Caporalato al consolato Usa di Milano: arrestato un manager turco
- 31 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Paolo Storari e Mauro Clerici, i pubblici ministeri della Procura di Milano, hanno disposto il fermo per pericolo di fuga di Ulas Demir, indagato nell’inchiesta sul caporalato relativo al restauro e alla costruzione del nuovo Consolato Usa a Milano, connesso all’attività della società americana Caddell Construction Co..
Demir, uno dei dirigenti della branca italiana di Caddell Construction, è stato fermato mentre si trovava all’aeroporto di Orio al Serio. Secondo gli atti, dopo un controllo giudiziario del 29 maggio che aveva evidenziato «numerose violazioni» nel cantiere, in una intercettazione il manager avrebbe manifestato l’intenzione di allontanarsi dall’Italia; il giorno successivo, sempre secondo i pm, avrebbe acquistato un biglietto aereo. Il fermo è scattato mentre cercava di partire con la famiglia in direzione di Istanbul ed è stato tradotto in carcere.
Le accuse
Il 26 maggio la Procura di Milano ha disposto misure di controllo giudiziario d’urgenza per ipotesi di caporalato nei confronti del colosso statunitense Caddell Construction, che ha una seconda sede nella città lombarda. L’indagine riguarda l’impiego, negli ultimi anni, di centinaia di lavoratori provenienti dall’India impiegati nella realizzazione della nuova sede del Consolato degli Stati Uniti in Piazzale Accursio, un progetto la cui consegna è prevista nel 2028 e legato a un contratto stimato in circa 200 milioni di dollari.
Secondo l’accusa, gli operai venivano reclutati dalla casa madre in Alabama tramite la società indiana Dynamic House di Nuova Delhi, alla quale i lavoratori avrebbero dovuto versare approssimativamente 500.000 rupie (circa 5.000 euro) per poter raggiungere il cantiere con la formula del distacco. I pm hanno ricostruito che, una volta in cantiere, gli operai «venivano sfruttati» con retribuzioni «palesemente difformi dalla contrattazione collettiva e notevolmente inferiori alla soglia di povertà».
I pm Paolo Storari e Mauro Clerici hanno scritto:
“Venivano sfruttati con paghe palesemente difformi dalla contrattazione collettiva e notevolmente inferiori alla soglia di povertà.”
I settori sotto la lente
Questa inchiesta si inserisce in un filone più ampio della Procura che ha già indagato fenomeni analoghi in settori come la logistica, la moda, la vigilanza privata e il delivery. Le indagini dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro descrivono un quadro criminale e degradante: lavoratori reperiti a migliaia di chilometri, ricambiati nel giro di pochi mesi, costretti ad accettare condizioni salariali e contrattuali inaccettabili sotto la minaccia del licenziamento o del rimpatrio.
Nel periodo di massimo impiego i pm stimano che siano stati impiegati tra i 450 e i 500 lavoratori, che facevano la spola tra due residence nell’area milanese e il cantiere. Considerando le decurtazioni subite, la paga media effettiva si attesterebbe attorno ai 2 euro l’ora.
Le testimonianze
Un operaio ha dichiarato:
“Sì, il pranzo era fornito dall’azienda, ma dovevo pagare 6,50 euro al giorno. A fine mese ricevevo circa 300-350 euro in contanti da consegnare a un dipendente indiano delle risorse umane della Caddell. Ero costretto a dargli quei soldi perché mi minacciava continuamente.”
Un altro lavoratore ha affermato:
“Ho dovuto firmare altri fogli di cui non capivo il contenuto, ma fui costretto a firmarli.”
Nell’ambito dell’inchiesta è indagata la Caddell per la responsabilità amministrativa degli enti e risulta indagato per caporalato un responsabile dell’impresa, il citato Ulas Demir. Le audizioni dei lavoratori proseguiranno nei giorni successivi: al ritorno degli investigatori per ulteriori verbalizzazioni si sono registrati momenti di tensione con i responsabili aziendali.
Provvedimenti e sviluppi
È stato nominato un amministratore giudiziario con il compito di verificare il rispetto delle condizioni lavorative, regolarizzare i rapporti di lavoro e impedire il perdurare di situazioni di sfruttamento. Spetterà a un giudice per le indagini preliminari convalidare i provvedimenti restrittivi e definire eventuali misure cautelari ulteriori.
Sul piano normativo, l’ipotesi di reato di caporalato è perseguibile penalmente in Italia e le società possono rispondere anche sul piano amministrativo secondo le norme sulla responsabilità degli enti. Le ricadute pratiche includono possibili sospensioni o revoche di appalti pubblici, indagini sui subappalti e aumentata attenzione sui controlli di conformità nella filiera del lavoro, soprattutto per imprese estere con operazioni in territorio italiano.
Sul fronte del progetto del Consolato degli Stati Uniti, l’inchiesta potrebbe determinare ritardi operativi e costi aggiuntivi per l’adeguamento dei rapporti di lavoro e per la gestione della compliance. Le autorità appaltanti e le controllate dovranno esaminare contratti, subappalti e procedure di reclutamento per ridurre il rischio di sanzioni e danni reputazionali.
Implicazioni per il settore e per i lavoratori
L’indagine evidenzia criticità nella governance delle imprese che operano su cantieri complessi e internazionali: dall’applicazione dei contratti collettivi alla trasparenza nelle pratiche di reclutamento internazionale. Per i lavoratori si tratta di una conferma delle vulnerabilità legate a migrazioni lavorative regolate da contratti di distacco e da catene di subappalto spesso opache.
Per le istituzioni italiane l’episodio sottolinea la necessità di rafforzare controlli e collaborazioni internazionali su pratiche di reclutamento, al fine di prevenire lo sfruttamento e tutelare i diritti fondamentali nei cantieri con manodopera straniera.
In sintesi
- Maggiore attenzione regolatoria e controlli sui subappalti potrebbero tradursi in costi di compliance più elevati per le imprese di costruzione, influenzando margini e piani di investimento nel settore edilizio.
- Investitori e committenti internazionali dovranno valutare il rischio reputazionale e legale nelle filiere italiane: la due diligence su procedure di reclutamento e contratti diventerà un fattore critico per l’accesso a nuovi appalti.
- Per il mercato del lavoro locale, un irrigidimento delle verifiche potrebbe favorire forme di occupazione più regolari ma anche temporanei rallentamenti nell’esecuzione dei cantieri, con possibili impatti sui tempi di consegna dei progetti.