Agesci apre alle guide lgbt: via l’orientamento sessuale dai criteri di scelta

Agesci ha stabilito che l’orientamento sessuale e l’identità di genere non possono essere utilizzati come criterio di esclusione per chi richiede di assumere un ruolo educativo all’interno dell’associazione.

Agesci ha approvato un documento intitolato Identità di genere e orientamento sessuale e affettivo, deliberato dal consiglio associativo come atto formale per orientare la prassi delle Comunità capi.

Agesci ha affermato:

“L’orientamento affettivo e l’identità di genere non possono costituire un criterio di esclusione nel discernimento che le Comunità capi sono chiamate ad esercitare quando una persona adulta chiede di entrare in associazione per svolgere un ruolo educativo.”

La pedagogia dell’accoglienza

La decisione si fonda sulla cosiddetta pedagogia dell’accoglienza, concepita come principio educativo che deve guidare la vita quotidiana del servizio scout. Secondo il documento, è indispensabile promuovere percorsi volti al superamento di atteggiamenti omolesbobitransfobici che rappresentano un ostacolo all’inclusione.

Agesci ha spiegato:

“Tali sentimenti costituiscono un ostacolo al riconoscimento, all’inclusione e all’integrazione nei nostri Gruppi, e in tutti i livelli associativi, di capi e capo, ragazzi e ragazze.”

Percorso iniziato nel 2022

Il documento richiama un percorso avviato nel 2022 dal consiglio generale, che aveva affidato all’associazione il mandato di creare spazi di ascolto rivolti a persone Lgbtqia+ — tra capi, adulti e giovani — oltre che alle Comunità capi, alle famiglie e agli organismi territoriali per raccogliere testimonianze e riflessioni.

Le testimonianze

In coerenza con lo stile scout, il cammino è partito dall’ascolto diretto delle persone coinvolte nella vita associativa, riconoscendo nei loro vissuti un elemento fondamentale per costruire pratiche inclusive e sostenibili.

Agesci ha dichiarato:

“Questo cammino è iniziato dall’ascolto delle persone che vivono quotidianamente la vita associativa, riconoscendo nei loro vissuti un punto di partenza imprescindibile.”

La scelta dell’associazione si inserisce in un contesto più ampio di attenzione alle politiche di inclusione nelle organizzazioni giovanili: implica modifiche nelle procedure di selezione, nella formazione dei capi e nella gestione dei rapporti con le famiglie e le istituzioni locali.

Dal punto di vista istituzionale, la posizione richiama l’attenzione alle normative nazionali e sovranazionali che vietano discriminazioni e promuovono l’uguaglianza, e pone l’accento sulla necessità di bilanciare valori associativi, identità culturali e diritti individuali nella pratica educativa.

La decisione potrebbe stimolare dibattiti pubblici e riflessioni all’interno del mondo cattolico e delle organizzazioni giovanili, ma l’associazione sottolinea la volontà di procedere attraverso il dialogo, la formazione e l’accompagnamento delle Comunità capi nel loro processo decisionale.

In sintesi

  • L’adozione di una linea inclusiva può influenzare i flussi di finanziamento e le partnership di organizzazioni giovanili, rendendo più rilevanti per i donatori le politiche di diversity e compliance rispetto agli standard europei.
  • Per il mercato del lavoro nel settore educativo, una maggiore apertura può tradursi in ampliamento delle risorse umane disponibili e in necessità di investire nella formazione continua per gestire contesti eterogenei.
  • Dal punto di vista degli investimenti sociali, iniziative di inclusione ben strutturate possono aumentare la capacità delle associazioni di attrarre fondi pubblici e privati destinati a progetti di coesione sociale e prevenzione dell’esclusione.


Author: Tony
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