Strategia di Saylor (MSTR) vende bitcoin: altre tesorerie crypto continuano ad accumulare

Strategy (MSTR) ha venduto bitcoin per la prima volta da dicembre 2022, smobilizzando circa 2,5 milioni di dollari in token, segnando una rottura della lunga strategia di accumulo che aveva ispirato molte società a imitare il modello del tesoro digitale.

Contesto e svolta

Negli ultimi due anni decine di imprese hanno raccolto capitale tramite aumenti di capitale e emissioni di debito per comprare bitcoin, ether (ETH) e altre criptovalute, cercando di replicare il playbook di Michael Saylor. Per un periodo la strategia ha funzionato: la crescita dei prezzi dei token e i premi a cui quotavano alcune azioni di tesoreria hanno favorito ulteriori acquisti e raccolte.

Tuttavia, dopo il picco dei mercati cripto lo scorso ottobre la situazione è cambiata: la discesa dei prezzi dei token ha fatto scendere molte azioni di tesoreria sotto il valore patrimoniale netto, rendendo più difficoltoso e costoso reperire nuovo capitale. Alcune società hanno cessato gli acquisti, altre sono diventate venditrici; tra queste, Strategy ha interrotto la propria catena di accumulo, annunciando la prima vendita il 1° giugno dopo averla anticipata a maggio.

Chi continua ad accumulare

Nonostante il rallentamento generale, alcune società mantengono l’attitudine all’acquisto. Tra queste figura Bitmine (BMNR), la tesoreria in Ethereum guidata da Tom Lee, che la settimana scorsa ha comprato circa 53 milioni di dollari in ETH e ha accumulato oltre 338.000 token fino a maggio, per un valore approssimativo di 665 milioni di dollari ai prezzi correnti.

Bitmine detiene oltre 5,4 milioni di ETH, risultando il maggiore detentore aziendale del token, ma ha comunicato l’intenzione di rallentare gli acquisti man mano che si avvicina all’obiettivo di possedere il 5% dell’offerta di ETH.

Anche Bit Digital (BTBT), con un orientamento verso Ethereum, è tornata sul mercato a maggio con un acquisto di 20 milioni di dollari in ETH, il primo dall’ottobre precedente.

Tra le società focalizzate su bitcoin, Strive (ASST) ha dichiarato di aver acquisito circa 1.944 BTC a maggio, per un controvalore di circa 150 milioni di dollari, mentre la giapponese Metaplanet ha segnalato l’acquisto di 5.075 BTC all’inizio di aprile.

Un caso particolare è Hyperliquid Strategies (PURR), che ha investito 216 milioni di dollari per comprarsi 7,3 milioni di token HYPE tra dicembre e fine aprile: la forte risalita del prezzo di HYPE ha più che raddoppiato il rendimento di quell’investimento.

Nonostante la vendita recente, Strategy è rimasta una delle fonti più rilevanti di domanda di bitcoin fino a maggio, avendo comprato oltre 25.000 BTC per più di 2 miliardi di dollari nel periodo considerato.

Chi ha venduto o ha cambiato modello

Altre società hanno invece ridotto le proprie esposizioni o abbandonato del tutto il modello della tesoreria in asset digitali. Nakamoto Holdings (NAKA), guidata da David Bailey, ha venduto 284 BTC a marzo, pari a circa il 5% delle sue detenzioni.

Empery Digital ha liquidato 370 BTC in aprile per rimborsare un prestito a scadenza, mentre Genius Group (GNS) ha venduto gli ultimi 84 BTC per ridurre un indebitamento di 8,5 milioni di dollari.

Alcune realtà hanno invece riconvertito il proprio business: Forum Markets, precedentemente nota come ETHZilla, si è orientata verso la tokenizzazione dopo aver venduto circa 114 milioni di dollari in ether, e VivoPower, che inizialmente progettava una tesoreria in XRP, ha virato verso data center e infrastrutture per AI, dismettendo le partecipazioni legate a Ripple e il relativo XRP.

Implicazioni per il mercato

La progressiva riduzione del numero di acquirenti attivi fra le società con tesorerie in cripto aumenta il rischio che il supporto alla domanda istituzionale si concentri su pochi attori. Questo fenomeno può amplificare la volatilità dei prezzi in fasi di stress, perché la scomparsa di un acquirente di riferimento riduce la capacità complessiva del mercato di assorbire vendite significative.

Inoltre, il modello delle tesorerie in asset digitali dipende in larga misura dall’accesso ai mercati dei capitali: quando le azioni di tali società trattano a sconti elevati rispetto al valore dei nodi sottostanti, la raccolta diventa onerosa o impraticabile, interrompendo il ciclo di accumulo. Per gli investitori istituzionali e retail italiani, ciò implica la necessità di valutare la liquidità e il rischio di concentrazione, nonché la solidità patrimoniale delle società che detengono criptovalute nei loro bilanci.

Dal punto di vista regolamentare e macroeconomico, la trasformazione di alcune aziende verso attività non cripto suggerisce una fase di consolidamento del settore: solo le entità con strategie di finanziamento sostenibili e modelli di gestione del rischio adeguati probabilmente sopravvivranno e continueranno a influenzare i prezzi dei token.

Considerazioni operative per investitori

Per chi guarda al mercato dalle prospettive italiane, è importante monitorare non solo i movimenti di prezzo, ma anche le dinamiche di offerta di capitali alle società di tesoreria: cambiamenti nei termini di accesso al credito, nei premi di mercato sulle azioni e nei requisiti normativi possono alterare rapidamente l’equilibrio fra domanda e offerta di criptoasset.

Infine, la diversificazione e una chiara strategia di gestione del rischio restano strumenti essenziali per limitare l’esposizione a oscillazioni brusche legate alle decisioni di acquisto o vendita di grandi soggetti aziendali.

In sintesi

  • L’uscita di Strategy dal regime di accumulo è un segnale che il supporto istituzionale ai prezzi dei token si sta frammentando, aumentando la sensibilità del mercato alle mosse delle poche grandi controparti rimaste.
  • La sostenibilità del modello “tesoreria in cripto” dipende dalla capacità di raccolta di capitale a costi accettabili; se questo canale si restringe, la pressione di vendita potrebbe accentuarsi in fasi ribassiste.
  • Per gli investitori italiani, la lezione principale è la necessità di valutare liquidità, governance e struttura finanziaria delle aziende esposte alle criptovalute, oltre a considerare strategie di diversificazione per contenere la volatilità.


Author: Tony
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