Perotti lancia l’allarme: la politica ci costringe a frenare lo sviluppo green, Ue intervenga
- 5 Giugno 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Aziende
Sanlorenzo ha sospeso il suo percorso verso la sostenibilità noto come Road to 2030, non per scelta progettuale ma a causa dell’assenza di carburanti rinnovabili e delle infrastrutture necessarie alla loro distribuzione. In occasione della Venice climate week, il patron Massimo Perotti ha lanciato un appello deciso all’Europa e alle istituzioni affinché garantiscano la disponibilità di combustibili alternativi, in particolare metanolo verde e idrogeno, e investano nelle infrastrutture portuali utili alla transizione della nautica di lusso.
La Road to 2030 sospesa
Il piano di innovazione di Sanlorenzo prevedeva yacht sempre più compatibili con l’ambiente, con l’adozione di tecnologie già esistenti come motori B-fuel e fuel cell a metanolo. Tuttavia, i cantieri hanno interrotto la costruzione di nuovi scafi progettati per questi motori perché il mercato per i carburanti rinnovabili non è ancora maturo: mancano produzione e punti di rifornimento distribuiti nei porti del Mediterraneo.
Massimo Perotti ha dichiarato:
“Non ci sto. Possiamo sviluppare tecnologie che riducono significativamente le emissioni, ma senza carburanti verdi e senza le infrastrutture per distribuirli rimaniamo fermi.”
Fattori che hanno bloccato i progetti
Il primo yacht mondiale con fuel cell a metanolo, il 50 steel Almax, è stato lanciato nell’estate 2024, ma la successiva diffusione si è fermata. Progetti industriali che coinvolgevano fornitori come Nanni Industries (generatori a metanolo) e l’importatore italiano di motori Man avevano ricevuto indicazioni per finanziamenti europei mirati alla realizzazione di generatori e motori, oltre a un contributo per la costruzione degli scafi. Oggi però quegli investimenti non si concretizzano perché i clienti non accettano di comprare barche che non sanno dove rifornire.
La produzione mondiale di metanolo da fonti rinnovabili è ancora inferiore all’1% e si concentra in grandi hub come i porti di Rotterdam e Anversa, rendendo incerta una rete di distribuzione sufficiente a servire il Mediterraneo.
La richiesta a Bruxelles
Perotti ha annunciato l’intenzione di consegnare una lettera alla commissaria europea per l’Ambiente, Jessika Roswall, chiedendo interventi coordinati per favorire produzione e distribuzione di carburanti rinnovabili e per sostenere gli investimenti nelle infrastrutture portuali. L’obiettivo è rendere operativo il modello di nautica sostenibile già sul piano tecnologico.
Massimo Perotti ha spiegato:
“Se un armatore riceve la proposta di uno yacht che utilizza per il 70% metanolo green, la reazione è positiva ma la vendita non avviene perché non esiste una rete di rifornimento. Senza politiche pubbliche e investimenti privati coordinati, non possiamo trasformare le soluzioni tecnologiche in prodotti commerciali.”
Contesto internazionale e riflessi sugli investimenti
Negli ultimi 18 mesi la situazione geopolitica ed economica ha modificato l’approccio di alcuni grandi investitori: fondi internazionali che in precedenza avevano sostenuto progetti di sostenibilità hanno ridimensionato l’impegno. BlackRock, citato come esempio, ha cambiato orientamento sulle sue priorità di investimento, rendendo più complesso il reperimento di capitale per iniziative green del settore nautico.
In Italia, però, sono stati compiuti passi avanti regolatori: dopo il lancio del primo 50 metri a fuel cell sono stati definiti protocolli grazie al dialogo tra Sanlorenzo, Confindustria nautica e il Governo. Rimane però la sfida di scalare queste soluzioni a livello mediterraneo, perché una rete regionale di rifornimento è essenziale per i charter e il diporto internazionale.
Implicazioni per la filiera della nautica
L’incertezza sui carburanti alternativi genera effetti a catena: fornitori di componentistica, cantieri e porti ritardano investimenti, mentre i clienti preferiscono soluzioni consolidate come il gasolio. Questo frena l’adozione su larga scala di motori B-fuel e fuel cell e riduce la scala economica necessaria per rendere competitiva la produzione di metanolo verde.
Un’accelerazione politica ed economica sulla produzione locale di carburanti rinnovabili e sulla creazione di hub di distribuzione nel Mediterraneo potrebbe invece creare nuove opportunità industriali: cantieri italiani e fornitori specializzati potrebbero consolidare una filiera a valore aggiunto, aumentando esportazioni e occupazione qualificata.
Proposte operative e ostacoli regolatori
Gli interventi richiesti comprendono incentivi alla produzione di carburanti rinnovabili, meccanismi di de-risking per gli investimenti infrastrutturali nei porti e armonizzazione normativa sul trattamento e la gestione del metanolo e dell’idrogeno a bordo e in banchina. La sicurezza, le procedure doganali e gli standard tecnici devono essere coordinati a livello europeo per permettere una diffusione pratica e sicura.
Senza queste misure, la transizione rischia di rimanere confinata a progetti pilota e a mercati locali, impedendo all’industria nautica europea di capitalizzare sulle tecnologie verdi e sull’interesse di una clientela sempre più sensibile alle tematiche ambientali.
Prospettive per il Mediterraneo
Per ottenere una rete di rifornimento efficace nel Mediterraneo è necessario coinvolgere Stati costieri, operatori portuali e compagnie energetiche. Un approccio multilaterale potrebbe favorire la nascita di corridoi marittimi dotati di infrastrutture per carburanti rinnovabili, riducendo la dipendenza da pochi hub e ampliando il mercato per le soluzioni green prodotte in Italia.
Il tempo resta un fattore critico: più a lungo si rinviano le scelte, maggiore sarà il rischio che capitali e competenze migrino verso settori o paesi più rapidi nell’implementazione delle nuove filiere energetiche.
In sintesi
- La mancanza di produzione e distribuzione di metanolo verde frena la domanda di yacht a basse emissioni e crea incertezza per fornitori e cantieri italiani.
- Una strategia europea coordinata per carburanti alternativi e infrastrutture portuali rappresenta un’opportunità di investimento per l’industria nautica e per le filiere energetiche nazionali.
- Per gli investitori la variabile chiave sarà la capacità degli stati e delle istituzioni europee di ridurre il rischio regolatorio e di mercato, elemento che può sbloccare finanziamenti privati e pubblici.
- Per l’economia italiana, promuovere hub Mediterranei e filiere locali potrebbe tradursi in vantaggi competitivi a lungo termine, aumentando esportazioni e creazione di posti di lavoro specializzati.