Usai di Anica: il cinema rischia il collasso per l’incertezza sui fondi
- 5 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Il cinema italiano mostra segnali di ripresa ma convive con criticità strutturali. La stagione ha registrato un aumento significativo degli incassi e delle presenze in sala, spinto sia da titoli nazionali sia dall’afflusso dei blockbuster estivi stranieri; i numeri recenti parlano di centinaia di milioni di euro al botteghino e decine di milioni di spettatori, con variazioni percentuali in forte crescita rispetto all’anno precedente.
Dal punto di vista delle produzioni nazionali e delle coproduzioni, gli incassi segnano un incremento che viene attribuito in parte all’effetto di grandi nomi del cinema comico italiano, in particolare all’onda generata da Zalone e dal suo titolo Buen Camino, che hanno trainato l’interesse del pubblico.
Tuttavia la pianificazione industriale per il biennio 2027-2028 è rallentata: il nodo centrale è ancora il tax credit. Il decreto interministeriale, che ha ricevuto il via dal Ministero della Cultura (Mic), è rimasto in attesa di verifiche presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e la Corte dei conti, dilatando i tempi necessari per l’entrata in vigore delle nuove regole.
Alessandro Usai, presidente di Anica, ha dichiarato:
«Il Mic la sua parte l’ha fatta. Il meccanismo si è rallentato altrove. Adesso però inizia a esserci un rischio concreto.»
Usai ha spiegato:
«Conosciamo i contenuti del decreto perché ci sono stati illustrati verbalmente nelle riunioni al ministero della Cultura, però non abbiamo una versione definitiva e siamo in attesa che venga pubblicata.»
Le imprese del settore stanno pertanto procedendo «sulla fiducia»: senza la certezza normativa alcuni progetti rischiano di essere rinviati o ridimensionati. A questa incertezza si aggiunge la sospensione del tax credit distribuzione disposta dal TAR, che ha congelato i finanziamenti destinati ai film usciti a partire dalla metà del 2023 a seguito di ricorsi, creando ulteriori tensioni di cassa per distributori e produttori.
Usai ha aggiunto:
«La battaglia più grossa che stiamo facendo è accelerare la liquidazione dei contributi degli anni passati. In ballo ci sono decine, centinaia di milioni fra tax credit, contributi selettivi e contributi automatici già deliberati e pubblicati che però per vari motivi non diventano mai cassa.»
Perché il ritardo del tax credit pesa sulla filiera
Il tax credit è uno strumento che incentiva la produzione cinematografica attraverso crediti fiscali riconosciuti in relazione alla spesa produttiva e alla qualificazione dei progetti. Quando la disciplina non è chiara o la sua applicazione è sospesa, cala la capacità delle imprese di programmare investimenti, ottenere prefinanziamenti e chiudere coproduzioni internazionali. Questo si ripercuote non solo sui produttori, ma anche sui fornitori tecnici, sui distributori e su una filiera che impiega migliaia di professionisti.
I passaggi di verifica da parte del Mef e della Corte dei conti mirano a garantire la compatibilità finanziaria delle misure con il quadro dei conti pubblici, ma quando si prolungano rischiano di vanificare l’effetto di stimolo che il regime dovrebbe avere. Analogamente, le sentenze dei tribunali amministrativi possono legittimamente sospendere misure contestate, ma l’effetto di blocco sui flussi finanziari richiede soluzioni temporanee per evitare danni sistemici all’industria.
Diverse soluzioni operative potrebbero attenuare l’impatto nel breve termine: accelerare le liquidazioni di somme già deliberate, prevedere anticipazioni transitorie per progetti in fase avanzata, o introdurre meccanismi di garanzia pubblica per facilitare l’accesso al credito. Tutte azioni che richiedono coordinamento tra Mic, Mef e organismi di controllo, oltre a un confronto stabile con le associazioni di settore.
Sul piano economico, il ritorno del pubblico in sala è una buona notizia, ma l’industria rischia di smorzare questo slancio se rimane sospesa l’incertezza regolatoria. La stabilità delle regole fiscali è fondamentale per attrarre investimenti esteri, sostenere le coproduzioni e mantenere viva la capacità produttiva nazionale nei prossimi anni.
In sintesi
- La continuità delle norme sul tax credit è cruciale per la programmazione degli investimenti: ritardi e sospensioni riducono la capacità di attrarre capitali e rallentano progetti con effetti a catena su tutta la filiera.
- La sospensione dei fondi per la distribuzione aumenta il rischio finanziario per le imprese e può comprimere l’offerta di titoli italiani nei circuiti commerciali, con potenziali ricadute sui ricavi delle sale.
- Soluzioni transitorie come anticipazioni o accelerazione delle liquidazioni già deliberate possono limitare l’impatto immediato; tuttavia servono interventi coordinati tra Mic, Mef e gli organismi di controllo per garantire credibilità a medio termine.
- Per gli investitori, il momento richiede attenzione alla qualità dei contratti di produzione e alla solidità delle garanzie finanziarie: la certezza normativa resterà un fattore chiave per decidere nuove allocazioni nel settore audiovisivo italiano.