggiori probabilità di rialzi dei tassi, un dollaro forte e segnali tecnici deboli suggerisce la necessità di rivedere esposizioni e strategie di diversificazione, valutando strumenti di copertura e alternative a rendimento reale.

Prospettive e scenari possibili

Nel breve periodo, la tenuta dei supporti tecnici — sia per l’oro sia per l’argento — sarà cruciale per stabilire se la correzione proseguirà o se assisteremo a una fase di consolidamento. Sul piano macro, molto dipenderà dalle letture successive sull’occupazione e dall’orientamento della Federal Reserve, così come dall’evoluzione del dollaro e dei rendimenti reali sui titoli di Stato.

Per gli investitori italiani è utile considerare anche l’effetto del cambio euro/dollaro sui prezzi in euro dei metalli preziosi: un dollaro più forte tende a comprimere i movimenti di prezzo convertiti in euro, ma crea anche opportunità relative per chi detiene liquidità in euro se la volatilità aumenta.

In sintesi

  • La rottura della 200DMA per l’oro segnala un cambiamento tecnico che potrebbe accentuare i flussi verso asset a rendimento; gli investitori dovrebbero riconsiderare l’allocazione in metalli preziosi alla luce del nuovo contesto dei tassi.
  • Un dollaro più forte e la prospettiva di ulteriori strette monetarie comprimono il valore relativo delle materie prime: per i portafogli italiani, ciò implica maggiore attenzione al rischio di cambio quando si espongono a asset denominati in dollari.
  • Il comportamento del rapporto Bitcoin/oro indica che le criptovalute mantengono una certa resilienza, ma restano vulnerabili agli stessi fattori macro che influenzano i mercati tradizionali; posizioni speculative richiedono gestione attiva del rischio.
  • Per i gestori patrimoniali la priorità sarà bilanciare protezione del capitale e ricerca di rendimento reale, utilizzando coperture e diversificazione tra classi di attivo per attenuare l’impatto di ulteriori shock su tassi e valuta.


Author: Tony
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