Riforma disabilità fa crollare del 13% le domande di invalidità previdenziale nelle province sperimentali
- 30 Maggio 2026
- Posted by: Tony
- Categoria: Economia
Secondo il documento del CIV dell’INPS, nel 2024 l’85,3% delle domande è stato presentato tramite Patronati, mentre nel 2025 la quota si è ridotta all’80%.
Il calo viene collegato alle modifiche introdotte dal d.lgs. n. 62/2024 nelle province coinvolte nella sperimentazione, dove i Patronati sono stati esclusi dalla fase iniziale di richiesta dell’accertamento sanitario. Rimane tuttavia il loro riconoscimento da parte dell’INPS per le attività amministrative necessarie all’erogazione delle prestazioni: secondo dati dell’ente, circa l’88,35% delle informazioni socioeconomiche viene ancora trasmesso attraverso un patronato.
Cigna ha spiegato:
“La riduzione del ruolo dei Patronati può quindi avere prodotto un effetto di freno proprio sulle domande previdenziali di invalidità e inabilità, perché queste prestazioni richiedono una valutazione più complessa rispetto alla sola domanda di invalidità civile.”
Prestazioni previdenziali: trend e numeri
Nel 2024 il totale delle prestazioni previdenziali in materia di invalidità e inabilità in essere è risultato pari a 841.275, in calo rispetto alle 863.241 del 2023. La cifra include i trattamenti relativi al Fondo pensioni lavoratori dipendenti, ai dipendenti pubblici, ai lavoratori autonomi, ai parasubordinati e ad altre gestioni.
Al contrario, il numero di pensioni IVS liquidate per invalidità/inabilità è aumentato, passando da 65.360 nel 2023 a 73.042 nel 2024. Il documento osserva che questo incremento riflette anche l’innalzamento dei requisiti per le uscite anticipate negli ultimi anni, che ha spostato alcune domande verso percorsi di pensionamento ordinario.
Differenze tra province sperimentali e non
Analizzando le nove province interessate alla prima fase sperimentale del d.lgs. n. 62/2024, tra il 2024 e il 2025 si registra una contrazione marcata delle attività: le domande accolte passano da 7.786 a 6.846 (-12,1%), le respinte da 11.255 a 9.444 (-16,1%), le pratiche definite da 20.867 a 18.185 (-12,9%) e le domande pervenute da 20.578 a 17.881 (-13,1%).
Nelle province non coinvolte nella sperimentazione le variazioni sono molto più contenute: le accolte diminuiscono del 2,8%, le respinte del 5,5% e le definite dell’1,9%, mentre le domande pervenute registrano un lieve aumento dell’1%.
Anche il dato nazionale conferma questa dinamica: le domande accolte a livello complessivo scendono del 3,8%, le respinte del 6,6%, le pratiche definite del 3% e le pervenute dello 0,5% — variazioni nettamente inferiori rispetto a quelle osservate nelle province sperimentali.
Impatto amministrativo e ricadute sul sistema
La rimozione dei Patronati dalla fase iniziale dell’accertamento sanitario sembra aver ridotto il flusso di domande, in particolare per prestazioni che richiedono valutazioni cliniche e amministrative più complesse. Questo fenomeno può tradursi in effetti multipli: ritardi nell’accesso alle tutele, variazioni nei tempi di lavorazione delle pratiche e un possibile aumento della domanda di supporto diretto all’INPS o a servizi privati di assistenza.
Per gli uffici dell’INPS la modifica dei percorsi operativi comporta una riallocazione dei carichi di lavoro: se da un lato diminuiscono le prime fasi gestite dai patronati, dall’altro possono aumentare le verifiche e le attività amministrative necessarie per completare le istruttorie. Sul piano politico, la sperimentazione solleva interrogativi sulle conseguenze dell’esternalizzazione dei canali di accesso ai servizi previdenziali e sulle garanzie di equità territoriale.
Possibili sviluppi e raccomandazioni
Per mitigare gli effetti negativi sulla presentazione delle domande, le autorità potrebbero valutare misure correttive quali il rafforzamento dei canali informativi, un supporto amministrativo integrato nelle province sperimentali e il monitoraggio puntuale degli impatti sui tempi di lavorazione. Inoltre, un confronto strutturato con i Patronati e gli operatori sanitari locali potrebbe favorire soluzioni proceduralmente più efficaci e meno disruptive per gli utenti.
In sintesi
- La riduzione dell’uso dei Patronati per la fase iniziale sembra aver creato un’attrito nell’accesso alle prestazioni complesse, con potenziali ripercussioni sui tempi di assistenza e sulla qualità delle istruttorie.
- Gli investimenti in digitalizzazione e in canali diretti di contatto con l’INPS potrebbero essere necessari per compensare la perdita di capacità dei servizi locali e contenere ritardi amministrativi.
- Per i mercati dei servizi alla persona e delle consulenze previdenziali, la modifica dei flussi potrebbe creare nuove opportunità commerciali ma anche aumentare la frammentazione dell’offerta, richiedendo maggiore regolazione e standardizzazione.
- Dal punto di vista economico, un aumento dei tempi di erogazione delle prestazioni può incidere sulla spesa sociale e sui bilanci familiari, rendendo urgente un monitoraggio delle ricadute territoriali e delle categorie più vulnerabili.